Alpinismo

Mondinelli: troppe chiacchiere e vanagloria

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ALAGNA VALSESIA, Vercelli — "Agostino è stato fin troppo buono. Tante persone hanno chiacchierato più del dovuto. Persone che se io dovessi raccontare per filo e per segno cosa gli ho visto fare in passato, si vergognerebbero". E’ drastico Silvio "Gnaro" Mondinelli, nel suo commento allo sfogo di Agostino Da Polenza dopo gli eventi e le polemiche dell’estate himlayana. Ecco la sua opinione in quest’intervista, fatta a pochi giorni dalla partenza della nuova spedizione che lo vedrà impegnato sulle pareti del Baruntse, uno splendido picco di 7.220 metri nel Nepal orientale.

Mondinelli, di nuovo in partenza?
Sì, vado a fare un giretto in Nepal con degli amici che mi hanno invitato a salire il Baruntse. Visto che  avevo ancora qualche giorno di ferie dopo il Nanga Parbat, ho deciso di seguirli. A dir la verità a quest’ora  dovevo essere già in India con la spedizione della Finanza, ma in questi mesi sono cambiate tante cose e  purtroppo non sono riuscito a organizzarmi. Volevo fare un anno sabbatico, dopo i 14 ottomila e la spedizione  Share Everest, ma non ci sono riuscito…
 
Che montagna è il Baruntse?
Non ci sono mai stato, ma mi sono fatto mandare delle foto da Simone Moro, mi sembra davvero una bella  montagna. La spedizione è stata organizzata dal mio vecchio amico Alberto Magliano, che era con me al Cho Oyu.  Poteva dirmi "andiamo al mare" e invece… eccoci di nuovo verso l’Himalaya.  Comunque vada, sono contento di  partire: mi diverto sugli ottomila ma anche sulle montagne più basse. In questi mesi mi sono preparato, e ora  sono pronto alla nuova salita.
 
Com’è la stagione autunnale in Himlaya?
A dir la verità io la preferisco alla primavera. I miei primi ottomila li ho fatti proprio d’autunno. Ci sono  colori più belli. Fa un po’ più freddo, c’è forse un po’ più di vento, ma le giornate sono più giuste, più  limpide. Al di là della stagione, ho proprio voglia di tornare laggiù, ho voglia di vedere la nostra scuola,  l’ospedale. Insomma, mi manca già il Nepal.
 
L’ultima volta che sei partito, era per andare al Nanga Parbat per la missione di soccorso. Pochi giorni fa Agostino Da Polenza ha fatto "outing" sulle polemiche che ne sono seguite. Cosa ne pensi?
Penso che Agostino certe volte è troppo buono. Tante persone hanno chiacchierato fin troppo. Persone che se io  dovessi raccontare per filo e per segno cosa gli ho visto fare in passato, si vergognerebbero. Io ho fatto  soccorso in quota tante volte, certi personaggi che parlano sui giornali erano allo stesso campo base e non  hanno mosso un dito. Non mi vanto di aver soccorso delle persone, ma se mi pestano i piedi so difendermi e  certe cose le tiro fuori. Però non mi piace fare nomi e cognomi di chi non è presente. Mi limito a dire che  secondo me, è inutile chiacchierare se hai dietro un passato "nuvoloso". Prima di tutto bisogenerebbe  comportarsi bene.
 
Intendi per i soccorsi?
Intendo soprattutto nell’essere onesti. Un altro esempio. Io ho rifatto la cima del Lhotse pagando il permesso  per quattro volte, perchè la prima non avevo toccato la vetta. Mancavano otto minuti di cammino, soltanto  otto. Ma non ho detto che l’avevo fatta. Mi dispiace, comunque, che si parli di alpinismo sempre in polemica.  E mi dispiace che si attacchi Agostino. Chi sta a casa sua, senza far niente, non sbaglia mai, critica e non  gli va mai bene niente. Agostino invece ha avuto il coraggio di fare certe cose, ben vengano persone così.  Adesso lui dice che non aiuterà più nessuno, ma io sono sicuro che se dovessi aver bisogno, verrebbe a  prendermi su qualsiasi montagna.
 
Doveva star zitto, quindi, chi ha criticato i soccorsi?
Per carità, è giusto criticare. Ma devono essere polemiche costruttive e non vecchi rancori, voglia di finire  in prima pagina o altre cose.
 
