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Alta quota, Primo Piano

Everest. Team polacchi in arrivo al campo base. Kilian Jornet “instagrammato” a Gorak Shep

Un sabato di movimento sulle pendici dell’Everest. Di primo mattino è arrivato sui social l’annuncio dell’imminente partenza da Gorak Shep (5.164 m) alla volta del campo base (5.364 m) della spedizione polacca diretta al Lhotse.

“Presto arriveremo al campo base e otterremo ciò per cui siamo venuti!”, si legge in un post carico di energie pubblicato all’alba da Oswald Rodrigo Pereira, PR manager del Polish Winter Himalaism Program.

Poche ore dopo, alle 10:46 ora italiana, la pagina FB ufficiale della spedizione “Polski Himalaizm Zimowy im. Artura Hajzera” conferma l’arrivo al CB della squadra polacca costituita da Mariusz Grudzień, Wadim Jabłoński, Bartosz Ziemski, Mariusz Lange, Piotr Krzyżowski, Mariusz Hatala, Maciej Kimel, Piotr Hercog e Oswald Rodrigo Pereira, sotto la guida di Marcin Kaczkan e Rafał Fronia. Quest’ultimo, come si legge nel medesimo post, tenterà anche la salita senza ossigeno supplementare dell’Everest. 

Il team, che questa estate si è cimentato con successo nella salita del Nanda Devi East, prosegue il programma di preparazione in vista della spedizione al K2 prevista per l’inverno 2020/2021.

Kilian Jornet a Gorak Shep

Una foto scattata pre-partenza che ritrae Oswald Rodrigo Pereira con Kilian Jornet, ci consente di localizzare il catalano, i cui movimenti sono ormai legati alle spoilerate su Instagram dei polacchi. Non solo del team di Kaczkan ma anche e soprattutto di Andrzej Bargiel, che è stato il primo a rompere il silenzio in merito a questa spedizione misteriosa, pubblicando la prima foto di Kilian sull’Everest negli scorsi giorni.

A differenza di quanto accaduto sul Nanga Parbat a seguito della fuga di notizie sulla presenza di Nirmal Purja a campo base per mano di Sergi Mingote, stavolta il protagonista non sembra contrario alla divulgazione di indizi sulla sua presenza in campo. Dopotutto il perché sia lì continua a restare un mistero. E la curiosità dei follower e degli appassionati di alpinismo cresce ad ogni scatto e ad ogni giorno in più di silenzio mediatico.

Gorak Shep dovrebbe rappresentare, stando alle ipotesi avanzate dalla rivista Desnivel, il punto di partenza per la salita di Kilian, che quest’anno potrebbe avere in mente di arrivare in vetta passando dal versante nepalese. Da Gorak Shep potrebbe avere intenzione di affrontare la salita dell’Everest in velocità, riducendo al minimo il materiale e senza bisogno della tenda per il campo base. Un nuovo tentativo che gli consentirebbe forse di appianare le polemiche sulla doppia salita del 2017.

Le altre ipotesi, derivanti da fughe di notizie dal Nepal, parlano di un permesso per il Lhotse (Murari Sharma della Everest Pariwar Treks avrebbe dichiarato al The Himalayan Times che Jornet porterà sul Lhotse una squadra di tre persone) o del tentativo di aprire una nuova via da C2. Come per i polacchi, anche la spedizione di Jornet continuerà nel silenzio. Almeno di sua iniziativa.

Team di Bargiel oggi al campo base

Anche Andrzej Bargiel, partito con il suo team a fine agosto per salire in vetta all’Everest senza ossigeno supplementare e tentare la discesa integrale con gli sci (Everest Ski Challenge), oggi dovrebbe raggiungere il campo base. Anche in questo caso è una story Instagram a informarci dei fatti.

L’Everest al tempo dei social

Il fatto che aggiornamenti quasi in tempo reale giungano dalle alte quote nepalesi più rapidamente attraverso i social che attraverso i canali ufficiali di comunicazione fa sempre riflettere.

Dov’è finito l’alpinismo di un tempo, quello delle esplorazioni silenziose? È la domanda che sorge spesso spontanea. Una posizione contrapposta a chi apprezza il poter vivere istante dopo istante spedizioni in luoghi che per molti resteranno solo un sogno.

Senza entrare nel merito della polemica, è indiscutibile il carico emotivo che questi alpinisti 2.0, carichi di reflex, go-pro e chi più ne ha più ne metta, sono in grado di trasferirci attraverso lo spazio e il tempo. Sul versante polacco, entrambi i team stanno mostrando un impegno estremo nella divulgazione non tanto del loro cammino, della loro avventura che ancora non entra nel vivo, ma dell’ambiente e della cultura dei popoli himalayani.

Di scatto in scatto siamo approdati a Kathmandu, per poi volare a Lukla. Abbiamo intrapreso l’affascinante trek verso il campo base dell’Everest, ammirando paesaggi e sfumature del cielo. Un cielo che accoglie all’alba gli alpinisti spesso carico di nubi, che si dileguano nelle ore centrali della giornata per fare ritorno, talvolta con piogge copiose, nel tardo pomeriggio. Forse è il caso di rimandare giudizi e condanne e provare a emozionarci un po’.

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