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“Cerro Torre”. Messner torna con un film sulla controversa salita di Cesare Maestri e Toni Egger

Reinhold Messner ha iniziato lo scorso 7 aprile a coordinare in Alto Adige le riprese di un documentario sulla prima salita del Cerro Torre, la “montagna più difficile del mondo” che dà anche il titolo al film.

Quella raccontata in “Cerro Torre” è la vicenda controversa che ha visto come protagonisti gli alpinisti Cesare Maestri e Toni Egger, impegnati nella scalata della vetta patagonica nel febbraio 1959. Una spedizione di cui faceva parte anche Cesarino Fava che abbandonò però la cordata una volta raggiunto il Colle Nord.

Egger non tornò mai giù dalla montagna, stando al racconto del compagno di cordata travolto da una valanga nei pressi del nevaio triangolare della parete est dopo che entrambi avevano raggiunto la cima e i suoi resti furono ritrovati solamente nel 1974 sul ghiacciaio Torre. Maestri fu recuperato in fin di vita nella neve da Fava il 3 febbraio, 6 giorni dopo averli attesi alla base della parete.

Una storia con un finale tragico che ha lasciato un dubbio nella storia dell’alpinismo: i due raggiunsero mai la vetta?

L’assenza di prove del loro passaggio al di sopra del nevaio triangolare e le numerose imprecisioni e contraddizioni dei racconti di Maestri hanno portato alla conclusione, di cui appare certo Reinhold Messner, che la cordata del 1959 non abbia raggiunto la cima del Cerro Torre.

Una ulteriore prova deriverebbe dalla stessa decisione di Maestri di tornare sulla montagna nel 1970, insieme a Cesarino Fava, scegliendo una via differente da quella seguita nel 1959 e fermandosi alla base del fungo di ghiaccio sommitale, come da lui stesso successivamente dichiarato, poichè “il fungo di ghiaccio non fa veramente parte della montagna, e un giorno o l’altro cadrà“.

Una scelta che a Reinhold risulta assurda, perché “se vuoi dimostrare di esser già salito in precedenza scegli la stessa strada e lo stesso metodo oppure uno simile e non un altro metodo”.

Una polemica infinita, che ha avuto inizio negli anni ’90 con l’accusa del britannico Ken Wilson, cui seguì il libro dello stesso Messner dal titolo “Il grido di pietra” che ispirò l’omonimo film di Werner Herzog.

Cerro Torre”, di cui Messner oltre che regista è anche sceneggiatore, si apre con una citazione: “La montagna non vuole qualcosa, la montagna c’è, la montagna non dice bugie”. A sottolineare che non si tratti di un documentario focalizzato sull’etica ma sulla realtà.

Dopo il primo ciak in Patagonia dello scorso dicembre, per undici giorni le telecamere della Riva Film di Amburgo si sposteranno tra Bolzano, Castel Juval, Dobbiaco, Sesto e Solda.

Attore principale del documentario è Markus Pucher nei panni del giovane Maestri, vicariato da Hermann Schneider nelle scene da più anziano. Peter Ortner è Toni Egger, Sebastian Hofmüller Cesarino Fava e Markus Frings nei panni di moderatore radiofonico.

Dietro le quinte troviamo invece Simon Messner ad occuparsi di costumi e oggetti di scena, Alexander Denzer come responsabile dei mezzi di trasporto. E ancora Emil Da Soghe come ispettore di produzione, Albolina Film come service producer, Ammira Film responsabile del montaggio e della postproduzione.

 

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2 Commenti

  1. In campo logica matematica, esistono verita’ e falsita’ non dimostrabili e partendo dagli stessi assiomi..figurarsi in alpinismo.In Fisica un esperimento si puo’ ripetere in caso di dubbi..come una scalata.
    Auguri a Cesare Maestri..
    sul web tesine filosofiche sul concetto di verita’…sincerita’..utili in un tempo in cui tali valori sono liquefatti.Bisogna uscire dal contesto della prestazione sportiva ed esplorativa e volare piu’ alto.

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