Alpinismo

Oiarzabal fa pace con la Pasaban

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KATHMANDU, Nepal — C’è anche Juanito Oiarzabal al campo base del Manaslu, che quest’anno sembra essere diventato uno dei principali obiettivi della stagione autunnale. Oltre ad Edurne Pasaban, che ha già installato campo 1, e Nives Meroi, che sta per arrivare al campo base, si stanno dirigendo verso la montagna anche numerose spedizioni commerciali che hanno trovato difficoltà a raggiungere il Cho Oyu, in territorio tibetano, a causa della stretta burocrazia cinese.

Oiarzabal, che sul Manaslu potrebbe segnare il 23esimo ottomila della sua carriera, è giunto al campo base nei giorni scorsi con una spedizione basca del tutto indipendente da quella di Edurne Pasaban, che invece è impegnata sulla montagna con il team di Al filo de lo imposible. I due fuoriclasse baschi, nei mesi scorsi, avevano avuto alcuni screzi per via della spedizione al Dhaulagiri di Al filo de lo imposbile, dalla quale Oiarzabal era stato escluso perchè ritenuto "non più in grado". L’alpinista aveva così ripiegato sul Makalu, dove ha raggiunto il suo 22esimo ottomila.
 
Al Manaslu, però, si è presentata l’occasione per chiarire le cose con la Pasaban. "E’ strano trovarsi qui con due spedizioni diverse – racconta Edurne sul suo sito – dopo tanti anni in cui abbiamo arrampicato insieme. Una serie di equivoci ci hanno portato a questa situazione, che per fortuna qui abbiamo avuto modo di chiarire. Abbiamo parlato, ci siamo abbracciati e l’ho ringraziato, commossa, per tutto quello che ha fatto per me e per la mia carriera. Il Manaslu mi ha riportato il calore di un’amicizia perduta".
 
La Pasaban e compagni hanno installato, nei giorni scorsi, campo 1 a 5.730 metri, superando una crepacciata piuttosto complessa. Ora sulla montagna stanno lavorando gli alpinisti della spedizione serba e i coreani, che nei prossimi giorni dovrebbero salire fino ai
6.700 metri dove verà posizionato campo 2.
 
"Questo affollamento a campo 1 però mi preoccupa molto – ha detto Dragan Jacimovic, capospedizione serbo -. Il tratto da campo 1 a campo 2 è uno dei più difficili e pericolosi. Va attrezzato, e non ci dovrebbe essere troppa gente nello stesso punto. Noi ci stiamo dividendo in gruppi da 5, ma i coreani sono tanti, non so cosa hanno intenzione di fare".
 
Nel frattempo, la spedizione italiana di Nives Meroi sta per raggiungere il campo base. Con lei ci sono il marito Romano Benet, Luca Vuerich e la sorella Leila, che ha intenzione di proseguire con la sua ricerca sull’edema cerebrale d’alta quota iniziata anni fa.
 
"Il mio obiettivo è comprendere meglio la sintomatologia dell’edema – spiega Leila Meroi – perchè spesso viene confusa con quella del più noto e meno insidioso mal di montagna. Indagherò la compromissione delle funzioni cognitive degli alpinisti perchè potrebbero aiutare a formulare una diagnosi precoce".
 
Il campo base del Manaslu, quest’autunno, pare sarà parecchio affollato. Secondo quanto riferito da Explorersweb, infatti, molti alpinisti originariamente diretti al Cho Oyu stanno ripiegando sull’ottomila nepalese dopo aver incontrato alcune difficoltà di ingresso in Tibet.
 
Tra loro, le spedizioni commerciali Jagged Globe, Project Himalaya e Altitude Junkies. "Tra le altre cose, la Chinese Tibet Mountaineering Association ha reso molto difficile l’ottenimento di permessi a spedizioni composte da molte nazionalità diverse" ha spiegato Phil Crampton della Altitude.
 
Sara Sottocornola

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