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Tragedia di Rigopiano. Valanga forse causata da un sisma

Sono trascorsi quasi 4 anni dalla valanga che, staccatasi dal Monte Siella in Abruzzo, travolse l’Hotel Rigopiano. Era il 18 gennaio 2017. In 29 persero la vita in una tragedia che resta ancora senza colpevoli. “Una strage che rischia di entrare nel lungo e terribile elenco dei misteri italiani irrisolti”, così la definiva Stefano Ardito nel terzo triste anniversario. Quasi un anno è trascorso da allora, tra polemiche e ulteriori ritardi nell’iter processuale, incrementati anche dalla pandemia, ma dell’indagine ancora non si vede l’uscita. In attesa della prossima udienza prevista per marzo 2021, il mondo della ricerca scientifica prova dal suo canto a fornire spiegazioni almeno sulle cause della valanga e sulla sua eventuale prevedibilità.

Uno studio pubblicato nel mese di novembre sulla rivista scientifica Frontiers in Earth Science, a firma di un team di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria e Geologia dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti‐Pescara, afferma la presenza di una evidente connessione tra la slavina sul Siella e uno sciame sismico che avrebbe interessato il massiccio del Gran Sasso nel mese di gennaio 2017.

Il legame tra scosse sismiche e slavine

“I terremoti rappresentano uno dei fattori causali di catastrofiche slavine, come documentato su varie catene montuose in aree geodinamicamente attive”, premettono i ricercatori, portando come esempi le Montagne Rocciose, le Ande e l’Himalaya. “Analisi su scala regionale effettuate utilizzando un approccio di inferenza statistica hanno portato a concludere che le valanghe possano essere indotte da terremoti superiori a una Magnitudo Momento (Mw) pari a 2, fino a una distanza di oltre 600 km dall’epicentro, sia durante l’evento sismico stesso che con un certo ritardo”.

“Le Alpi e gli Appennini – proseguono i ricercatori – mostrano ampie aree in cui è possibile aspettarsi valanghe indotte da sisma. La sezione orientale degli Appennini Centrali (es. Abruzzo) accoglie le vette più alte dell’intera catena appenninica ed è frequentemente soggetta a intense nevicate con copiosi accumuli e valanghe. Inoltre è caratterizzata da forte sismicità”. 

A partire da tali premesse il team ha avviato una indagine “attraverso analisi regionali e storiche” per investigare “la connessione tra valanghe e sismicità“. Uno studio basato su una complessa integrazione di dati, tra cui quelli relativi alla profondità della neve, alla sismicità e alla distribuzione regionale delle slavine.

“Abbiamo identificato due eventi principali di slavine indotte da terremoti, caratterizzati da una distribuzione anomala delle valanghe“, si legge nel paper. Il primo verificatosi nell’aprile 2009 nell’area del Gran Sasso occidentale – Assergi, in concomitanza con il terremoto dell’Aquila. Il secondo a Rigopiano nel gennaio 2017.

“Una analisi specifica e dettagliata si è focalizzata sul versante Nord Est del Monte Siella”, prosegue l’articolo. Per approfondire l’evento connesso alla tragedia di Rigopiano, sono state condotte analisi geomorfologiche, confronti di foto aeree realizzate in tempi e a scale differenti, ed è stato inoltre messo a punto un modello numerico 3D per elaborare le conseguenze di una potenziale scossa sismica sul pendio. Il modello ha confermato l’ipotesi che la valanga possa essere stata indotta da un terremoto. 

