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Sergi Mingote a caccia dei 14 Ottomila in 1000 giorni. Si parte dal Dhaulagiri

sergi mingote, dhaulagiriIl team “14*1000” di Sergi Mingote – Foto FB @Sergi Mingote 3 x 8000 Solidarity Project

Sergi Mingote ripartirà il prossimo 14 settembre alla volta del Nepal, con un nuovo progetto fresco di presentazione dal titolo “14*1000”. Quattordici Ottomila in 1000 giorni.

Prima tappa: Dhaulagiri. 

Una partenza che arriva a due mesi appena dal completamento del progetto “3*2* 8000”. Vediamo di non perderci con le cifre.

Dal 2018 a caccia di Ottomila

Il progetto “3 *2* 8000”, iniziato nel luglio 2018 con la salita del Broad Peak, prevedeva la salita di 6 Ottomila in un anno, tra cui i 3 più alti del Pianeta (3 * 8000). Rigorosamente senza ossigeno supplementare. La salita di Everest, K2 e Kangchenjunga in massimo 356 giorni avrebbe potuto consentire a Mingote di battere il record attuale detenuto da  Silvio Mondinelli, uno dei salitori dei 14 Ottomila, che scalò le tre vette più alte della terra in 3 anni e 74 giorni.

Il K2 è stato salito dal catalano nel luglio 2018, una settimana dopo il Broad Peak. A seguire, nel settembre 2018, ha completato con successo la salita del Manaslu. A maggio 2019 è partito alla volta di Lhotse e Everest. La prima vetta è stata raggiunta, la seconda no. A causa del trauma legato alla morte del bulgaro Ivan Yuriev Tomov, e alla stanchezza fisica accumulata nell’ascesa del Lhotse, Sergi ha abbandonato il proposito di scalare la vetta più alta del Pianeta. E con essa ha dovuto necessariamente rinunciare al progetto “3*8000”.

A questo punto si è concentrato sul numero 6, traguardo raggiunto lo scorso luglio con la salita di Nanga ParbatGasherbrum II.

Quest’ultimo vertice raggiunto il 18 luglio in compagnia di Denis Urubko, Marco Confortola e Ali Durani.

Il nuovo progetto “14*1000”

Torniamo al nuovo progetto. 1000 giorni si possono arrotondare a 3 anni. Una scadenza massima per Mingote entro cui portare a completamento la salita di tutti gli Ottomila himalayani. Senza ossigeno supplementare.

1000 giorni a partire da quando? Dal momento in cui ha divulgato la notizia durante una conferenza svolta a Barcellona il 6 settembre? Si ricomincia da zero? Ebbene no.

Il day 1 è da considerarsi quello del raggiungimento della vetta del Broad Peak: 16 luglio 2018. Le cose si complicano. Da 1000 passiamo a 600 giorni.

“14*1000” va quindi a inserirsi e completare il “3*2*8000”. Ciò significa che Mingote non dovrà salire 14 Ottomila ma 8. Arriviamo dunque a “8*600”.

Prima tappa: Dhaulagiri

Una cifra inferiore di vette ma anche di giorni. Motivo per cui il catalano partirà a breve alla volta del Nepal, puntando al Dhaulagiri. Insieme a lui l’italiano Mattia Conte, gli spagnoli Jesus Cordelles e Agustin Abanades e il brasiliano Moeses Fiamoncini.

Sul Dhaulagiri, come segnalato con emozione da Fiamoncini in un post Instagram, il team incontrerà la squadra di Carlos Soria, al suo decimo tentativo di salita sulla Dama Bianca, e quella di Sophie Lavaud, alla ricerca del suo dodicesimo Ottomila.

L’alpinista brasiliano è partito in anticipo e ha già lasciato Pokhara. Il Dhaulagiri si inserisce infatti nell’ambito del suo progetto di salita dei 14 Ottomila in 2 anni, senza ossigeno supplementare. Nel suo palmares troviamo K2 e Nanga Parbat, saliti in 22 giorni nel mese di luglio, preceduti nel maggio 2019 dall’Everest“Ma lì ho iniziato a usare l’ossigeno a 8.300 m”, ci racconta.

Per poco gli è sfuggita anche la vetta del Lhotse quest’anno: “Ero da solo e senza sherpa fino a 8.300 m poi il meteo ha iniziato a peggiorare e ho deciso di scendere”.

Sul Dhaulagiri avrà come compagno di cordata il cileno Juan Pablo Mohr, una coppia già rodata sull’Everest. Juan Pablo ha salito quest’anno senza ossigeno Everest e Lhotse. Condivideranno dunque la via di salita con Sergi, Mattia, Jesus e Agustin per portare a casa il terzo Ottomila (completamente senza ossigeno supplementare) del 2019.

 

 

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Vamos con los que tienen sueños y los persiguen 🙌 @carlossoriafontan @vanessaestol @14dawa @tashi8848m

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Terminata la spedizione sul Dhaulagiri, Sergi Mingote ha intenzione di salire Annapurna e Kangchenjunga (primavera 2020), Gasherbrum I (estate 2020), Shishapangma e Cho Oyu (autunno 2002) e per finire Makalu e Everest (primavera 2021).

L’incognita Shishapangma – Cho Oyu

Al di là delle  difficoltà insite in ogni progetto che preveda il raggiungimento di un record, ovvero i tempi ristretti e le incertezze meteo che potrebbero alterare i programmi, ci sarà una difficoltà maggiore da fronteggiare. La salita di Shishapangma e Cho Oyu risulterà possibile soltanto qualora le autorità cinese-tibetane consentiranno nell’autunno dell’anno venturo permessi di salita.

Per quest’anno è previsto un divieto di salita sullo Shishapangma, che potrebbe bloccare il “Project Possible” di Nirmal Purja a poche vette dall’arrivo. Quasi da sottintendere le eventuali difficoltà che Sergi si troverà a fronteggiare sull’Everest, a causa delle code primaverili. La montagna più alta del Pianeta verrà salita dal versante Nord, “lungo una via che conosco bene” ha dichiarato Mingote, che ha già raggiunto la vetta dell’Everest nel 2001 da Nord e nel 2003 da Sud.

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