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Alpinismo

Il figlio di Maestri contro il documentario sulla prima salita del Cerro Torre e la “multinazionale Messner & Co.”

Cesare Maestri, Toni Egger, Reinhold Messner, Cerro Torre, documentario, polemica, Gianluigi MaestriCesare Maestri in “Perdutamente Cerro Torre – Da Cesare Maestri a Casimiro Ferrari” di Paola Nessi – Foto FB @Trento Film Festival

Pochi giorni fa il Cerro Torre e la sua storia sono diventati argomento di condivisione e riflessione tra gli appassionati del mondo alpinistico, quando è stata divulgata la notizia delle riprese in corso al momento in Alto Adige del documentario di Reinhold Messner sulla controversa prima salita della vetta patagonica ad opera di Cesare Maestri e Toni Egger.

Un film in cui Messner ha dichiarato di voler mostrare la realtà dei fatti perchè “la montagna non dice bugie”. E per realtà intende dire che Cesare Maestri, su quella vetta, non ci sia mai arrivato. Né in quel febbraio del 1959 né successivamente nel 1970 insieme a Cesarino Fava. Troppo grande, per il Re degli Ottomila, il peso dell’assenza di prove del passaggio di Maestri e Egger al di sopra del nevaio triangolare, troppe le contraddizioni dei racconti di quella prima salita.

Una posizione espressa da Messner già negli anni ’90 con l’uscita del libro “Il grido di pietra”, ribadita negli scorsi giorni e che non ha tardato a suscitare reazioni da parte di Gianluigi Maestri, figlio di Cesare, i cui pensieri sono stati resi pubblici attraverso un lungo post pubblicato su Facebook che vuole essere una lettera aperta alla collettività (che riportiamo nella sua interezza) per riflettere insieme su quella che viene definita la “multinazionale Messner & Co.

La “multinazionale Messner & Co.”

