Meridiani Montagne

La costa del sole

Testo di Ettore Pettinaroli, tratto dal numero di Meridiani Montagne “Badile, Sciora, Albigna e Val Bregaglia”

Il suo segreto è racchiuso nel nome. La Via Panoramica della Val Bregaglia, uno degli itinerari più frequentati dei Grigioni, non tocca località di grande fama, ma regala a chi la percorre una serie di colpi d’occhio tra i più grandiosi delle Alpi. L’Albigna, le Sciore, il Cengalo e il Badile, ma anche i Tremila dell’Engadina sino alle vette lontane dello Spluga, accompagnano sempre il cammino. Per chi è disposto ad affrontare deviazioni e ulteriori dislivelli, i centri del fondovalle offrono, inoltre, attrazioni storiche e culturali – dai musei ai palazzi storici – che testimoniano la ricchissima storia bregagliotta, dalla colonizzazione romana alla Riforma, alle vicende dei nobili von Salis.

L’incredibile strada dei romani

Si inizia dal Passo del Maloja, che con i suoi 1815 metri di altezza è il punto più in quota dell’itinerario. Non bisogna illudersi, non sarà tutta discesa. L’ottocentesca Torre del Belvedere è il simbolo del passo e allo stesso tempo il riferimento di partenza. Il sentiero passa appena a valle della torre, regalando un ampio colpo d’occhio sulla Val Bregaglia. Non si tratta di un sentiero qualunque, bensì del Malögin, la strada costruita dai Romani, che in fatto di ingegneria la sapevano lunga. Lo racconta proprio questa autentica rampa (la pendenza è del 25%) scavata nella roccia, dotata di intagli trasversali per consentire un sicuro appoggio a uomini e animali. I fori nella parete, a distanza costante, servivano per fissare leve e funi che impedivano ai carri di scivolare all’indietro.

Pass da Sett, un crocevia per l’Europa

Prima di raggiungere Casaccia, si passa accanto ai ruderi della chiesa di San Gaudenzio distrutta dal furore popolare negli anni della Riforma; oggi ne rimangono solo le mura perimetrali. Casaccia, posta ai margini di una vasta prateria, vanta un passato di notevole rilevanza strategica. Oltre alla strada del Maloja, infatti, qui arrivavano i mercanti che scendevano dal Pass da Sett (o Septimerpass) provenienti da Coira e dall’Europa Centrale. Testimone di quell’epoca è il Cunvent, edificio che nel XVI secolo era adibito a ospizio e stazione di cambio per i cavalli.

Qui si incontra finalmente il segnavia n° 796 della Via Panoramica. Si procede dapprima in piano e in campo aperto fino al laghetto di Löbbia, quindi si perde decisamente quota per raggiungere Roticcio, silenzioso borgo di pietra affacciato sulla piana di Vicosoprano.

Perentorie indicazioni avvisano che non si può proseguire sul percorso originale causa pericolo caduta massi (l’itinerario dovrebbe essere ripristinato entro l’estate), pertanto è necessario scendere fino a Vicosoprano per poi affrontare la salita che conduce a Durbegia, dove si ritrova la Via Panoramica. Si prosegue poi a mezzacosta fino al ponticello sul torrente Fopeta, dove inizia la discesa che conduce a Soglio.

Una sequoia e tanti castagni

Prima di addentrarsi in quello che nel 2015 è stato nominato “paese più bello della Svizzera”, ci si sofferma a osservare lo spettacolo del Badile, del Cengalo e delle Sciore che si impongono sul versante opposto della vallata. Quindi si entra nel dedalo di vicoli di Soglio, con le sue dimore cinquecentesche, le fontane in granito, i fienili e i rustici ben ristrutturati e perfino qualche palazzo nobiliare

La momentanea inagibilità di un altro tratto del sentiero obbliga a scendere a Castasegna, ma l’alternativa è più che piacevole. Si cammina infatti tra i castagneti più estesi d’Europa, quindi una galleria passa sotto la cascata di Stoll, formata dal torrente Caroggia, e poco oltre sono in vista i tetti in beola di Castasegna, posto proprio sul confine tra Svizzera e Italia.

Ultima tappa tra le marmitte giganti

Il casotto rosso sede dell’antico posto di frontiera introduce al ponte pedonale attraversato il quale si entra in Italia, e subito si trovano le indicazioni per la ripida mulattiera che sale a Somasaccio, il villaggio dove si rientra sulla Via Panoramica. Da qui il sentiero si snoda tra balzi di roccia e vallette nascoste, rimanendo a lungo intorno a quota 1000 metri. Appena dopo Calestro si affronta una discesa che richiede attenzione, ma una volta raggiunte le baite del Munt del Togn si risale in campo aperto al borgo incantato di Savogno. Attraversato il torrente, che più a valle dà vita alle cascate dell’Acquafraggia, ci si immerge tra i castagneti per raggiungere Cranna. Ancora in discesa si arriva a Prosto di Piuro, dove si attraversa il Mera all’altezza della chiesa di Santa Maria Assunta. Una brevissima deviazione (circa 15 minuti) porta al Parco delle Marmitte dei Giganti, poi si imbocca la ciclabile che conduce a Chiavenna, il cui abitato è ormai in vista.

La copertina del numero

 

Altri approfondimenti sul numero 115 di Meridiani Montagne “Badile, Sciora, Albigna e Val Bregaglia” .

 

 

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