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Alpi Giulie: in edicola o a casa tua il nuovo numero di Meridiani Montagne

Dal 5 maggio è disponibile il numero di Meridiani Montagne dedicato alle Alpi Giulie, montagne grandiose sebbene nessuna di queste vette, tra Friuli e Slovenia, arrivi a toccare i tremila metri.

Triglav, Mangart, Jôf Fuart e di Montasio, Monte Canin, Cimone. Vere e proprie vele di calcare che s’innalzano dai fondovalle. Tra le loro pareti rimbalzano ancora gli echi delle gesta dei primi esploratori dell’Ottocento e le parole del loro più appassionato cantore, Julius Kugy. Un territorio dai contorni misteriosi fatto di isolati rifugi, profondità carsiche, valli selvagge, ma che regala anche le rasserenanti visuali di aeree cenge erbose, del vasto Altopiano del Montasio, e l’incanto della foresta demaniale più estesa d’Italia, quella di Tarvisio.

A 17 anni dalla prima monografia e a 12 da quella dedicata alle Giulie Occidentali, Montagne torna a esplorare l’ultimo lembo, verso est, della catena alpina. E lo fa con lo straordinario contributo di una delle alpiniste più forti del mondo: Nives Meroi, che da anni vive ai piedi delle Giulie.

Il numero di Meridiani Montagne “Alpi Giulie” si trova in edicola, ma può anche essere ricevuto a casa: è ancora attiva la promozione di Editoriale Domus #riceviloacasa che vi permette di acquistare l’abbonamento per 6 mesi (3 numeri) di Meridiani Montagne a un prezzo speciale pari a uno sconto del 43%.

L’editoriale del direttore

A presentarci il numero “Alpi Giulie”, il direttore di Meridiani Montagna Marco Casareto:

Già l’immagine di copertina rende, da sola, l’idea: nonostante le quote relativamente basse (nessuna cima supera i 3mila metri) le Alpi Giulie sono montagne incredibilmente imponenti. Monti prevalentemente calcarei e ricchi d’acqua, segnati da importanti fenomeni erosivi e carsici. Alla severità degli ambienti si accompagna tuttavia la bellezza di una natura incontaminata, primigenia. Un misto di asprezza e dolcezza. Fieramente selvagge, le Giulie rimangono restie a farsi addomesticare: periodicamente frane, slavine e temporali provvedono a sconvolgere i faticosi lavori di sistemazione dell’uomo. Così non è sempre detto che un sentiero tracciato sulla carta sia effettivamente percorribile. Una sicurezza però c’è: quella di trovarsi spesso immersi in un silenzio quasi irreale. Ancora oggi sono montagne poco frequentate. Ma il relativo isolamento ne ha preservato la ricchezza biologica: in alcune valli sopravvivono specie altrove scomparse, come la lince e il castoro. Altre specie stanno lentamente ripopolando la Foresta di Tarvisio, la più grande foresta demaniale d’Italia. Poste all’estremo est della catena alpina, a cavallo tra Italia e Slovenia, per anni le Giulie sono rimaste ai margini anche del grande alpinismo. “Qui da noi nessuno veniva ad arrampicare, a parte qualche triestino” ricordava il grande Ignazio Piussi, che in Val Raccolana era nato, “l’élite era tutta in Dolomiti”. Più tardi, tra questi calcari slavati è cresciuta un’altra leggenda dell’alpinismo, Nives Meroi. È scalando queste pareti aspre, come racconta a pag. 46, che ha “imparato a coltivare un alpinismo pulito e senza scorciatoie, fondato su una consapevole autonomia fisica e psicologica. Perché su quei sentieri di confine ogni passo all’insù bisognava essere in grado di farlo anche all’ingiù”. Nives la definisce la “formula delle Alpi Giulie”, quella che le ha permesso poi di compiere le grandi imprese alpinistiche per cui è conosciuta oggi in tutto il mondo.

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