In un certo senso con questo mio scritto mi dispiace fare pubblicità a questa sorta di “multinazionale Messner & Co.”. Non ne ha bisogno, dal punto di vista mediatico è fortissima, in poco spazio temporale ha pubblicato centinaia di libri ( probabilmente le parole scritte su questi sono più dei passi fatti in montagna dal noto scalatore Reinhold Messner), ha prodotto film, documentari, conferenze, consulenze, interagendo nel mondo della montagna e della pubblicità commerciale in un modo unico nel suo genere.
Per questo motivo parlare del suo nuovo documentario/film sulla salita del Cerro Torre fatta nel 1959 da Toni Egger e Cesare Maestri che sta girando in questi giorni, potrebbe essere superfluo visto che ormai la notizia è uscita su tutti i quotidiani ed in rete.
Purtroppo invece sono costretto a scrivere queste mie righe per evidenziare una cosa fondamentale che probabilmente a molti passa inosservata.
Come ogni “multinazionale” che “si rispetti”, ritengo che anche questa sorta di “multinazionale Messner & Co.” ( per semplificare la lettura da ora in poi la chiamerò “m.M.&Co.”), ha un massiccio ritorno economico sul proprio operato. In questa ottica lavora e si esprime trovando canali mediatici che diano proficuo risultato su quanto prodotto.
Il documentario in questione, a detta della “m.M.&Co.” sarà girato con attori e avrà la regia di Reinhold Messner, si baserà su fatti presunti, o su verità assolute che ormai Messner ha l’abitudine di far digerire a tutti visto che si trova in una posizione di dominio mediatico nel mondo alpinistico, con una supponenza che credo sia molto vicina a quella dell’oracolo di Delfi. 
Logicamente, agli attori che interpreteranno Toni Egger, Cesarino Fava, Cesare Maestri o chiunque altro, farà fare e dire cose che abbiano un forte impatto sul pubblico, proponendo la sua visione dell’accaduto discostandosi dal reale svolgimento storico della vicenda.
A questo punto della sua vita, Cesare non ha più la voglia di entrare in polemiche, ma soprattutto ormai alle soglie dei 90 anni non ha più la forza e nemmeno la capacità di ribattere o di contestare quanto gli accade in questi ultimi scampoli di vita. Toni e Cesarino non ci sono più e il fatto che si voglia entrare in ricostruzioni storiche senza la possibilità di alcuna contestazione da parte dei diretti interessati, ne dice molto sulla bassezza di questo futuro film.
Per questo motivo, mi sento di entrare io nella testa di Cesare e di interpretare quanto dico come se fossi lui stesso, conoscevo molto bene anche Cesarino Fava e con sua figlia Andrea siamo da tutta la vita come fratelli.
Cesare ha sempre sostenuto che la parola data da un alpinista sulla propria salita deve essere ritenuta sacra, altrimenti tutta la storia dell’alpinismo dovrebbe essere riveduta e corretta magari tramite valutazioni soggettive o prove confutabili. Certe acclamate imprese ancora oggi sono tali perché è stata data fiducia all’alpinista che le ha compiute ed anche sul modo in cui le ha portate a termine.
Leggo per esempio una “verità assoluta” rilasciata ai giornali da Messner: “con la seconda salita con il compressore Maestri ha dimostrato di non essere salito la prima volta nel 59, perché se vuoi dimostrare di essere già salito in precedenza scegli la stessa strada e lo stesso metodo oppure uno simile, e non un altro metodo”. Me lo vedo Messner mentre pronuncia questa arringa, con il suo accento tedesco/italiano con l’enfasi di un frigorifero alla massima potenza e con una sensibilità ed umanità che rasenta il freddo di un ghiacciolo.
Cesare non è mai stato così, Messner non lo potrà mai capire, troppo distante caratterialmente e culturalmente nelle forme di vita che gli appartengono.
Cesare ha scelto di cambiare versante e via nel 1970 perché considerava fosse stato un azzardo ai limiti dell’incoscienza la salita del 59, e con l’esperienza vissuta in quel frangente decise che quel lato di montagna ponesse meno in pericolo le persone che vi arrampicavano. Per quanto riguarda il “metodo”, Cesare è sempre stato un precursore di stili di arrampicata e il compressore da 110 chili non faceva altro che anticipare i trapanini elettrici di neanche un chilo usati ora. Aggiungo che ai tempi non esisteva un’etica sul come affrontare la montagna, l’importante era salirci ed anche scalatori famosi come Bonatti e molti altri mostri sacri dell’alpinismo usarono per esempio le staffe. A quanto sento nei discorsi fatti da Cesare, lui stesso oggi arrampicherebbe con un diverso sistema e ammira i giovani scalatori che oggi affrontano la montagna senza ausilio di mezzo alcuno. Ma ripeto, non posso pretendere che uno come Messner questo lo capisca.
Ma continuando sulla salita del 1959 ( 60 anni fa ), ecco che la “m.M.&Co.” ha bisogno di collaborazione esterna, in quanto Messner non ha mai messo una mano sul Cerro Torre, lo ha sempre e solo visto da un elicottero. Per trovare la “verità assoluta” questa volta viene usata l’esperienza di un altro arrampicatore che è riuscito a salire quel versante della montagna, non per la via Egger Maestri, ma facendo un altro tragitto e soprattutto in altre condizioni atmosferiche, che ora non hanno nulla a che vedere con quelle dell’epoca (il clima nella zona del Torre è profondamente cambiato, come in tutte le altre parti del mondo, adesso in parecchi periodi dell’anno c’è addirittura scarsità di nevicate). Questo arrampicatore sostiene che Toni e Cesare non vi salirono perché dopo un tratto iniziale in cui trovò resti di materiale, più avanti non trovò più segni di passaggio, e qui per la “m.M.&CO.” il terreno è fertile per una sua “verità assoluta”. Non tiene conto però dell’intervento che fece all’epoca Cesarino Fava e che riporto qui : “ che Toni Egger e Cesare Maestri abbiano raggiunto la vetta del Cerro Torre io non ho dubbio alcuno. In quel preciso momento il Cerro Torre era come un gigantesco “iceberg” di neve e ghiaccio smaltato dai venti umidi dell’Ovest e indurito dal freddo. E Toni Egger aveva anticipato di almeno dieci anni l’arrampicata sul ghiaccio. Si è trattato della cordata più forte e completa che al tempo si poteva immaginare”.
Cesare nel corso della sua carriera alpinistica, anche se avrebbe potuto non si è mai nemmeno sognato di attaccare altri alpinisti per storie di dubbie salite o morti di propri compagni di cordata, e nemmeno di salite storiche su degli 8.000 fatte con delle “prove leggere” che avrebbero potuto anche essere attaccate. Ma lui ha umanità da vendere, qualità che a molti manca.
Ma non è finita qui, già ora la “m.M.&CO.” fa capire che non è nemmeno d’accordo sul fatto che Cesare sia arrivato in cima al Torre nel 71 (a meno che non intenda in cima al fungo sommitale che si modifica nel corso delle nevicate, Cesare ha sempre detto che sopra il fungo non ha ritenuto di doverci andare perché fittizio) , facendo finta di dimenticare che Cesare non era solo, ma con i compagni di arrampicata Carlo Claus ed Ezio Alimonta. A quando l’uscita di libri e film sulla contestazione di questa salita?
Ma questo è il businnes, bisogna farci il callo.
D’altronde le contraddizioni di Messner mica le invento io, Deputato Verde in politica ma aperto nei confronti della caccia nella realtà, alla ricerca dell’acqua pura nella pubblicità per aumentare le vendite di quell’azienda facendo danni all’ambiente per il trasporto su strada della merce, animalista ma nello stesso tempo pubblicitario dello speck , per ultima la polemica con Jovanotti per il concerto di due ore di un cantante che per antonomasia è da sempre vicino all’ambiente, Messner stesso costruisce un museo di dubbia immagine montana che nello stesso posto convoglia centinaia di migliaia di persone a vedere pezzi pregiati “portati” da lui personalmente dal Tibet.
Quello che spero di essere riuscito a spiegare, è il fatto che si debba smettere di speculare su
mio padre, le montagne sono stupende, peccato che ci siano anche gli umani.

