Gente di montagna

Jon Krakauer

“Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura.”

Jon Krakauer

Scrittore e alpinista americano Jon Krakauer è divenuto internazionalmente celebre grazie a due volumi di grande impatto mediatico: Into the Wild, dove racconta la storia vera di Christopher McCandless (anche noto come Alexander Supertramp); e Aria sottile, dove riporta la sua versione dei fatti riguardo la grande tragedia accorsa all’Everest nel 1996 di cui è stato anche protagonista.

La vita

Krakauer nasce il 12 aprile 1954 a Brookline (Massachusetts), terzogenito in una famiglia di cinque figli. Sua mamma, Carol Ann ha origini scandinave ed è Unitaria (movimento religioso nato all’interno del cristianesimo protestante che rifiuta l’idea di Trinità) mentre il papà Lewis Joseph è ebreo. È lui a introdurlo alla montagna, avvicinandolo all’alpinismo fin da giovanissimo.

Quando ha due anni si trasferisce con la famiglia a Corvallis, una popolosa città dell’Oregon, dove si appassiona al tennis che pratica a livello agonistico; e dove rimane fino all’età adulta. Dopo il diploma ritorna in Massachusetts per frequentare l’università. Si laurea nel 1976 in Scienze Naturali.

Nel 1977 conosce la climber Linda Mariam Moore con cui si sposta nel 1980.

La scrittura

Prima di diventare un celebre scrittore Krakauer divideva la sua giornata lavorativa tra giornalismo e lavori da carpentiere e pescatore. Solo nel 1983 riesce a rinunciare agli altri lavori per dedicarsi totalmente all’attività letteraria che l’ha portato, nel corso degli anni, a scrivere per diverse testate. Suoi articoli sono comparsi su Playboy, sul National Geographic, su Rolling Stone e su Architectural Digest. Gli scritti per cui è maggiormente noto sono i racconti di avventura e alpinismo apparsi sulla rivista Outside magazine. Qui trova posto il primo racconto sulla tragedia dell’Everest nel 1996.

Il suo primo libro, Into the Wild, lo trasportò tra i migliori scrittori d’avventura di sempre. Grazie invece ad Aria Sottile ottenne riconoscimenti di altissimo livello in ambito letterario. Il New York Times lo pose al primo posto tra i bestseller di saggistica e venne inserito nella lista dei tre finalisti della sezione saggistica del Premio Pulitzer del 1998.

Nel 2003 un nuovo successo grazie al volume In nome del cielo che lo trasporta al terzo posto tra gli scrittori di saggistica. Per questo titolo, che racconta alcuni estremismi del credo religioso, Krakauer è stato fortemente criticato dalla chiesa mormone.

I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue e hanno ispirato film di successo.

L’alpinismo

La passione per l’alpinismo è quella che accompagna Krakauer per tutta la vita. Il giornalista dedica a questa molto del suo tempo libero, ma anche buona parte del suo lavoro. Nel 1974, ancora studente, si reca in Alaska con un gruppo di amici dove scala alcune cime degli Arrigetch Peaks, aspre guglie granitiche posizionate nell’area centrale del Paese. Una vera e propria avventura esplorativa che offre a Jon la possibilità di pubblicare il suo primo articolo. Al rientro dall’esperienza viene infatti invitato dall’American Alpine Journal a raccontare quanto vissuto.

Dopo aver terminato gli studi universitari ritorna in Alaska, questa volta da solo. Si muove per tre settimane tra le vette del ghiacciaio di Stikine e scala la cresta est della difficile Devils Thumb (2767 m). Segue la via dei primi salitori (Fred Beckey, Clifford Schmidtke e Bob Craig), racconterà poi questa esperienza nel libro Into the Wild. Si tratta della prima ripetizione e della seconda salita in assoluto alla montagna.

Dal Nord America si sposta, nel 1992, in Sud America dove scala il Cerro Torre. Nel 1996 partecipa poi a una spedizione commerciale diretta all’Everest. Sarebbe dovuta essere una normale esperienza alpinistica sul tetto del mondo, ma si è trasformata in una delle più grandi tragedie dell’alpinismo. La sua spedizione viene bloccata sulla montagna da una violenta tempesta. Krakauer, insieme ai suoi compagni, riesce a raggiungere la cima della montagna e a ritornare al campo 4. Durante la discesa perdono però la vita 4 dei suoi compagni, tra cui il capospedizione Rob Hall. In totale saranno 8 gli alpinisti a morire sulla montagna.

Un primo ricordo di questa esperienza viene pubblicato da jon sulla rivista Outside per poi uscire nel 1997 con il libro Aria Sottile (che avrebbe ispirato il film Everest). La pubblicazione di questo volume non è stata scevra di polemiche, soprattutto da parte degli altri protagonisti. Uno tra tutti, lo scalatore kazako Anatolij Bukreev, ha respinto con veemenza le dichiarazioni contenute nel volume di Krakauer riguardo la successione e la responsabilità degli accadimenti avvenuti sulla montagna tra il 10 e l’11 maggio 1996. In particolare Krakauer accusa Bukreev di non aver svolto professionalmente e fino in fondo il suo lavoro di guida sulla montagna. Per confutare queste Anatolij ha prodotto un suo libro basato su articoli giornalistici e diari personali.

Libri

  • Nelle terre estreme. Storia di una fuga dalla civiltà, Rizzoli, 1997
  • Aria sottile, Corbaccio, 1998
  • Il silenzio del vento, Corbaccio, 1999
  • In nome del cielo. Una storia di fede violenta, Corbaccio, 2003
  • Dove gli uomini diventano eroi, Corbaccio, 2010
  • Senza consenso, Corbaccio, 2016
  • Estremi. Dall’Everest al Pacifico: avventure di uomini straordinari, Corbaccio, 2018

“l’Everest ha sempre attirato come una calamita ciarlatani, cacciatori di pubblicità, inguaribili romantici e altri individui con una presa non troppo salda sulla realtà.”

Jon Krakauer

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2 Commenti

  1. Per quanto mi riguarda nella faccenda dell’Everest, si è posto come spesso fanno gli Americani, al di sopra di tutti e tutto, credendo di avere sempre ragione. Anatolij Bukreev è un vero Alpinista Kazako duro e puro che non si meritava la m…. che Krakauer gli ha riservato, dopo quel libro come scrittore ha perso ogni credibilità, almeno per me.

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