Cosa ti ha dato più fastidio, le polemiche di alcuni alpinisti o quelle sulla stampa?
I giornalisti devono vendere. Molti sono brave persone e se non ci fossero loro non si parlerebbe nemmeno di  montagna, però è inutile continuare a buttare benzina sulla polemica. Bisogna essere costruttivi, non cattivi.  Oggi, con Internet, uno può raccontare una balla e in 2 secondi lo sa tutto il mondo, poi diventa difficile  controbattere. Gli alpinisti, invece, prima di parlare dovrebbero farsi l’esame di coscienza: ma io in questi  anni in Himalaya mi sono comportato bene? Poi, possono chiacchierare. Mi è piaciuta una cosa che ha detto  Agostino: tanti che fanno gli ambientalisti hanno anche loro il telefonino, la macchina, prendono la funivia e  usano roba che fanno in paesi dove sfruttano i bambini. Bisogna stare attenti. Giudicare, parlare è facile ma  bisogna stare coi piedi per terra.
 
Maurizio Gallo ha detto basta con l’alpinismo eroico…
Anche lui è stato fin troppo soft. Ma mi è piaciuto quello che ha detto. Ho avuto a che fare con lui  quest’anno al Nanga Parbat e mi è sembrata una delle persone più serie che ho trovato in Himalaya, davvero una  bella persona. Per quanto riguarda l’eroismo, sicuramente non esiste più. Gli eroi erano nei miti greci e  romani… Per il resto, l’alpinismo attraversa periodi diversi e gli alpinisti preferiscono cose diverse in  diversi momenti della vita.
 
Cosa vedi nel futuro dell’alpinismo?
Sono una persona positiva, e vedo del bene. Basta pensare a Jean Troillet, è uno degli alpinisti che ammiro di  più. E’ forte, simpaticissimo e a 60 anni vuol fare la Sud dell’Annapurna in stile alpino. E’ una cosa bella,  vuol dire che si rimette in gioco, non è uno che, alla fine della carriera, si siede e vuole fare il  protagonista ad ogni costo. Per il resto, sicuramente bisognerà sedersi a un tavolo per discutere la questione  del soccorso in Himalaya, perchè è impensabile che nel 2008 si dica che uno che va a fare una montagna non  debba avere il soccorso perchè altrimenti non c’è più l’avventura… sono stupidaggini. Io spero solo che se  un giorno avrò bisogno, qualcuno venga ad aiutarmi come io ho fatto in giro per il mondo e in giro per le  cime, dove mi è successo di poter aiutare altre persone.
 
E nel tuo futuro cosa c’è?
Chi lo sa? Adesso da ottomila sono sceso a 7200. E non mi vergogno anzi, mi piace andare a fare una cosa che  non ho mai fatto su una montagna che non ho mai visto. L’anno prossimo poi andrò in pensione e da pensionato  cercherò anche io di fare delle belle cose come Troillet.
 
Farai la Sud dell’Annapurna?
Magari no… ma star lontano da queste montagne è difficile. Da quando ho iniziato ad arrampicare, sono morte  27 persone con cui ho scalato. Non sono pochi. Tutte le volte ho pensato di smettere e invece continuo a  farlo. Faccio sempre l’esempio di Juanito Oiarzabal, che a volte viene preso in giro perchè continua a fare  ottomila. Ma è molto piu facile continuare che smettere, soprattutto quando sei capace di fare una cosa.  Certo, ti rendi conto che una volta facevi certi tempi e certi gradi che ora non si fanno più… viene un po’  di malinconia, ma bisogna accettare anche gli anni e capire che si possono fare tante altre cose. Non solo  nell’alpinismo, magari nel sociale. Non dobbiamo lasciare che la nostra immagine si screditi.
 
Parli degli alpinisti in generale?
Sì. Comportarsi bene prima o dopo ripaga. Io ho sempre cercato di farlo. Adesso che l’alpinismo è arrivato su  tutti i giornali, tutte le persone si interessavano alla montagna, bisogna che la gente capisca che cos’è. Ad  Agostino dico: sei stato bravo, adesso cerca di fare un programma costruttivo alla televisione. Che si parli  di montagna in modo positivo, non in termini di tragedia. Qui abbiamo le Alpi, e non abbiamo un programma in  tv che parli di montagna. Dovrebbe essere questo lo spunto di quest’estate.
 
Sara Sottocornola
 
 
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