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Ferrate in Dolomiti, in edicola numero speciale di Meridiani Montagne

È in edicola il numero speciale di Meridiani Montagne “Ferrate sulle Dolomiti”. Un primo volume di tre (gli altri punteranno lo sguardo sulle Alpi Occidentali e sugli Appennini).

Quando si parla di vie ferrate il primo pensiero va alle Dolomiti, territorio calcareo solcato da circa 150 percorsi attrezzati. Itinerari per tutti, adatti anche ai principianti che vogliono sperimentare l’adrenalina della verticalità. In Dolomiti poi le vie ferrate sono occasione per calcare i passi della storia, molti di questi tracciati risalgono infatti alla prima guerra mondiale. Erano camminamenti utili a velocizzare i movimenti dei militari lungo le postazioni montane.

È di questo che parla il primo numero volume della trilogia di Speciali che Meridiani Montagne dedica alle vie ferrate. Dal gruppo del Sella alla vicina Marmolada, la regina delle Alpi; dalle Dolomiti Ampezzane a quelle di Sesto; Il Civetta e le Pale di San Martino, l’unica area dolomitica dove le ferrate non risalgono al periodo bellico. Sono invece frutto di una nuova prospettiva turistica. E poi ancora Moiazza e Dolomiti Bellunesi. Un viaggio a tutto tondo tra i più affascinanti percorsi del territorio.

In allegato troverete la carta con gli itinerari.

Sempre in edicola potete trovare la monografia di Meridiani Montagne dedicata alle Alpi Giuliel’ultimo lembo, verso est, della catena alpina, da esplorare con lo straordinario contributo di una delle alpiniste più forti del mondo: Nives Meroi, che da anni vive ai piedi di queste montagne.

L’editoriale del direttore

La copertina del numero

Questo il primo di una serie di numeri speciali di Montagne dedicati alle vie ferrate e ai sentieri attrezzati d’Italia. Una selezione degli itinerari più interessanti, che abbiamo deciso di ripartire geograficamente in tre grandi aree: Dolomiti, Alpi Occidentali e Appennini.

Storicamente le ferrate furono concepite per rendere alcune cime accessibili anche agli alpinisti meno esperti, o permettere ai semplici escursionisti di raggiungere punti particolarmente suggestivi tra le montagne: luoghi che mai sarebbero stati alla loro portata se cenge e pareti non fossero state munite di scale, staffe e catene. In area dolomitica, come racconta Cristina Zerbi nell’articolo introduttivo, il primo abbozzo di sentiero attrezzato vide la luce già nella seconda metà dell’Ottocento, con la realizzazione di una serie di gradini alla Bocca di Brenta. L’intento annunciato aveva un che di cavalleresco: rendere fruibile “anche alle signore” l’ostico passaggio.

La prima ferrata dolomitica vera e propria nacque solo qualche anno dopo, nel 1903, lungo la cresta ovest di Punta Penia, in Marmolada. Oggi, nelle Dolomiti, di ferrate se ne contano circa 150. Un numero sorprendentemente alto, spiegabile col fatto che gran parte di esse ricalca percorsi risalenti alla Grande guerra, combattuta aspramente su questi monti, la cui morfologia fu alterata da gallerie, mine, passaggi e camminamenti. Uno dei più recenti e importanti progetti è proprio l’alta via Dolomiti senza confini, che si sviluppa su vie ferrate e sentieri attrezzati realizzati durante la Prima guerra mondiale dai contrapposti eserciti italiano e austriaco sul Monte Paterno, la Torre Toblin, la Cima Undici, la Croda Rossa di Sesto e il Monte Cavallino.

Va detto che il tema delle vie ferrate divide da sempre gli amanti della montagna. C’è chi le apprezza e chi le condanna come diseducative e pericolose. Noi per questo abbiamo voluto fare una scelta salomonica, evitando le ferrate realizzate solo a scopo turistico o sportivo e concentrandoci su quelle che hanno una valenza storica o paesaggistica riconosciuta. Buona pratica.

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