Ambiente

Italia, negli ultimi 50 anni 542 inondazioni e 812 frane. Tutti i dati del Cnr

Frana Pizzo Coppetto - Alta Valtellina
Frana Pizzo Coppetto – Alta Valtellina

ROMA — Tra il 1960 e il 2012 si sono verificate in Italia 541 inondazioni che hanno causato 1.760 vittime e 812 frane con 5.368 morti, compresi i 1.917 del Disastro del Vajont. Sono questi alcuni dati raccolti dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr (Irpi-Cnr): il periodo è monitorato nel catalogo storico degli eventi geo-idrologici realizzato dall’Irpi-Cnr  e Dipartimento della protezione civile.

La tragedia del Vajont non è infatti l’unico evento calamitoso verificatosi in Italia negli ultimi 50 anno, e anzi tutte le 20 regioni italiane hanno subito eventi fatali. Lo dicono i dati statistici elaborati dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, che riportiamo di seguito insieme ai risultati di una indagine sulla percezione dei rischi ambientali realizzata dall’Irpi-Cnr con la Doxa.

– 541 inondazioni in 451 località di 388 Comuni, che hanno causato 1.760 vittime (762 morti, 67 dispersi, 931 feriti), e 812 frane in 747 località di
536 Comuni con 5.368 vittime (3.413 morti compresi i 1.917 dell’evento del Vajont del 1963, 14 dispersi, 1.941 feriti).

Le informazioni del catalogo nel loro complesso riguardano un arco temporale che va oltre il millennio: 1.676 frane avvenute fra l’843 e il 2012, che hanno causato oltre 17.500 tra morti, feriti e dispersi in almeno 1.450 località, e 1.346 inondazioni verificatesi fra il 589 e il 2012, con più di 42.000 vittime e 1.040 località.

Un’indagine sulla percezione dei rischi di eventi calamitosi tra gli italiani commissionata dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr alla Doxa nell’ambito della Convenzione finanziata dal Dipartimento della protezione civile attesta che il 41% considera frane e alluvioni una minaccia, anche se inquinamento e incidenti stradali sono temuti più delle calamità naturali. al fine di impostare migliori strategie di sensibilizzazione e informazione.  Dalle analisi delle risposte fornite, tra gennaio e febbraio 2013, da un campione di 3.126 persone, emerge come gli italiani mettano al primo posto tra i rischi percepiti quello derivante dall’inquinamento ambientale (il 67% si sente molto o abbastanza esposto); seguono quelli da incidenti stradali (55%), sismico (45%), da alluvioni (24%), frane (17%) ed eruzione vulcanica (12%).

Il rischio frana, invece, è considerato molto o abbastanza elevato soprattutto in Valle d’Aosta (56%), Calabria (42%), Campania (27%) e Liguria (24%), con una percezione di rischio molto elevato aumentata in Valle d’Aosta (39%, +33%), Calabria (16%, +2%), Marche (11%, +8%), e Sardegna (10%, +6%). L’esposizione al rischio da alluvione è percepita molto o abbastanza elevata in Liguria (49%), Calabria (46%) e Valle d’Aosta (44%), con aumenti significativi per quella di rischio molto elevato in Calabria (18%, +7%) e Sardegna (14%, +7%).

Il 41% degli italiani “ritiene che frane o alluvioni possano minacciare la sua incolumità”: maggiormente in Liguria (66%), Calabria (63%), Campania (54%), Valle d’Aosta (48%) e Veneto (46%), mentre la percentuale minore è degli abitanti della Lombardia (29%). In particolare, si sentono più minacciate le donne (42%) rispetto agli uomini (40%), e i giovani fino a 34 anni (45%) rispetto ai 35-54enni (42%) e agli over 54 (37%).

L’indagine, inoltre, evidenzia le cause che, secondo gli italiani, provocano frane e alluvioni: cattiva gestione del territorio per il 28% del campione, abusivismo edilizio (25%), abbandono del territorio (16%), cambiamenti climatici (16%) e caratteristiche geomorfologiche del territorio (9%). Anche questa domanda registra variazioni significative regionali: i cambiamenti climatici sono considerati la prima causa in Trentino-Alto Adige (45%) e Valle d’Aosta (30%), l’abusivismo edilizio è in cima alle risposte dei cittadini di Puglia (38%), Sicilia (33%), Campania (28%) e Calabria (26%).

 

Fonte: Cnr; Irpi-Cnr

Tags

Articoli correlati

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close