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Un Everest più tranquillo ma sempre caro. Le prime notizie sulla stagione 2022

Da qualche settimana la valle del Khumbu, ai piedi del versante nepalese dell’Everest, ha iniziato ad animarsi. Tra un mese, nel chilometro di morena e di ghiaccio che separa la traccia che arriva da Gorak Shep e da Lobuche con il Crampon Point, dove si calzano i ramponi per affrontare la grande seraccata del Khumbu, saranno al loro posto centinaia di tende, più di un migliaio di alpinisti e di sherpa, e un numero gigantesco di bandierine di preghiera buddhiste. Qualche agenzia, come le International Mountain Guides, ha già scelto e delimitato il posto dove piazzerà le proprie tende, altri lo faranno tra poco. 

Sono iniziati gli andirivieni degli elicotteri, e stanno arrivando al campo-base gli Icefall doctors, gli Sherpa pagati da tutte le spedizioni per attrezzare con corde, fittoni e scalette di alluminio i crepacci, i muri di ghiaccio e il resto della seraccata. A organizzare la squadra è stato il Sagarmatha Pollution Control Committee, che ha come missione principale la pulizia del campo-base e dell’itinerario. Dai 6400 metri del campo-base avanzato passeranno in testa gli Sherpa della Seven Summits Treks, una delle più importanti agenzie nepalesi. 

I numeri attesi

Sull’Everest quest’anno non ci sarà affollamento, e dovrebbe essere un bene. Mi aspetto che i permessi per alpinisti stranieri rilasciati dal governo di Kathmandu saranno tra i 300 e i 350” spiega Alan Arnette, l’americano del Tennessee che ha raggiunto per due volte la cima, che si batte da anni contro l’Alzheimer, e che dopo la scomparsa di Elizabeth Hawley, attraverso il suo blog garantisce un flusso costante di informazioni sull’Everest.  Certo, gli alpinisti quest’anno saranno meno dei 408 del 2021, e delle cifre ben oltre il migliaio degli ultimi anni prima della pandemia” continua Arnette. “Ricordiamoci però che l’anno scorso, dopo una partenza regolare, tutte le spedizioni sono state colpite duramente dal Covid. Più di 150 clienti, e forse altrettanti Sherpa, si sono ammalati e sono dovuti ripartire in anticipo”. Subito dopo, ricordiamo, il Nepal ha dichiarato il suo secondo lockdown, e ha chiuso le frontiere ai trekker che stavano per tornare sui sentieri.

Il Covid e la guerra in Ucraina

Sul fronte del Covid, pochi giorni fa, il Nepal ha fatto un grande balzo in avanti. Come ha scritto Sangam Prasain sul Kathmandu Post del 10 marzo, il Paese himalayano “ha spalancato la porta ai turisti, eliminando prima l’obbligo di isolamento, e poi quello di test per chi è completamente vaccinato. Chi ha ricevuto una sola dose deve esibire un tampone realizzato meno di 72 ore prima dell’arrivo a Kathmandu”. 

A permettere questa decisione sono le cifre. Mentre il numero dei contagi continua a calare, il 62,6 per cento dei 29 milioni di Nepalesi ha completato il ciclo vaccinale, e il 74,5 per cento ha ricevuto almeno la prima dose. 

E’ una notizia importante, perché tra il 2019 e il 2021 il fatturato del turismo in Nepal si è più che dimezzato, e almeno 200.000 persone sono rimaste senza lavoro. Nel 2019 il Nepal aveva avuto 1,19 milioni di visitatori stranieri, e nel 2020 la campagna Visit Nepal aveva l’obiettivo di portare la cifra a 2 milioni. Invece gli ingressi sono stati soltanto 150 mila. 

Certo, il Covid nel mondo c’è ancora, e alla minaccia della pandemia si sono affiancate le paure e i problemi economici legati all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin. “Quest’anno il versante tibetano dell’Everest sarà ancora chiuso, salvo decisioni dell’ultimo momento” spiega ancora Alan Arnette. “A causa della guerra in Ucraina non arriveranno alpinisti dalla Russia, e gli europei saranno meno numerosi del solito”. 

Negli ultimi anni, però, sul frequentatissimo versante nepalese dell’Everest, la maggioranza dei clienti arrivava dall’Asia, e in particolare dalla Cina e dall’India. “Quest’anno i cinesi non possono espatriare. Gli indiani si sono diminuiti nettamente, e per la prima volta da molti anni l’Esercito di New Delhi non ha organizzato una spedizione all’Everest. Il colpo è duro soprattutto per le agenzie di proprietà nepalese, specializzate in questa clientela” conclude Arnette. 

L’apertura della frontiera e l’eliminazione dell’isolamento sono certamente positive, ma la domanda è più bassa che in passato. In passato avevamo un centinaio di clienti all’anno, nel 2022 ne avremo la metà” spiega Mingma Sherpa, direttore esecutivo della Seven Summit Treks. Pemba Sherpa, responsabile di 8K Expeditions, finora ha 25 clienti, che arrivano da Marocco, Canadia, Francia, India, Messico, Nigeria, Stati Uniti e Mongolia. 

Per aprile e maggio, spedizioni commerciali sono annunciate per gli altri sei “ottomila” nepalesi, Annapurna, Manaslu, Dhaulagiri, Lhotse, Makalu e Kanchenjunga. Il Cho Oyu invece, che da anni è uno degli “ottomila” più desiderati, si alza sul confine ma viene salito dal Tibet, e quindi nel 2022 sarà chiuso. La nuova via di salita dal Nepal, annunciata qualche mese fa, non è ancora stata completata, e comunque quest’anno non verrà usata.

Le cose sembrano andare meglio per le agenzie con base in Europa, in Nordamerica e in Oceania, che parlano di un calo rispetto al 2019 che non supera il 25%. E’ il caso della Adventure Consultants del neozelandese Guy Cotter, che è entrato nel business dell’alta quota insieme a Rob Hall, morto sull’Everest nel 1996 nella tempesta resa celebre dal best-seller Aria sottile. Responsabile della spedizione di quest’anno è Mike Roberts, una guida neozelandese che ha salito per 9 volte il “Big E”. Insieme a lui ci sarà Ang Dorjee Sherpa, che è arrivato per 20 volte sulla cima. Arrivano notizie positive anche da agenzie statunitensi ed europee. Tra queste è la  Kobler&Partners della guida svizzera Kari Kobler, che ha raggiunto per 8 volte quota 8848 metri con clienti. 

I prezzi

Le spedizioni non sono ancora partite per il Khumbu, e se qualcuno ha voglia, allenamento e abbastanza soldi da spendere può ancora fare un giro sul web, e trovare un posto in spedizione last minute. Attenzione però, perché rispetto agli anni scorsi i prezzi dell’Everest non sono affatto calati. 

La Adventure Consultants chiede ai suoi clienti 69.000 dollari USA. I prezzi di Kobler & Partners iniziano da 59.500 dollari per il pacchetto-base, e salgono a 99.500 dollari per l’opzione Express, con allenamento a domicilio con tenda iperbarica fornita dall’organizzazione. Per l’opzione Private Climb di K&P, con una guida europea e tre Sherpa a disposizione di ogni cliente, il prezzo sale ad almeno 180.000 dollari a testa. Nessuna delle cifre che abbiamo appena citato include i voli per e da Kathmandu. 

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