Gianluigi Maestri
Madonna di Campiglio

Lapidaria la risposta di Messner, che ribadisce come sia la montagna stessa ad aver dimostrato che Cesare Maestri non sia mai salito sul Cerro Torre nel 1959 e che il documentario non cambierà di una virgola la storia di quella salita.

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28 Comments

  1. Multinazionale Messner & co. Bah.

    A me sembra solo invidia.

    Messner sa vendere bene il suo prodotto. È un uomo brillante e poliedrico. Chi avendone le possibilità non farebbe come lui?

  2. Garibotti che non è per niente simpatico ha portato prove fotografiche inoppugnabili sulla non salita del ’59. Per tutto il resto sono d’accordo con il figlio di Cesare che era un idolo per tutti noi, messner sta invecchiando decisamente male e di certe uscite non se ne può più

  3. Grazie Gianluigi Maestri.
    E grazie anche a Cesare Maestri che ancora oggi accoglie gli appassionati della montagna con affetto, spesso rocordando insieme a loro tempi passati. Purtroppo la storia è piena di signori “so tutto” e sarà difficile liberarsene.
    La cosa che mi dispiace veramente è assistere al decadimento di una figura di enorme spessore alpinistico come R. Messner (del quale ho letto tutto) che, a mio modesto avviso, non avrebbe bisogno di fare sempre polemica per farci ricordare quanto è stato grande con le sue imprese.
    Grazie.

  4. ho conosciuto Maestri e Messner, con Maestri abbiamo arrampicato in cordate parallele ridendo e scherzando … con Messner era impossibile scherzare … non mi interessa l’impresa, io valuto l’umanità … e la differenza è abissale

    1. Quindi Gabriele Roth, fammi capire: quando devi andare che ne so dal medico vai da quello simpatico ma incapace?

      Siate più pragmatici…Messner dice quello che pensa è sincero. Stop.

  5. Che Messner non sia un mostro di simpatia ci sta. Resta il fatto che non è solo lui a dirlo che Maestri nel 59 non sali’ sul Torre. Il libro di Spreafico,Enigma Cerro Torre, mette in chiaro le cose,senza se e senza ma.Oltre il punto in cui scomparve il povero Egger non ci sono tracce di passaggio,chiodi o soste varie. Fatemi capire,hanno salito nel 59 una via durissima ancora al giorno d’oggi senza protezioni.? Magari in conserva? Almeno le soste per le calate dovevano esserci o hanno disarrampicato sul 6 c ????????

