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Cory Richards e Esteban Mena. In primavera una nuova via sulla Nord dell’Everest

Cory Richards, Esteban Mena, Everest, parete Nord, stile alpinoCory Richards in acclimatamento sull’Everest (2016) – Foto FB @Cory Richards

Per la primavera in arrivo gli alpinisti Cory Richards e Esteban “Topo” Mena hanno annunciato di voler tentare l’apertura di una nuova via sulla parete Nord dell’Everest.

Stando alle dichiarazioni dello storico di alpinismo Jochen Hemmleb, l’ultima apertura di una nuova via sulla montagna più alta del Pianeta risale al 2009 (via coreana sul lato sinistro della parete Sud Ovest). L’anno successivo invece Gerlinde Kaltenbrunner è stata la prima a scalare il Colle Nord da Ovest, proseguendo poi fino in vetta.

La linea scelta da Richards e Mena corre lungo la parete Nord, partendo in maniera diretta dal campo base avanzato ed è già stata tentata in precedenza senza successo.

Si tratterebbe infatti dello stesso percorso lungo il quale si erano avventurati Raphael Slawinski, David Goettler e Daniel Bartsch nel 2015, tentativo interrotto a causa del terremoto, con possibili variazioni a  seconda delle condizioni cui si troveranno di fronte. Se la neve risulterà troppo instabile potrebbero scegliere come opzione il contrafforte che separa i due canali principali. “Il couloir è il nostro obiettivo principale ma in caso di necessità ci adatteremo” – ha dichiarato Richards.

Una salita che verrà effettuata in puro stile alpino senza ossigeno supplementare, una scelta quasi obbligata per due alpinisti che alle loro spalle hanno entrambi una salita della montagna più alta della Terra compiuta senza l’ausilio dell’ossigeno.

Richards dal canto suo è stato il primo americano a completare una invernale su un Ottomila all’età di 29 anni. La sua ascesa del Gasherbrum II è stata poi raccontata nel film Cold. Nel 2016 ha per l’appunto salito l’Everest senza ossigeno supplementare.

Mena a 28 anni è diventato il più giovane a scalare la parete sud dell’Aconcagua. Ha inoltre salito il Manaslu e l’Everest senza ossigeno supplementare. Nel 2018 è arrivato in 30 giorni in vetta sia al Cho Oyu che nuovamente all’Everest accompagnando dei clienti. Inoltre ha aperto nuove vie in Kirghizistan e in Cina, ricevendo anche una nomination ai Piolet D’Or per la sua salita del Kyzyl Asker.

Cory Richards non si è detto perplesso di fronte al lungo periodo di tempo trascorso senza che altri alpinisti siano stati in grado di aprire nuove vie, sottolineando che le motivazioni alla base di tale lasso di tempo possano essere molteplici, alcune anche allarmanti ma che l’obiettivo della spedizione sarà portare a termine una esperienza straordinaria, partendo con un mood molto rilassato. Si affronterà la spedizione con un “cauto ottimismo”, determinato dalle osservazioni che hanno avuto modo di fare nel corso degli anni sull’Everest, in relazione al couloir, ai venti e al meteo, ai movimenti della neve.

Qualche perplessità in merito al fatto che la via identificata sia effettivamente ancora da aprire giunge dal sito russianclimb.com che riporta di una salita lungo la parete Nord dell’Everest portata a compimento con successo il 31 maggio 2004.

Alle 10-00 Pavel Shabaline, Iljas Tukhvatullin and Andrew Mariev hanno raggiunto la cima dell’Everest attraverso una nuova via che corre al centro della parete nord” – si legge chiaramente nel report della “Russian Everest Expedition Central North Wall Spring 2004”, spedizione internazionale russa patrocinata dalla Russian Mountaineering Federation, composta da quattro gruppi d’azione capitanati rispettivamente da Shabaline, Koshelenko, Kuznetsov e Ermachek. Secondo le dichiarazioni di Eugeny Vinogradski, componente del team di Kuznetsov, “la via corre al centro della parete, un po’ a sinistra della cascata di ghiaccio”.

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