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Ötzi potrebbe aver visto Alpi povere di ghiacci

Come apparivano le Alpi al tempo di Ötzi? Secondo uno studio pubblicato di recente sulla rivista Scientific Reports, dal titolo “New glacier evidence for ice-free summits during the life of the Tyrolean Iceman”, gli occhi dell’Uomo del Similaun potrebbero aver visto un arco alpino alquanto povero di ghiacci.

Lo studio condotto dall’Università svizzera di Berna in collaborazione con l’Accademia austriaca delle Scienze e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha evidenziato mediante applicazione del metodo del Carbonio 14 su carote glaciali prelevate sulle Alpi Venoste – nello specifico sulla vetta della Weißseespitze o Cima del Lago Bianco (3500 m), a soli 12 km dal punto in cui fu scoperta la mummia – che pochi secoli prima della nascita di Ötzi le vette alpine fossero ricoperte di ghiacci solo dai 4000 metri a salire. Al termine di tale periodo di “deglaciazione”, una “neoglaciazione” portò progressivamente a una ri-espansione dei ghiacci alle quote inferiori.

I risultati dello studio suggeriscono che nel corso dell’Olocene, epoca che si estende da 11.650 anni fa ad oggi, i ghiacciai alpini abbiano subito intense modifiche. Informazioni che potranno essere di supporto agli scienziati per ipotizzare gli scenari futuri delle Alpi.

Le Alpi al tempo di Ötzi

I ricercatori sono saliti a quota 3500 metri sulle Alpi Venoste in elicottero. Arrivati così in vetta alla Cima del Lago Bianco hanno effettuato una perforazione di 11 metri nel ghiaccio, raggiungendo il letto roccioso. In tal modo si sono assicurati di avere tra le mani un campione idoneo a ricostruire la storia del ghiacciaio fin dalla sua formazione. Il team ha proceduto ad analizzare le microscopiche quantità di carbonio intrappolate nei vari strati del materiale, applicando come anticipato la metodologia della datazione al radiocarbonio.

I risultati hanno evidenziato che lo strato più antico di ghiaccio della Weißseespitze risalga a circa 5.900 anni fa. Con il termine “circa” in tal genere di studi parliamo di un range molto ampio di anni. In questo caso di 700 anni. Dunque il ghiaccio attualmente presente in profondità potrebbe essersi formato tra i 6.600 e i 5.200 anni fa. Ad ogni modo si tratta di un ghiacciaio da considerarsi “giovane” rispetto ad altre aree alpine oggetto di studio, come i ghiacci del Colle Gnifetti (4452 m), che si stima abbiano 11.500 anni. Ghiacci mai scomparsi durante l’Olocene.

All’interno del range temporale in cui si colloca la formazione del ghiaccio attualmente presente sulla Weißseespitze, ricade anche la morte dell’Uomo del Similaun, stimata attorno al 3300 a.C., nell’Età del Rame. Dunque Ötzi sarebbe vissuto durante quella che viene definita neoglaciazione di metà Olocene. Per certo il ghiaccio ha avvolto il suo corpo fin dalla morte o i suoi resti non sarebbero giunti a noi nel grado di conservazione in cui possiamo ancora oggi ammirarlo. Ma va accantonata l’immagine di un arco alpino in modalità “era glaciale”.

Deglaciazione e neoglaciazione delle Alpi Venoste

Nel periodo antecedente alla neoglaciazione di metà Olocene, le Alpi Venoste persero totalmente i propri ghiacci. La vetta più elevata della sottosezione delle Alpi Retiche è infatti la cima Wildspitze che misura 3.768 m. E come si diceva inizialmente, la deglaciazione si stima abbia interessato le quote alpine inferiori ai 4000 metri.

La deglaciazione delle vette avvenuta durante l’Olocene non è un evento senza precedenti – chiariscono i ricercatori – . A stupirci è il ritmo con cui si sia manifestata, che ci porta alla necessità di raccogliere maggiori informazioni empiriche per trovare una risposta”.

I ghiacci sommitali della Cima del lago Bianco, dopo oltre 5000 anni di stabilità, mostrano oggi nuovamente un ritmo di scioglimento spaventoso. Secondo le stime, potrebbero scomparire entro i prossimi due decenni. “Comprendere le dinamiche passate dei ghiacciai alpini in relazione ai cambiamenti climatici – concludono gli scienziati – potrà aiutare a valutare il ritmo della futura perdita di ghiacciai nelle Alpi”.

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Un commento

  1. Il caro amico e compianto Aldo Bonino gestore del Rif.Teodulo anni 80,soleva dopo al chiusura estiva durante il mese di ottobre percorrere, mentre risistemava il Rif. le pietraie verso la cresta del Furggen e trovava resti di monete romaniche e reperti che poi consegnava a Chatillon. All’epoca dei reperti pare non esistesse, l’ancora del Bontadini impianto vetusto e scomparso, e quindi vi erano passaggi in quota,(senza Arva, ovviamente ,ne Guide, all’epoca la Valle d’Aosta non aveva ne Giglio ne Amministratori varii. Tutto questo con buona pace per chi confonde Clima con Inquinamento, La preponderanza dei flussi climatici con i relativi cambiamenti e tempi, accanto ,alle meccaniche è di gran lunga meno influenzabile di quanto invece può influenzare nelle dinamiche dell’habitat l’inquinamento, e la sovra popolazione……A riguardo leggersi qualcosa del Prof.Prodi, non il politico, ma bensì il fratello. Auguri di un buon 2021

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