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Alta quota, Primo Piano

Nanga Parbat, dopo la vetta Nirmal Purja e Sergi Mingote lasciano il CB a caccia di nuovi Ottomila

Il 3 luglio Nirmal Purja era in vetta al Nanga Parbat. La conferma ufficiale arriva direttamente dall’ex Gurkha che, dopo settimane di silenzio sui canali social (inficiate dalle dichiarazione sfuggita a Sergi Mingote), è tornato a parlare del suo “Project Possible”. E lo fa ancora una volta con una citazione letteraria, scegliendo i versi di “Invictus”, poesia dell’autore inglese William Ernest Henley. “Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima”, dice Nirmal attraverso le parole di Henley, sottolineando ancora una volta che non ci siano difficoltà sufficienti da portarlo ad abbandonare i suoi propositi.

Purja è al momento giunto esattamente a metà del suo percorso, con 7 Ottomila saliti in soli 3 mesi (Annapurna, Daulaghiri, Kangchenjunga, Lhotse, Everest, Makalu e Nanga Parbat) e nei prossimi 2 mesi dovrà completare la salita di altre 4 vette (Broad Peak, Gasherbrum I, Gasherbrum II e K2). In questo momento è già diretto al suo prossimo obiettivo: i Gasherbrum. 

Altro alpinista che ha lasciato il campo base del Nanga per correre dietro al suo ambizioso progetto di scalare 6 Ottomila in un anno è Sergi Mingote, partito alla volta dei Gasherbrum per tentarne un concatenamento insieme a Mattia Conte, che sul Nanga ha completato il suo percorso di acclimatazione. Qualora riuscisse nell’intento, il suo obiettivo sarebbe più che raggiunto, con 7 Ottomila conquistati in un anno senza ossigeno supplementare. “Ora più che mai tocca sognare in grande”, ha dichiarato sui suoi canali social alla vigilia della partenza.

Mentre i due team si dirigono verso le reciproche mete, andiamo a scoprire come abbiano vissuto la salita in vetta alla montagna nuda.

Il racconto di Nirmal Purja

In una intervista rilasciata al quotidiano The Himalayan Times una volta tornato al campo base del Nanga Parbat, Nirmal ha dichiarato di aver raggiunto la vetta con altri 5 membri del suo team: Mingma David Sherpa, Lakpa dendi Sherpa, Walung Dorje Sherpa, Galjen Sherpa e Stefi Troguet (accolta in squadra dopo che Ali Sadpara, sua guida ufficiale, ha dovuto rinunciare alla salita per alcuni congelamenti).

“Il team del “Project Possible” ha aperto la via da Campo 3 alla vetta”, racconta Nirmal aggiungendo che a Sergi Mingote vada il merito di aver aperto 150 metri di via al di sopra di C2 e ai georgiani Archil Badriashvili e Giorgi Tepnadze di aver attrezzato il tratto restante fino al C3. Da quanto risulta, la via fino a campo 3 è stata attrezzata anche da Cala Cimenti e dai russi Vitaly Lazo e Anton Pugovkin. “Il nostro successo è prova del fatto che gli alpinisti nepalesi possano svolgere un ruolo da leader in alta quota”, ha concluso con orgoglio, ricordando le vie attrezzate dalla sua squadra nel corso della primavera sull’Annapurna e il Daulaghiri e delle operazioni di soccorso condotte su Annapurna e Kangchenjunga. “Ci hanno anche detto che se noi del “Project Possible” non fossimo stati lì, salire in vetta sarebbe stato impossibile”.

Anche Purja si lascia andare a congratulazioni al di fuori del suo staff, nello specifico sottolineando la grande impresa sugli sci del francese Boris Langenstein, autore di “una discesa da record sugli sci dalla vetta della montagna”. In realtà, al pari di Cala Cimenti, Langenstein ha calzato gli sci a 8.080 metri di quota.

Il team carico di energie si dichiara pronto a proseguire per portare a termine con successo la seconda parte del progetto nei mesi estivi, e poi la terza e ultima che li vedrà impegnati da settembre nella salita di Manaslu, Cho Oyu e Sishapangma, in una corsa contro il tempo che terminerà a novembre 2019.

Il racconto di Sergi Mingote

A differenza di Nirmal, Sergi Mingote ha consentito ai follower di seguirlo passo passo nell’ascesa del Nanga, grazie sia i quotidiani aggiornamenti curati dalla moglie Miriam e dalla figlia Jùlia e alla disponibilità del live tracking. Il racconto della vetta è comparso sul suo profilo Facebook a 2 giorni dal rientro al campo base.

“Che vi dico della salita! Bella montagna, dura, esigente, che non regala nulla”, così Mingote sintetizza l’esperienza sul Nanga, iniziata come avventura a due, in compagnia di Mattia Conte, e terminata con l’arrivo in vetta al fianco di Moeses Fiamonicini, con il quale è salito in cordata lungo la “variante Sadpara”, già percorsa da Ali Sadpara durante la prima salita invernale. “Direi che per me sia stata una delle imprese più dure mai realizzate accanto alla discesa dal K2”, aggiunge Mingote. Una salita che, tiene a sottolineare, è stata pulita, esempio di un alpinismo romantico, perché “esiste anche altro al di là dell’Everest”.

Un alpinismo sentimentale quello di Mingote, privo di competizione, al punto da parlare di Moeses Fiamoncini, Cala Cimenti e Steffi Troguet, con i quali si è trovato a condividere le pendici di questo Ottomila, in termini di amicizia. “Voglio anche congratularmi con tre amici per la loro fantastica vetta. Moeses, è stato fantastico stare in cordata con te, grazie mille. “Cala” Cimenti, ci siamo ritrovati dopo molti anni su una montagna ed è stato un piacere. E Steffi Troguet, una alpinista e sciatrice di Andorra al suo primo Ottomila. Devo dire che sono molto contento dell’esempio di lavoro di squadra che abbiamo dato collettivamente. È vero che eravamo meno di 15 alpinisti quest’anno. Ma abbiamo combattuto tutti insieme inseguendo lo stesso sogno e nella maggior parte ce l’abbiamo fatta!”

 

 

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2 Comments

  1. Vi prego, vi scongiuro, smettete di riferirvi a lui come “EX GURKHA”, ogni articolo riguardante Nirmal Purja è condito da quell’aggettivo. Capisco all’inizio del suo progetto quando non era conosciutissimo ed era un buon modo per inquadrare chi fosse, ma ormai è diventato persino stucchevole.
    Chiamatelo Alpinista, non “ex gurkha”, abbiamo capito che lo è stato ma ribadirlo non aumenta il taglio “esotico” dell’articolo. Adoro montagna.tv, però quando vedo quell’aggettivo vado fuori di testa! Con simpatia eh! 😀

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