    1. Se è per questo Maestri la vetta del Cerro Torre non l’ha raggiunta neppure con il compressore, perchè non ha scalato il fungo sommitale… Dire che il fungo non fa parte della montagna è un’emerita cazzata… Diversamente si potrebbe fermarsi 25 metri sotto la vetta del Monte Bianco e sostenere di averne raggiunto la vetta..

  6. Se questo è il mondo dell’alpinismo oggi è proprio uno schifo….prima se la sono presa con Daniele Nardi..ora con Maestri…MAH SEMPRE PESSIME USCITE,,,
    Grazie Gianluigi Maestri…per difendere tuo padre, non puoi fermare legalmente l’uscita del film??

  7. Al’universita’ di Trento ed anche altre tengono lezioni docenti di Filosofia sul tema specifico…cosa e’ mai la VERITA’?…
    Esistono verita’ non dimostrabili scientificamente e neppure falsita’ smascherabili… si parla, in logica matematica, di “Valore di verita’ ” chi ci sta ad accettare certi assiomi arriva a certe conclusioni, chi non ci sta …si costruisce un’altra teoria.
    Personalmente a quanto scritto da Cesare Maestri affido valore di verita’.
    Quanto al film..potrebbe avere un taglio che lascia in sospeso..non lo fermerei a priori.Non si sa mai che non si trovi la famosa macchina fotografica di Egger…come si e’ trovato parte del corpo e lo scarpone di Gunther Messner.In sospeso la questione Mummery.Per il momento esistono “dichiariazioni firmate da Cesare Maestri e Fava”..reperibili sul web..Ma poi …e’ cosi’ importante togliere dal contesto storico l’impresa del compressore ?Trovare chiodi o resti della salita del 59 ?
    Calma e rispetto, quando appunto ci sono i trapanetti a batterie ricaricabili da pannello fotovoltaico arrotolabile?.Chi poi pratica la libera completa senza assicurazione…ci fa( o si fa confezionare da appostati) il documentario ..ma ancora non e’arrivato ai 90 anni.

  8. non si riesce a scrivere niente, salta sempre il contatto, peccato.
    Io non ho scritto niente di tutto quanto volevo dire e quindi non si può pubblicare niente. Grazie.

    1. Mi piacerebbe Montagna TV risolvesse il probleba del refresh. Oltre a non poter scrivere è anche fastidioso leggere.

  9. non capisco tanto accanimento da parte di Messner su questa vecchia vicenda,ameno che non abbia ragione il figlio di Cesare…

  10. L’unico errore di Messner è fare un film su una BRUTTA storia fritta e rifritta, che l’alpinismo sarebbe bello non avesse mai visto. Peggiore ancora la salita con il compressore per difendere la bugia, violentando in quel modo la montagna. Maestri è stato veramente un grande arrampicatore e, anche se con queste due macchie, grande rispetto. Messner è stato un grandissimo; macchie del genere … neanche l’ombra.

  11. Che un figlio difenda un padre non é niente di anormale ma secondo me come lo fa Gianluigi Maestri mi sembra alquanto fuori luogo, innanzitutto l’acredine verso il modo di parlare di Messner colpevole di essere di lingua madre tedesca denota una sottile intolleranza, “enfasi di un frigorifero”, “sensibilità umana che rasenta il freddo di un ghiacciolo” sono di una ineleganza assoluta, é forse che dobbiamo tutti esprimerci ‘caldamente”? forse che tutta la gente debba avere la foga “latina”?. Che ne sa Gianluigi Maestri (e noi con lui) della sensibilità di Messner? Messner sta solo facendo un film su un fatto alpinistico avvenuto 60 anni, un fatto che come molti tanti altri (Mallery, il Lhotse di Martini e De Stefanis, la salita del Nanga Parbat da parte della Revol e del povero Tomek, o l’Annapurna del compianto Ueli Steck e innumerevoli altre) ha alimentato negativamente le cronache alpinistiche. Le prove, ci vogliono le prove, bene nel caso del Cerro Torre le prove non ci sono e fino a che sarà così’ qualsiasi persona, Messner compreso, avrà il diritto di dire ciò’ che pensa restando nei limiti di una dialettica sana senza mancanza di rispetto e senza denigrazione. L’informazione non prevede che chi la racconta prenda emozionalmente posizione, l’informazione deve essere neutra e restare fedele ai fatti. Solo quando avremo visto il film di Messner finito potremo dire ciò’ che pensiamo, allora potremo dire se Messner ha voluto solo fare business o ha voluto dare solo il suo semplice parere ed la sua interpretazione dei fatti. Quello che Gianluigi Maestri fa a Messner per me é un processo agli intenti. Razionalmente parlando la verità é che fino a quando non troveremo la macchina fotografica di Toni Egger la salita non é considerata effettuata, checché ne dicano i Maestri, padre e figlio. Personalmente queste cose mi toccano e mi turbano, sono vecchio e “romantico” ma quando leggo che Nives e suo marito Romano partono per una nuova via sul Kangbachen mi dico che nell’alpinismo non tutto é perduto.
    Cordialmente

