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Chi è Alan Arnette, il nuovo guru degli Ottomila

Per capire l’alpinismo himalayano, il mondo dei media sembra aver bisogno di un guru, possibilmente a stelle e strisce. Per mezzo secolo, dagli anni di Hillary e Tenzing fino all’inizio del terzo millennio, questo ruolo è stato svolto da Elizabeth Hawley, una tosta signora di Chicago arrivata a Kathmandu nel 1963. Miss Hawley non ha mai salito o tentato un “ottomila”. Un po’ giornalista, un po’ agente di trekking, un po’ operatrice umanitaria, ha passato al setaccio per decenni i resoconti degli alpinisti che tornavano dalle grandi cime del Nepal. In vari casi, e senza possibilità di appello, è stato il “debriefing”, il colloquio con lei a stabilire se una pedizione aveva o no avuto successo. Il suo Himalayan Database è diventato la fonte più autorevole di informazioni, anche per gli “ottomila” del Pakistan e della Cina. Sono passati dal suo ufficio Reinhold Messner e Jerzy Kukuczka, Jean-Christophe Lafaille e Tomaž Humar, Simone Moro, Ueli Steck e centinaia di altri alpinisti famosi. 

Elizabeth Hawley si è spenta nel 2018 a Kathmandu, alla bella età di 94 anni. Ma il suo posto non è rimasto vuoto a lungo. Il nuovo guru dell’alpinismo himalayano si chiama Alan Arnette, è nato nel 1956 in Tennessee, uno Stato degli USA lontano dalle grandi montagne. Ha scoperto l’alpinismo all’inizio degli anni Settanta, dopo essersi trasferito in Colorado e poi in Svizzera per lavorare alla Hewlett Packard, una grande azienda di computer. 

Alan ha partecipato a una quarantina di spedizioni, raggiungendo le vette dell’Everest (nel 2011), del K2 (nel 2014), del Manaslu, dell’Ama Dablam e dell’Alpamayo, una delle vette più eleganti del Peru. Nel suo palmarès ci sono i 54 “14-ers”, le vette del Colorado oltre i 14.000 piedi (4267 metri) di quota. E le Seven Summits, le cime più alte dei sette continenti.

Nell’era della trasparenza universale, Alan Arnette non è un personaggio trasparente. Non esiste una pagina a lui dedicata su Wikipedia, non esistono interviste con lui, tutto passa per le sue conferenze, per il suo sito, per i video delle sue spedizioni che si trovano liberamente su You Tube. In compenso, il flusso di informazioni che arriva da Alan Arnette è continuo. Oltre a fornire dei dati, grazie alla sua esperienza professionale, l’alpinista e blogger americano riesce ad analizzarli e a interpretarli, a fornire diagnosi e tendenze. 

Due anni fa, quando l’ho ascoltato in una conferenza a Kathmandu, è stato il primo a spiegare che il business delle spedizioni guidate all’Everest e agli altri “ottomila” non era più in mano a professionisti USA, neozelandesi o europei, ma era ormai nelle mani di agenzie nepalesi, in buona parte di Sherpa. 

Grazie ad Arnette, e naturalmente all’Himalayan Database di miss Hawley, sappiamo che il totale delle ascensioni all’Everest ha raggiunto quota 9.950. Sarà lui, nel maggio del 2020, ad annunciare al mondo che sulla cima è arrivato l’alpinista numero 10.000. Ora, dopo qualche settimana di silenzio, dal suo sito iniziano ad arrivare i dati sulle spedizioni che sono impegnate in Karakorum.  

Nella comunicazione di Alan Arnette non c’è soltanto l’alpinismo. Nel suo blog, l’alpinista e comunicatore americano racconta di essere andato in pensione nel 2007 per occuparsi della madre Ida, colpita dall’Alzheimer, e di averla assistita negli ultimi tre anni della sua vita. Oltre a mia madre, ho perso due zie a causa dell’Alzheimer” racconta Arnette. “L’alpinismo resta la mia grande passione, ma il mio vero scopo è contribuire alla presa di coscienza sull’importanza dell’Alzheimer e di aiutare la ricerca su questa malattia”. Tramite il blog, i video e le conferenze ho raggiunto oltre 50 milioni di persone, e ho raccolto centinaia di migliaia di dollari, tutti devoluti alla ricerca sull’Alzheimer“. In quest’ottica, i dati sull’alpinismo, che Alan raccoglie e archivia, acquistano uno spessore diverso. Lo faccio per conservare le identità, la memoria e le vite delle persone prima che queste vengano inghiottite dall’Alzheimer, il vero tsunami che minaccia il nostro futuro” prosegue Arnette. “Le nostre avventure e le nostre esperienze servono a creare ricordi, che possiamo raccontare e arricchire, anno dopo anno, con la famiglia e gli amici. La memoria è tutto”. 

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Un commento

  1. Bell’articolo. Alan è veramente un personaggio unico e interessante nel mondo dell’alpinismo. Ho parlato con lui ieri sera (siamo “amici” su fb…) e gli ho passato l’articolo, gli è piaciuto molto e mi ha detto che siete stati molto carini nei suoi confronti, sopratutto a parlare del suo progetto di raccolta fondi per la ricerca contro l’alzheimer

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