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Rigopiano tre anni dopo: polemiche, nuove accuse e ritardi

Un mese fa, il 12 dicembre 2019, l’Italia ha ricordato i 50 anni dalla strage di Piazza Fontana, quando una bomba uccise 17 persone e ne ferì 88 a Milano. Pochi giorni or sono, il neofascista Gilberto Cavallini è stato condannato per l’attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, che ha ucciso 85 persone e ne ha ferite 200. Pochi giorni prima, un razzo aveva centrato un DC9 dell’Itavia, che è caduto nel mare di Ustica. Le 81 persone a bordo sono morte. 

Ad accomunare questi episodi, avvenuti decenni fa, è la mancanza di certezze sui mandanti, sugli esecutori e sui moventi. Per Piazza Fontana e Bologna delle condanne ci sono state, per Ustica no. La strage di Rigopiano, di cui ricorre il terzo anniversario, rischia di entrare nel lungo e terribile elenco dei misteri italiani irrisolti. 

Cosa sappiamo

Eppure, nella dinamica di questa tragedia, molte cose sono chiare. Sappiamo che la valanga che si è staccata intorno alle 17 del 19 gennaio 2017 dal Monte Siella è scesa per mille metri di dislivello. Sappiamo che l’Hotel Rigopiano è stato schiacciato e spostato di una decina di metri verso valle. Sappiamo che i soccorsi sono partiti in ritardo, e hanno raggiunto l’albergo intorno alle 4 del mattino. Sappiamo che, delle 40 persone presenti nell’edificio, 29 sono morte e 11 sono state salvate. Ricordiamo che le poche notizie che arrivavano da Rigopiano ci hanno tenuto incollati alle televisioni, alle radio e al web. 

Il dubbio sulle cause della valanga interessa relativamente l’inchiesta. Prima dell’evento, il Gran Sasso era stato interessato da due scosse di terremoto che potrebbero aver facilitato il distacco. Ma quella massa nevosa, alta almeno tre metri e poggiata su uno strato di ghiaccio, si sarebbe potuta staccare comunque. 

Le domande

Le vere domande sono altre, la Procura della Repubblica di Pescara se le è poste, e per molte conosciamo le risposte. L’autorizzazione a costruire l’albergo è stata data dal Comune di Farindola nel 2007 nonostante una relazione tecnica indicasse che l’area era esposta a valanghe. 

Nel 1992 una legge della Regione Abruzzo aveva predisposto la realizzazione di una Carta delle Valanghe, che non è mai stata realizzata. Nei giorni prima dell’evento, mentre la neve si accumulava ad alta quota, la Regione e il Comune non hanno invitato a scendere gli ospiti e il personale dell’Hotel, né gli agricoltori delle masserie della zona, che poi sono rimasti isolati per giorni. 

L’inchiesta

Sotto inchiesta sono finite decine di persone. Il sindaco, due ex-sindaci e alcuni funzionari del Comune di Farindola sono stati indagati per aver concesso di costruire dove questo non doveva essere fatto. I responsabili della Provincia di Pescara sono finiti sotto inchiesta per la cattiva gestione delle strade e la mancata pulizia dalla neve. Quattro funzionari della Regione sono stati indagati il ritardo della Carta delle Valanghe. Il prefetto di Pescara, il governatore dell’Abruzzo, due suoi predecessori e l’assessore alla Protezione Civile per non aver gestito correttamente la situazione. 

L’elenco dei reati contestati dal procuratore Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia comprendeva omicidio colposo, lesioni colpose, abuso d’ufficio, falso, morte e lesioni come conseguenza di altro delitto, abuso edilizio e omissione di cautele antiinfortuni.

Lo scorso 3 dicembre, Nicola Colantonio, GIP del Tribunale di Pescara, ha invece sfoltito l’elenco, e ha disposto l’archiviazione di 22 dei 57 indagati, tra i quali gli ex-governatori Luciano D’Alfonso, Gianni Chiodi e Ottaviano Del Turco. E’ stata archiviata anche la posizione di Daniela Acquaviva, funzionaria della Prefettura di Pescara nota per avere risposto con una frase sprezzante alla telefonata di Quintino Marcella, al quale era arrivata una chiamata disperata dall’albergo. 

Le decisioni del GIP sono state criticate dalla stampa e dal Comitato Vittime di Rigopiano. “Alla fine la colpa sarà di chi lavorava a Rigopiano e di chi c’è andato in vacanza. Mio figlio è stato ucciso due volte” ha commentato Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime. Il nostro rispetto per il dolore delle famiglie è massimo. Dissensi di questo tipo, però, fanno parte della normale dialettica di un processo. 

