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Alpinismo

Makalu: parte l’attacco alla vetta

KATHMANDU, Nepal — Quella di oggi potrebbe essere un’alba storica per l’alpinismo. La tormenta che spirava sul Makalu è finalmente calata e il dream team italo kazako, formato da Nives Meroi, Romano Benet, Luca Vuerich e dalla squadra di Denis Urubko, sta sferrando il primo tentativo di vetta sul gigante Himalayano, che ancora non conta alcuna salita invernale.

La notizia arriva dopo giorni di estenuante immobilità nelle tende, dove gli alpinisti sono rimasti bloccati per giorni dalle bufere di vento. Le raffiche, fino a 200 chilometri orari, hanno danneggiato sia le tende del campo base che quelle posizionate dagli alpinisti sulla montagna nelle scorse settimane.
 
In questo clima, ogni tentativo di vetta era impensabile. Ora però è finalmente arrivata la finestra di bel tempo e soprattutto di calma per il vento, che dovrebbe durare fino a martedì 29 gennaio.
 
Così il team italo-kazako, che conta tra le sue fila la più forte alpinista italiana e il più temerario alpinista russo, ha deciso di approfittarne per tentare di mettere a segno il "colpo grosso".
 
Urubko, insieme a Serguey Samoilov ed Eugeny Shutov, è partito questa mattina dal campo base avanzato (5650 metri) con la ferma intenzione di tentare la vetta nel weekend. La Meroi e compagni, invece, partiranno domani mattina per raggiungere l’altezza di campo 2, a circa 7000 metri di quota, oltre il canalino del Makalu La.
 
Il loro scopo è attrezzare i punti più pericolosi con il materiale lasciato qualche giorno fa al campo deposito, 6.600 metri di quota. Lì ci dovrebbero essere 300 metri di corde, una tenda, fittoni da neve, pentolame, gas e altro materiale.
 
Probabilmente poi gli alpinisti italiani rientreranno al base per attendere condizioni migliori e affrontare con sicurezza la salita alla vetta. Che comunque, dovrebbe essere una questione di giorni.
 
Al campo base, intanto, resta Gennady Durov, alpinista kazakho che nei giorni scorsi non è sentito bene mentre era in quota per una salita di acclimatamento, e ha dovuto essere riaccompagnato alle tende dagli alpinisti italiani.
 
Sara Sottocornola
 
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