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Nepal, l’ex Re accusato di massacro

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KATHMANDU, Nepal — Guai in vista per l’ex re del Nepal Gyanendra (nella foto). Il nuovo governo maoista e i partiti hanno intenzione di portare il sovrano davanti a una corte di giustizia per il massacro della precedente famiglia reale di re Birendra avvenuto l’1 giugno del 2001.

"Il governo vuole vederci chiaro in quell’atto criminoso" ha detto un alto funzionario maoista. "Dal momento che il re Gyanendra ha mostrato delle aperture verso il cammino della nuova Repubblica – ha aggiunto il leader maoista Baburam Battharai – chiediamo all’ex sovrano un aiuto per trovare nuove prove e i responsabili di quel massacro".
 
"L’ex re deve cooperare con l’inchiesta e provare la sua innocenza in quel tragico incidente" ha continuato il numero due dei maoisti durante una conferenza stampa a margine dei colloqui con il primo ministro Girija Prasad Koirala e gli altri leader dei partiti nepalesi.
 
Bhattarai ha detto che l’abbandono pacifico del Palazzo Reale da parte del re Gyanendra Shah’s è stato un gesto positivo verso una pacificazione politica di questo periodo di transizione. E apre uno spiraglio: “I nepalesi gli perdoneranno gli errori commessi in passato se sceglierà di cooperare con la nuova situazione politica e si ritirerà a vita normale".
 
Nel frattempo i partiti nepalesi cercano la quadratura del cerchio per arrivare a costruire il consenso necessario al varo della nuova costituzione. Il tentativo è quello di spingere il governo a scendere a patti con gli altri partiti e arrivare in tempi brevi a una nuova carta costituzionale condivisa. L’intenzione di Bhattarai è quella di imporre come primo presidente nepalese il leader dei moaisti Prachanda, preferito all’attuale primo ministro Koirala.
 
“Per il ruolo di presidente stiamo cercando una personalità accettabile da tutti. Koirala è troppo debole politicamente per ricoprire questo ruolo. I maoisti si aspettano che Koiral abbia un posto di controllo, ma il primo presidente deve rappresentare i desideri del popolo e dev’esseree un simbolo del cambiamento storico in corso" ha concluso Bhattarai.
 
 
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