  12. L’Ego di certi personaggi, vedi Messner, è così immenso che credono di poter/dover dire la loro opinione ogni volta che vogliono. Il fatto che abbia scalato dei cumuli di roccia con le sue abilità fisiche/la sua ambizione non lo rende superiore a nessun altro, e tanto meno non lo rende più in grado, rispetto a qualsiasi altra persona, di dare giudizi. Che tristezza.

    Piu di tutti è l’esempio pratico di uno che getta cemento (che durerà in piedi decenni e decenni) su una montagna per aprire dei suoi musei e poi si lamenta di chi fa un concerto per 2 ore.

    1. Ma hai letto qualche libro di Messner? Sapresti che lui non si è mai professato superiore a nessuno. Lo odiate solo perché è sempre sincero e diretto secondo me. Forse preferite i lecchini….

  13. Se qualcuno non lo avesse visto direttamente e poi testimoniato chi oggi crederebbe alla discesa in “free solo” (che fa figo) di Maestri della Via delle Guide al Crozzon di Brenta?

  14. chi è alpinista o sa di storia dell’alpinismo PURTROPPO sa come sono andate le cose. Le bugie in alpinismo hanno le gambe corte. Non deve dirlo Messner che Cesare non ci è arrivato sul Torre,tutti lo sanno.
    Per il resto, lode a Maestri grande uomo,immenso alpinista.

  15. A suscitare vecchie polemiche stizzose ..poi si viene azzittiti da disgrazia recente che ci toglie 3 alpinisti.Il passato si ripresenta in forme solo in parte nuove. Addesso meglio il silenzio.

  16. Gli antichi Romani dicevano: excusatio non petita, accusatio manifesta; scusa non richiesta, (auto)accusa evidente. Il documentario non c’è ancora e già si mettono le mani avanti. Serve a niente, per motivi evidenti e guarderemo volentieri la verità.

  17. Ma di cosa si sta discutendo?
    Della vanagloria di chi si cimenta in qualcosa di “INUTILE”
    Cio che ci rende orgogliosi é il passaggio in cima ad un
    Mucchio di roccia o ghiaccio?
    E per far questo dovremmo anche lasciar tracce e prove?
    IO IO IO! L’ho salito IO per primo!
    In questa follia mediatica abbiamo perso di vista la luna
    E ci stiamo concentrando sul dito che la indica!
    Si sa che la gente da buoni consigli se non puo piu dar cattivo esempio.
    Cosa e rimasto del caso K2?
    E della sud del Lotse?
    Solo per citare due noti casi simili a quello in questione.
    Concentriamoci sulla nostra passione sul gusto di andare in montagna
    E risparmiamoci queste vecchie stupide inutili e vanagloriose
    Diatribe sulla presunta paternita di un figlio che non appartiene a nessuno se non a se stesso.

  18. La verità di Messner è quella che neppure lui racconta sul nanga parbat e suo fratello: versioni sempre diverse nei diversi libri dove ne ha scritto. Leggetevi il libro di Hoemmlieb a proposito.
    E ai signori così sicuri di quel che sostengono, pregherei di dirmi se il 90% delle salite di Preuss siano vere: senza chiodi e senza testimoni. Perché credere a lui e a Maestri no?
    E la smetto qui, perché la lista è lunga anche per Messner…

  19. Chi scrive qui sa poco della storia del ’59. Poco o niente. Chi difende Maestri fa parte degli omertosi! Credo di permettermi una domanda: “Perché mai nessuno dei difensori ha provato a scrivere, non un libro, anche solo alcune pagine a difesa di Maestri?” “Perché non saprebbero da dove iniziare!”

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