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“Produci consuma crepa”. L’impresa dei Ragni Schiera e Marazzi sul Cerro Mariposa

Secondo appuntamento dell’anno con la serie di film dedicata alle imprese alpinistiche dei Ragni di Lecco. Dopo esser saliti sulla parete Est del Cerro Torre in compagnia di Matteo Della Bordella e Matteo Pasquetto, nel mese di febbraio ci spostiamo sul Cerro Mariposa. Vetta patagonica su cui, nel 2017, i due Maglioni Rossi Paolo Marazzi e Luca Schiera hanno aperto la via “Produci consuma crepa”.

Una spedizione esplorativa, in un angolo ancora incontaminato della Patagonia, di cui l’apertura di questa via ha rappresentato solo un tassello. Entusiasmante è stato per certo anche l’avvicinamento a cavallo e a colpi di machete attraverso la giungla per un centinaio di chilometri lungo il Rio Turbio. Così come il rientro in canotto fino al villaggio di El  Bosòn dopo aver toccato la vetta.

“Produci, consuma crepa” si sviluppa per 900 metri sulla parete Nord Est del Cerro Mariposa, salendo a sinistra de “La Vuelta de los Condores”, via aperta da Will Stanhope, Marc-Andre Leclerc and Paul McSorley nel 2014.

Portare a termine l’impresa non è stato facile. Schiera e Marazzi erano partiti nel mese di febbraio, trovando però, una volta giunti in Patagonia, maltempo per oltre un mese e pareti cariche di neve. Dopo una lunga attesa, bloccati dalle forti piogge in un capanno, avevano deciso di sfruttare una breve finestra di bel tempo per un tentativo in velocità, e tornare così a casa col bottino.

“Avevamo zero speranze – raccontava Schiera in un messaggio inviato ai Ragni di Lecco – Poi il 15 e 16 abbiamo scalato (quasi completamente sotto l’acqua di fusione) e siamo arrivati in cima giovedì notte. Siamo scesi il giorno dopo dalla via e rientrati velocemente per usare la finestra di bel tempo. È stato un viaggio incredibile, forse il migliore di tutto questo mese”.

Il video racconto, dal titolo “Produci consuma crepa”, per la regia di Achille Mauri, è disponibile dal 17 febbraio sul canale Youtube dei Ragni di Lecco.

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4 Commenti

  1. L’occidente e non solo purtroppo,sidefinisce la patria della libertà, ma la libertà principale che abbiamo è quella di entrare in un ruolo di subordinazione nel lavoro. Quando si esercita una libertà del genere è perso ogni controllo su ciò che si fa, che si produce, e su come è prodotto. Alla fine il prodotto non ti appartiene. L’unica possibilità di evitare sfruttamento e prepotenze è la rinuncia ad una vita normale. Tutto questo conduce alla nostra seconda libertà: quella di morire di fame.

    1. Che bel commento, crudo così come deve essere, complimenti. Ti auguro di poter vivere nel modo che più ti è congeniale. Ti stimo tantissimo!

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