IA e feromoni contro gli attacchi dei lupi: in Liguria nasce il progetto Dilupoli
Una sperimentazione pionieristica che unisce fototrappole intelligenti e barriere sensoriali, con l'obiettivo di proteggere gli allevamenti e garantire la convivenza con il lupo senza ricorrere a metodi invasivi.
Il 2026 si sta delineando come un anno particolarmente delicato sul fronte della gestione della fauna selvatica in Italia, con particolare riferimento al lupo. Il recente declassamento dello status di protezione della specie – da “rigorosamente protetta” a “protetta” – in sede UE, ha gettato le basi per un inasprimento del conflitto tra le istanze conservazioniste e le necessità del mondo rurale. Le cronache nere che vedono il lupo come vittima sono sempre più frequenti. Dalle macabre esposizioni di carcasse in Toscana alla strage di lupi documentata di recente nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, solo per citare alcuni dei casi più recenti, il clima è di evidente ostilità.
In questo scenario, che vede il lupo come protagonista di diatribe a causa della sua crescente espansione naturale sul territorio nazionale, e di episodi che ne denotano una accresciuta confidenza nei confronti dell’uomo, la Liguria ha deciso di rispondere non con la forza, ma con l’innovazione. Nelle scorse settimane ha preso ufficialmente il via il progetto Dilupoli, iniziativa pionieristica coordinata da Coldiretti Liguria che mira a superare la logica dell’emergenza e dell’indennizzo economico, proponendo soluzioni non invasive per raggiungere un equilibrio tra zootecnia e grandi predatori.
Dilupoli: gestire il lupo con IA e feromoni
Il nome Dilupoli nasce dalla fusione di “Lupo” e “Liguria”, a sottolineare come questa regione sia diventata un laboratorio a cielo aperto per la sperimentazione di una gestione attiva del lupo secondo metodi scientifici. Il progetto è il primo in Italia a integrare diverse metodologie d’avanguardia, frutto di competenze maturate tra Italia, Svizzera e Olanda, e a breve sarà avviato anche in Toscana.
Il progetto vede Coldiretti come capofila in una rete che include Faunis Srl – spin-off dell’Università di Sassari specializzato nella gestione e conservazione della fauna – , l’Organismo di Consulenza PSR & Innovazione Liguria e tre aziende agricole del territorio: Azienda agricola Chinela di Sonia Zappettini di Varese Ligure (SP), Agriturismo La Stalla di Patrizia Federigi in Val Chichero (GE) e Azienda agricola Donati Maura di Rezzo (IM).
L’iniziativa – che si inserisce nel Piano Strategico della PAC adottato dal Complemento di Sviluppo Rurale della Regione (CSR Liguria 2023-2027) e cofinanziato dall’Unione Europea per l’intervento SRG01 “sostegno gruppi operativi PEI AGRI”- punta a sviluppare soluzioni concrete basate su un approccio pratico-scientifico. Tra queste figurano il monitoraggio con Intelligenza Artificiale e le barriere sensoriali chimiche.
Il monitoraggio con AI prevede l’uso di fototrappole avanzate in grado di distinguere con precisione chirurgica le specie. Come spiegato dallo zoologo Marco Apollonio (Università di Sassari) a Il Fatto Quotidiano, queste macchine inviano segnali a centraline mobili che attivano dissuasori acustico-luminosi variabili. Questo dinamismo è fondamentale per evitare l’assuefazione del predatore, che altrimenti imparerebbe presto a ignorare i segnali fissi.
Le barriere chimico sensoriali sono invece rappresentate da speciali collari per il bestiame che rilasciano feromoni sintetizzati in laboratorio, a partire da campioni biologici di lupo. Il funzionamento è molto semplice: il lupo percepisce l’odore di un esemplare della medesima specie, ritiene che sia presente sul territorio un altro branco e si allontana. Il metodo, già sperimentato in Svizzera, ha portato a un dimezzamento delle predazioni. Nei 24 mesi di bando, è anche prevista la realizzazione di incontri informativi e divulgativi.
Il contesto ligure: una ricolonizzazione tra luci e ombre
Alla base di Dilupoli c’è la necessità di arginare una pressione predatoria diventata difficile da sostenere per la zootecnia regionale. Il pericolo riguarda soprattutto i bovini e le capre lasciati al pascolo brado, una pratica che si sposta dalle vette degli alpeggi estivi fino alle riviere durante i mesi invernali.
Per capire l’urgenza del progetto bisogna guardare alla storia di questo territorio. Il lupo era scomparso dalla Liguria nel 1871, quando l’ultimo esemplare fu ucciso nel savonese. Dopo oltre un secolo di assenza, il predatore ha ricolonizzato spontaneamente la regione a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, risalendo l’Appennino grazie alla protezione legale e favorito dallo spopolamento delle aree montane.
Oggi il lupo occupa stabilmente un areale di oltre 4.000 km², dalle Alpi Imperiesi fino alla provincia della Spezia. Tuttavia, questa presenza non è priva di attriti. Come evidenziato dai dati del monitoraggio nazionale ISPRA e dalle analisi del Parco del Beigua, l’aumento della popolazione di lupo e l’avvicinamento degli animali alle aree antropizzate richiedono nuovi strumenti per “ripristinare la diffidenza” del predatore verso l’uomo.
“Questo progetto rappresenta un passo fondamentale per sostenere concretamente i nostri allevatori”, dichiarano Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, delegato confederale. “È necessario difendere il patrimonio zootecnico senza compromettere l’equilibrio ambientale, perché la presenza dell’uomo nelle aree marginali è l’unico vero baluardo contro il dissesto e l’abbandono”.
Mentre il dibattito pubblico si infiamma tra chi difende il lupo e chi cita l’abbattimento selettivo come possibile strategia d’azione, il progetto Dilupoli lancia un messaggio forte: la convivenza è possibile se supportata da scienza e tecnologia.