La ricostruzione meteo del gennaio 2017

“Nel gennaio 2017, la sezione orientale dell’Appennino Centrale e le relative aree pedemontane sono state investite da intense piogge e nevicate. Evento da inserirsi in un più ampio periodo di maltempo che ha investito l’Europa centrale, orientale e meridionale tra il 5 e il 21 gennaio 2017. Una nevicata intensa ha colpito l’Abruzzo a partire dal 6/7 gennaio, con temperature tra i −10 e i −13°C e un accumulo nevoso di circa 1 metro. L’11 gennaio si è verificato un collasso termico, con calo delle temperature fino a −20°C, anche a quote intermedie sui 1000 – 1500 metri. Dopo alcuni giorni, in particolare tra il 16 e il 18 gennaio, una nuova perturbazione ha raggiunto l’Italia Centrale, soprattutto l’Abruzzo, con nuova caduta delle temperature e forti nevicate. Tale combinazione di eventi ha portato ad accumuli di oltre 3 metri di neve sulle vette orientali d’Abruzzo, con elevata presenza di neve tonda (graupel). Nelle zone pedemontane la neve ha raggiunto il metro e mezzo. A livello costiero accumuli al di sotto del mezzo metro. La temperatura ha finalmente ricominciato a salire e una nuova perturbazione, stavolta caratterizzata da piogge, ha portato a un progressivo rapido scioglimento della neve“. Questo il resoconto meteo fornito dai ricercatori.

Al momento del distacco di Rigopiano il Monte Siella mostrava per l’appunto 3 metri di accumulo nevoso, composto da uno strato più profondo compatto, spesso circa 0,7 – 1 m, e uno strato superficiale più morbido, di neve non compattata, caduta tra il 16 e il 18 gennaio.

Sisma e valanghe nell’area del Gran Sasso

In concomitanza con la nevicata del 18 gennaio 2017, lo studio rileva il verificarsi in tutto il massiccio del Gran Sasso di numerosi eventi sismici. Per la precisione 400 scosse in 24 h, 11 eventi principali con Mw > 4  tra le 10:25 e le 21:00 e 4 scosse più potenti, con Mw > 5 tra le 10:25 e le 14:33.

“La combinazione di questi eventi ha indotto un elevato numero di valanghe, soprattutto sul massiccio del Gran Sasso, tra il 18 e il 19. Molti degli eventi più significativi si sono verificati sul versante Est del Monte Siella, nell’area di Rigopiano, a una quota compresa tra 1750 m e 1085 m”, chiariscono i ricercatori.

L’analisi ha evidenziato un totale di 46 valanghe staccatesi il 18 gennaio 2017 nell’area del Gran Sasso. Due slavine in particolare hanno causato vittime: 29 a Rigopiano, 1 a Ortolano. Da aggiungere un ferito a Pietracamela. “Altri distacchi si sono verificati sul Siella, nella valle Savina, ad Assergi e Prati di Tivo. Ulteriori 14 eventi si sono verificati tra la notte e la mattina del 19 gennaio, soprattutto sul versante Nord Est del Gran Sasso. La mattina del 20 gennaio si sono registrate 15 ulteriori valanghe, 12 nell’area del Corno Grande – Prati di Tivo. La distribuzione temporale delle valanghe è stata sottoposta ad analisi in relazione alla distribuzione degli eventi sismici. Nonostante il momento esatto di una valanga non sia sempre definito con precisione, è stata riscontrata una chiara connessione tra la distribuzione della maggior parte delle slavine e i maggiori eventi sismici”. 

Le analisi hanno evidenziato il verificarsi di alcune slavine in concomitanza con il principale evento sismico del giorno (Mw 5.1, 10:25), altre in relazione alle 4 scosse più potenti (Mw > 5) tra le 10:25 e le 14:33. Tre valanghe, tra cui quella di Rigopiano, dopo l’ultima scossa intensa con Mw>5. Il distacco che ha travolto l’hotel si sarebbe verificato alle ore 16:48, 135 minuti dopo la scossa Mw 5.0 delle 14:33 e 32 minuti dopo una scossa di Mw 4.3 alle 16:16.

In termini di distanza tra epicentro del sisma e sito di distacco della valanga, le analisi hanno portato alla identificazione di un range compreso tra 9,4 e 50,2 km, concorde con la letteratura finora disponibile sul tema.

Era prevedibile la valanga?