Una nuova denuncia

A complicare la vicenda giudiziaria, e far prevedere un suo prolungamento all’infinito, sono altri eventi. Pochi giorni fa Gianluca Tanda, fratello di una delle vittime e portavoce del Comitato, ha presentato in Procura una nuova denuncia. Il documento, secondo l’ADN-Kronos, ipotizza “la volontà collettiva di occultare molti eventi accaduti tra il 16 il 18 gennaio 2017, tra i quali richieste di soccorso”. Tanda, assistito dall’avvocato Romolo Reboa, accusa i Carabinieri Forestali di Penne di “depistaggio permanente e continuato”. 

Ad appoggiare questa tesi, con dichiarazioni riportate il 2 gennaio scorso da Repubblica, è l’ex-capo della Mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana. A dicembre, in una lettera al Comitato delle Vittime, il dirigente della Polizia di Stato ha chiesto scusa per questa “lotta invereconda tra pezzi dello Stato” che “sembrano impegnati a infangarsi a vicenda e a rimpallarsi responsabilità, se non addirittura a nascondere parti di verità”. 

Già un anno fa, nel secondo anniversario della valanga, Fabio Tonacci ha scritto sul quotidiano di “un’altra slavina che investe l’Hotel Rigopiano”. Una slavina “fatta di esposti giudiziari, di investigatori che denunciano investigatori, di depistaggi, di carte che spariscono e poi riappaiono, di timbri fantasma”. “La trentesima vittima della valanga potrebbe essere la Giustizia“.

Il ricordo della tragedia

Un anno fa, alla vigilia delle elezioni regionali dell’Abruzzo, molti leader politici nazionali hanno partecipato alle celebrazioni per il secondo anniversario. Quest’anno, a rappresentare il Governo sarà Alfonso Bonafede, ministro di Grazia e Giustizia. Dopo una cerimonia a Rigopiano, e una Messa solenne a Farindola, la celebrazione ufficiale si terrà a Penne. 

A ricordare la sofferenza delle vittime sono le parole di Francesca Bronzi, una ragazza (oggi ha 28 anni) di Montesilvano, alle porte di Pescara, che nella tragedia ha perso il fidanzato Stefano Feniello, ed è rimasta sepolta per 58 ore sotto a neve, alberi e macerie prima di essere soccorsa. Stefano mi aveva fatto una sorpresa”, “la valanga è arrivata “come una bomba”, “avevo addosso soltanto jeans e maglietta. E Stefano non dava segni di vita” ha raccontato Francesca a Giusi Fasano, in una intervista pubblicata il 16 gennaio dal Corriere della Sera. Mi sono affidata a Dio, ho pregato tantissimo. Era un buio che quasi faceva male agli occhi, tanto era denso”. Poi il soccorso, da parte di una squadra di Vigili del Fuoco toscani. “Ricordo Stefano che sorride. La sua voglia di futuro, di famiglia e di bambini. Ricordo la sua grinta, la sua dolcezza, la sua capacità di sorprendermi sempre” conclude Francesca.

Il dolore per le vittime di Rigopiano è lo stesso di Piazza Fontana, di Bologna, di Ustica. Speriamo che stavolta lo Stato dia una prova migliore di sé. 

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3 Commenti

  1. Ignoranza superficialità pressapochismo.. irresponsabilità.. sono solo alcuni degli aggettivi(minimi) di chi ha fatto si che accadesse e che durante l’accadimento abbia poi affrontato il problema come lo si è visto e reso manifesto dai colloqui tra i vari soggetti.. poi vi è stata la corsa a intervenire (dopo )… con tutte le capacità del caso e dei soggetti.. sino a scivolare in una incredibile sanzione a chi ha perso un caro per violazione dei (?) sigilli perimetrali (era un mazzo di fiori)..emerge un paese povero ed incoerente che sta in piedi a gesti encomiabili e in parte a rassegnazione fatalista..per altro sufficientemente ben diffusa..costruire implica costanza,intelligenza e progettualità accanto ad un buon spirito d’apartenza..la criticità continua senza soluzioni..le risposte scombicherate prive di concretezza..gli appelli al vuoto e l’ignoranza in quantità industriali .. producono e produrranno altri Rigopiano..purtroppo

  2. La causa prima e’la collocazione del resort…poi ci sono le concause…le mancanze…
    Come per Venezia…la causa prima e’ che e’ sorta proprio li’.Poi ci si sono aggiunte tante altre complicazioni artificiali.

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