Alpinismo

Ancora un 8.000 per il basco dei record

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VITORIA-GASTEIZ, Paesi Baschi – Il suo nome è Juanito Oiarzabal ed è una leggenda vivente dell’alpinismo. Uno dei tredici uomini che hanno scalato tutti e 14 gli Ottomila della terra. E presto un’altra avventura, gli 8.505 metri del Yalung Kang, una vetta “minore” del Kanchenjonga. In caso di vittoria, per il basco, sarà questa la cima oltre gli 8.000 metri numero 22.

Lo Yalung Kang è una vetta difficile, con punti molto esposti, alto rischio di valanghe e instabilità dei seracchi. La storia delle sue ascensioni è costellata di finali tristi, tra cui quello dei Benoit Chamoux nel 1995 mentre cercava di completare i suoi 14 ottomila.

Il Kangchenjonga, la cui cima principale misura 8.586 metri, è la terza montagna della Terra esorge all’estremo oriente della catena Himalayana, al confine fra il Nepal e lo stato indiano del Sikkim.

L’origine del suo nome è controversa, ma la versione più accreditata gli vede attribuire il significato di "cinque tesori della grande neve", riferendosi alle cinque cime che compongono il massiccio.

La squadra partira a fine mese e sarà formata da Juan Vallejo, da anni suo abituale compagno di cordata, Ferrán Latorre e Josu Bereciartua. Con Vallejo e Ferrán, Juanito ha già scalato l’Annapurna nel 2002. Ferrán fu protagonista nel 2004 di un grande gesto di altruismo. Sacrificò il proprio tentativo alla vetta del K2 per cercare Juanito che si era perso durante la discesa dalla cima. Lo trovò la mattina successiva alla scomparsa e lo aiutò a tornare al campo.

La disavventura mise in pericolo la vita di Juanito si, ma lui, forte come la roccia che scala da decenni, si rimise in piedi in tempo record, pur perdendo tutte le dita dei piedi a causa dei congelamenti. Nell’estate del 2005 ancora non poteva reggersi sulle gambe, ma pochi mesi dopo era in vetta all’Aconcagua, la cima più alta delle Ande.

Anche il veterano Josu Bereciartúa ha condiviso con Juanito molte spedizioni. Inoltre tentò la vetta del Yalung Kang, nel ’98. Ma venne colpito da una pietra in prossimità della vetta e dovette ritirarsi insieme ad un altro compagno, mentre Venancio Irureta arrivava in vetta da solo.

Juanito, da parte sua, conserva brutti ricordi del Kangchenjunga. Prima di raggiungere la cima nel 1996, aveva già effettuato due tentativi e durante uno di questi fu quasi ucciso dalla tormenta. Non resta che augurargli un grosso in bocca al lupo.

Sara Sottocornola

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