Alpinismo

San Lorenzo, Up a caccia dell’alternativa

 

SAN LORENZO, Patagonia — Up individua un’altra via di salita sul Monte San Lorenzo, vicina comunque a quella prevista inizialmente, purtroppo in cattive condizioni. Oltrepassato il campo avanzato, la banda del Trip Two si è assestata in una truna di neve scavata ai piedi della parete Est della montagna. Ecco il racconto di Hervè Barmasse.  

“Alle sette di mattina di sabato 19 marzo, la pioggia ed il brutto tempo lasciano finalmente il posto ad un cielo blu, limpido e terso. Anche il barometro segna un aumento della pressione e così, dopo pranzo, andiamo verso il campo avanzato dove rimontiamo la nostra tenda Expé e finalmente, con tranquillità ci avviamo ad ammiriamo l’imponente parete Nord-Nordest del San Lorenzo.
 
Poiché la linea già pensata da diverse spedizioni e nostro obiettivo, cioè la Nordest, versa in cattive condizioni, notiamo non troppo lontano un canale con un tratto finale, in uscita, di misto delicato, che porta direttamente sui funghi sommitali e dunque in vetta. Molto interessante.
 
Siamo ancora molto lontani dalla montagna e dunque sulla decisione di seguire uno o quell’altro itinerario è meglio aspettare il giorno seguente, quando dal colle che divide i due enormi ghiacciai che scendono dalla base della parete avremo una visuale migliore.
 
La sera siamo rimasti in tenda a parlare del più e del meno, scherzando ridendo e prendendo in giro il Berna che assolutamente non vuole dirci come lo chiama la sua “bella” in intimità. Speriamo non sia un banale “cucciolo” o “trottolino amoroso”! Tutti comunque sentiamo la mancanza delle nostre belle. Se la nostra passione ci ha portato quaggiù su questa montagna il nostro cuore è rimasto in Italia con loro.
 
Il mattino seguente partiamo di buon’ora, carichi come muli per morene, pietraie e ghiacciai fino al colle citato poc’anzi e da dove, osservando meglio la parete, decidiamo di comune accordo di puntare su al canale “alternativo” alla via di salita prevista.
Fa caldo, non c’è vento, il cammino sul ghiacciaio si fa un po’ faticoso. Perdiamo un po’ di tempo a trovare la strada giusta tra enormi e spettacolari crepacci che spesso ci costringono a tornare sui nostri passi e dunque a cercare di nuovo la giusta direzione.
 
Sono le 16, dopo 1900 metri di dislivello, finalmente troviamo un accogliente posto per costruire una truna dove ci sistemiamo per la notte”.
 
 
Sara Sottocornola

 

 

 

 

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