L’Abruzzo, si sa, è una regione ad elevato rischio sismico. I terremoti, i geologi non si stancano mai di ripeterlo, non sono prevedibili. Le valanghe rappresentano fenomeni naturali generalmente prevedibili, tanto da disporre quotidianamente dei preziosi bollettini valanghe. Ma se una slavina è indotta da un terremoto, non prevedibile, può essere di fatto considerata essa stessa non prevedibile? Una domanda dai toni quasi shakespeariani che in questi giorni sta preoccupando quanti attendono da 4 anni di ricevere risposte in merito alla responsabilità o meno dei 29 imputati a processo per la tragedia. Si teme che la ricerca universitaria possa condurre a un rimescolamento delle carte del piano di previsione valanghe. A partire da tale ricerca, come dichiarato da Nicola Sciarra, tra gli autori del paper, si starebbe lavorando a una nuova perizia. Di seguito le conclusioni dello studio.

“Su scala di dettaglio, l’analisi fotogeologica del versante Est del Monte Siella mostra nel giorno 18 gennaio 2017 valanghe estremamente anomale (nello specifico quella di Rigopiano) rispetto a precedenti valanghe verificatesi nel medesimo sito. Le mappe geomorfologiche confermano la mancanza di evidenze precedenti di fenomeni di tal portata”.

“Nello specifico – proseguono i ricercatori – nell’area del distacco sono state documentate per la prima volta fratture di origine co-sismica, che potrebbero aver innescato la valanga, attivandosi circa a metà del versante (a monte della valle di Rigopiano) verso l’alto, causando così un anomalo evento di ampie dimensioni. Ciò conferma ancora una volta il ruolo che i movimenti sismici rivestono nel verificarsi di specifiche valanghe, anche con un certo ritardo temporale. Il modello 3D e le analisi di stabilità hanno dato supporto alla tesi secondo cui la scossa sia stata responsabile della instabilità, scivolamento e deformazione della neve nella parte superiore del Siella e della Valle di Rigopiano”.

“Infine – concludono gli scienziati – i risultati di tale studio e i nuovi modelli proposti in letteratura dimostrano che le valanghe ‘ritardate’ indotte da terremoti sono rare ma possibili“. 

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6 Commenti

  1. Andra’ a finire che l’albergo si e’ autocostruito in una zona a rischio abusivamente e le 29 vittime colpevoli di esserci andate.

  2. La colpa sarà ancora dei sismologi che non l’hanno previsto e tutti i “furbi” che ci han guadagnato soldi la faranno franca.

    Ecco come facciamo a infangare qualsiasi ragionamento scientifico.

  3. se anche ci fosse stato un microsisma dubito che possa essere preponderante su 3mt di neve che poggiano su uno strato ghiacciato più duro….sembra più una scusa per non incolpare nessuno….

  4. Recente valanga in Marmolada ha distrutto uno”storico “rifugio.La carta regionale Trentina delle valanghe storiche e probabili in basi alla configurazione del terreno, mostra che tale rifugio era in zona ad alta probabilità, forse con temp i storici piu’lunghi.Pero’ la carta regionale e’ stata elaborata e resa disponibile dopo la costruzione del rifugio. Contava allora forse di piu’ la memoria storica : nel corso della Grande Guerra in zona dolomitica, molti piu’ morti( caduti e’ termine che suona piu’ morbido ) per valanghe che per ferite. Anche in zona Rigopiano c’era una memori storica tramandata a voce circa il canalone alla cui base venne collocato il rifugio-alberghetto…in assenza di carta regionale geologica frane e valanche. Se oltre al racconto ci fosse qualche racconto o memoria scritta depositata..avrebbe un contrappeso sulla perizia sismologica. Dalle mappe online si vede un edificio rimasto intatto perche’costruito fuori canalone .

  5. Gli ingegneri progettano anche edifici a prova di valanga e sanno come procedere.. se si interpellano e si pagano e poi si rispettano le indicazioni del progetto..
    Puo’anche darsi che a Rigopiano si sia fatto cosi’ o invece per via” fai da te”.
    Il fine delgli accorgimenti costruttivi in base al rischio valanghe locale non e’ di escludere qualsiasi danno, ma almeno minimizzarlo e salvare vite..
    Cosa scatena una valanga? vallo a sapere..tutto puo’ essere..meglio essere pronti a riceverla.

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