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“Dolomiti senza confini” nel nuovo numero di Meridiani Montagne

Dolomiti senza confini“, la prima alta via a tappe realizzata concatenando ben 12 ferrate, sarà protagonista del numero di Meridiani Montagne in edicola nei prossimi giorni.

L’alta via è un percorso di 108 chilometri che consente di restare sempre in quota, godendo di albe e tramonti per nove giorni, sviluppandosi lungo il fronte della Grande guerra, tra le Dolomiti di Sesto e le vicine Alpi Austriache.

Uno spettacolare itinerario, di enorme valore storico e alpinistico, a cui, a poco meno di un anno dalla sua inaugurazione, Meridiani Montagne ha dedicato uno studio inedito, con tutti i suggerimenti, le cartografie, le informazioni utili a vivere un’immersione travolgente, in vicende epiche e poco note.

 

A presentarcelo l’editoriale del direttore Marco Casareto:

Oggi in migliaia frequentiamo le Dolomiti di Sesto: per svago, per passione, per scappare dalla città. E mentre ne percorriamo i sentieri abbigliati di tutto punto, con scarpe comode, materiali tecnici, lo spuntino nello zaino e il cellulare a portata di mano, è difficile immaginare come un secolo fa, su questi stessi monti, Alpini e Kaiserjäger riuscissero a sopravvivere con le loro pesanti uniformi di panno, troppo calde d’estate e insufficienti a proteggere dal freddo d’inverno, i duri scarponi di cuoio, il rancio che poteva non arrivare per giorni e le comunicazioni affidate a un pencolante cavo telefonico.

La maestosità di queste montagne e la loro bellezza è ancora sfregiata dalle trincee, dai camminamenti, dalle gallerie scavate nella viva roccia durante quell’insensata guerra che nella seconda decade del Novecento vide decine di migliaia di giovani italiani e austriaci combattersi tra immani fatiche e sofferenze.

È proprio dalla volontà di consapevolizzare noi oggi dell’assurdità dei conflitti armati che, su iniziativa di alcuni rifugisti e guide, è nato il progetto “Dolomiti senza confini”. Un circuito di circa 90 chilometri che si snoda sui sentieri storici della Grande guerra fra Alta Val Pusteria, Alto Bellunese e Tirolo Orientale collegando tra loro due Stati, tre regioni, quattordici rifugi d’alta quota e tre malghe. Dalle Tre Cime di Lavaredo al Monte Cavallino, passando per il Popera e la Cima Undici, fu una vasta zona strategica in cui si vissero patimenti, massacri, congelamenti, follie. E che l’Unesco ha in tempi recenti dichiarato, per la sua bellezza, patrimonio dell’Umanità. Percorsi di guerra che diventano di pace. Montagne che da barriere si fanno ponti. Oltre ogni politica, oltre ogni confine, oltre la natura stessa, che quassù è sì straordi- naria ma anche impervia, infida, spesso impraticabile. Ci sono voluti due anni di lavori per attrezzare e mettere in sicurezza tutti i sentieri.

L’inaugurazione è avvenuta lo scorso giugno, a un secolo esatto dalla fine del primo conflitto mondiale, alla presenza di tre alpinisti d’eccezione: Reinhold Messner, Fausto De Stefani e Hans Wenzl. A suggello che qui gli appassionati di montagna, di qualsiasi nazionalità, potranno per sempre incontrarsi in amicizia.

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