Pareti

Pilastro Rosso: Della Bordella, Cazzanelli e Ratti liberano “Incroyable”

Quasi una goccia d’acqua che cade verticale la nuova via sul Pilastro Rosso di Brouillard aperta da Matteo Della Bordella, François Cazzanelli e Francesco Ratti. Corre centrale per otto tiri e 290 metri di sviluppo. I tre hanno impiegato due giorni per aprirla e uno per liberarla. Sono saliti verso la metà delle scorsa settimana, con loro si trovava anche la guida del Cervino Isaïe Maquignaz che con Matteo ha liberato il tiro più duro (8a, circa a metà via). François e Francesco si sono invece occupati degli altri tiri.

La via, chiamata Incroyable, può diventare uno degli itinerari più interessanti del Pilastro dove, in tutto, è possibile cimentarsi su cinque percorsi. Il primo venne tracciato nel 1959 da Walter Bonatti e Andrea Oggioni nei primi giorni di luglio. Nelle settimane precedenti ci avevano già provato altre due volte, senza però riuscire a chiudere la salita. Il loro obiettivo era raggiungere la cima del Monte Bianco seguendo il Pilastro (via Bonatti-Oggioni). Attaccarono dal versante sud-est il 5 luglio e sbucarono in cima al Bianco dopo un bivacco in parete. Furono loro a chiamare la struttura granitica “Pilastro rosso”.

Passarono ventuno anni prima che una nuova cordata tornasse sul Pilastro per aprirvi una via. Furono Flaviano Bessone, Ugo Manera, Isidoro Meneghin e Mario Pellizzaro in salita lungo il versante est-nordest (via dei dilettanti) in sole 18 ore. Nel 1983 toccò poi a Patrik Gabarrou e Alexis Long (direttissima Gabarrou-Long) salire da est tracciando uno degli itinerari più belli e affascinanti del Pilastro. L’ultima importante realizzazione, prima di Incroyable, fu la via les Anneaux Magiques aperta il 19 luglio 1989 da Daniel Anker e Michel Piola. Il tracciato, che segue la parete est-sudest, sale tra la Gabarrou-Long e la Bonatti-Oggioni. Non raggiunge la cima del pilastro, ma ne supera due terzi.

È in questo scenario che si inserisce la nuova via di Della Bordella, Cazzanelli e Ratti. Un nuovo capitolo per un terreno dove ogni anno sembra sempre non esserci più spazio per nuove creazioni.

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