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Alpinismo

Il primo cane a tentare l'Everest

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KATHMANDU, Nepal — Scodinzola a tutti gli alpinisti che passano, adora le croste di formaggio e sembra trovarsi a perfetto agio a 6.400 metri di quota. Si chiama Tashi lo splendido cucciolotto nero che stamattina si aggira fra le tende di campo 2, lasciando attoniti tutti gli alpinisti che da diverse ore si domandano come abbia fatto a passare i crepacci e le scalette dell’Icefall.

"C’è un cane qui a campo due! – ha esordito Silvio Mondinelli questa mattina al telefono satellitare – Nessuno sa come abbia fatto ad arrivare qui, a passare le scalette dell’Icefall, ma ormai è diventato la nostra mascotte… l’abbiamo chiamato Tashi, ed è il primo cane che tenta l’Everest! Un vero fenomeno, sembra far dispetto a tutti quelli che salgono con l’ossigeno".   

Mondinelli è arrivato a campo due stamattina molto presto, intorno alle nove del mattino. E poco dopo si è trovato davanti il cane scodinzolante, che lo guardava con occhioni spalancati. "Sono rimasto di sasso – racconta l’alpinista – poi gli ho dato qualcosa da mangiare. Le barrette e le vitamine gli fanno schifo, le sputa. Invece gli piace il formaggio: divora le croste in un baleno".

Dopo la colazione da Mondinelli, Tashi è ripartito ed ha ricominciato il giro tra le tende del campo, che in questi giorni di tentativi di vetta brulica di persone. "Appena arrivato sono stato invitato a mangiare il porridge dai miei vicini di tenda – racconta Mondinelli -. Non è molto buono, veramente… Poi un’altra spedizione commerciale mi ha invitato a pranzo. Oggi è così qui a campo 2,  in fondo è bello anche per questo! L’unica cosa che non capisco è perchè adesso mi chiamano tutti Silvio, fino all’anno scorso ero solamente "Gnaro". Mah, sarà contenta mia mamma!".

Poi Mondinelli racconta della folla sulla via di salita. "C’è una fila ininterrotta di persone – racconta l’alpinista e finanziere di Alagna – che sale da campo 2 fino allo Speron dei Ginevrini, 7.500 metri, dove si divide il cammino tra Lhotse ed Everest. E’ una cosa incredibile da vedere. Gli sherpa delle spedizioni commerciali, scurissimi per il sole che hanno preso, scendono carichi come muli di bombole mentre alcuni clienti, che evidentemente non hanno fatto nessun tipo di preparazione a casa, si muovono con gli scarponi d’alta quota goffi come se indossassero degli scafandri da sub".

Mondinelli, che ora sta aspettando l’arrivo dei tre sherpa che lo assisteranno nel lavoro da compiere sulla stazione meteorolgica di Share Everest, riposerà alcune ore in tenda e poi, nella notte, partirà con loro per gli ottomila metri di Colle Sud. Tutto il team salirà e compierà il lavoro senza ossigeno.

Foto Silvio Mondinelli.

Sara Sottocornola

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