Alpinismo

Poche speranze per l’iraniano disperso

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ISLAMABAD, Pakistan – Legate a un filo le speranze di ritrovare l’alpinista della spedizione iraniana disperso sul Nanga Parbat nei giorni scorsi nei pressi del campo 4, sulla via Kin versante Diamir. Si tratta del 27enne Saman Nemati, che durante il tentative di vetta ha deciso di fare dietrofront, da solo, perchè non se la sentiva di proseguire. Dal momento in cui ha lasciato il gruppo, di lui si è persa ogni traccia. 

Gli iraniani sono arrivati in vetta il 17 luglio alle quattro del pomeriggio, dopo una scalata di oltre quindici ore. In cima sono arrivati Kazem Faridian, Sahand Aghdaei, Hossein Abolhassani, Ehsan Partovinia e Leyla Estandiari, la prima donna leader di una spedizione alpinistica iraniana.
 
Del gruppo partito a mezzanotte dal campo 4, posto a 7.200 metri, faceva parte anche Saman Nemati che però ha deciso di fare dietrofront alle dieci del mattino, a circa 7.800 metri, perché non si sentiva bene a causa della quota. Due compagni si sarebbero offerti di tornare indietro con lui, ma l’alpinista avrebbe rifiutato assicurando che poteva riuscire a rientrare da solo al campo.
 
Durante la discesa dalla cima, però, il gruppo di alpinisti avrebbe incontrato di nuovo Nemati, che stava tentando ancora di proseguire ma procedeva in modo estremamente lento. Secondo quanto riferisce Explorersweb, lo avrebbero convinto a tornare in tenda con loro.
 
Il tempo, purtroppo, nel frattempo era peggiorato. A poche centinaia di metri dal campo 4, è salita la bufera e gli alpinisti iraniani hanno fatto molta fatica a ritrovare le tende, raggiunte solo tra le 2 e le 5 del mattino. A quel punto, si sono accorti che Nemati non era più con loro.
 
Il giorno dopo gli alpinisti sono scesi a campo 3 lasciando su una tenda con cibo, gps e materiale per la scalata. Nel frattempo, dal campo base sono stati inviati lassù due portatori d’alta quota per cercarlo. Ma di Nemati, dopo sei giorni, non c’è ancora traccia.

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