Alpinismo

La rabbia di Moro, bloccato a Skardu

SKARDU, Pakistan — "Giorni passati a mangiarsi il fegato, con il cielo sereno e mille storie che tentano di giustificare l’inefficienza mostruosa di questo paese a dir poco mal gestito". E’ arrabbiato, Simone Moro. Arrabbiato nero: dopo 23 giorni dalla partenza della spedizione, non è ancora riuscito a raggiungere il campo base del Broad Peak per un’infinita serie di "inghippi" logistici e burocratici.

"Riducono i prezzi dei permessi di scalata – sbotta Moro dopo 3 giorni di silenzio stampa – ma poi fanno di tutto per far scappare i turisti con un’idea pessima di questo Paese. Sono ormai 23 i giorni passati dalla mia partenza e sono ancora a Skardu, in un villaggio che dall’Europa si può raggiungere il 48 ore".
 
Un’attesa snervante e infinita. Passata con il naso in sù, a guardare il cielo sereno che poteva accompagnare gli alpinisti in una veloce scalata verso la vetta, e invece non fa altro che osservarli mentre, come leoni in gabbia, si trovano bloccati in un villaggio a litigare per il volo di un elicottero.
 
"Adesso per me è diventata una questione di "palle" (scusate il termine) – prosegue Moro, sempre più infervorato -. Non mi muovo dal Pakistan finchè non mi avranno portato al campo base come concordato e lautamente pagato: parliamo di circa 15.000 dollari e di altrettante migliaia, spesi tra albergo, cibo, spostamenti giornalieri in jeep, gas per scaldare un po’ la stanza e via dicendo".
 
Alla rabbia, si aggiunga il dispiacere per la partenza del compagno di cordata Leonhard Werth (nella foto, con Simone Moro), che sta rientrando in Italia per problemi di salute, senza aver potuto nemmeno vedere da vicino la montagna che doveva scalare con Moro.
 
"Erano 15 giorni che Leonhard aveva problemi di stomaco ed intestino – racconta Moro – e nonostante tutti i farmaci specifici somministrati, la situazione non sembrava migliorare. La lunga e snervante attesa hanno poi fatto il resto".
 
La spedizione comunque, non si ferma. Anzi, le difficoltà sembrano galvanizzare il gruppo. Ora i componenti, oltre a Moro, sono i pakistani Shaheen, Qudrat, il cuoco Didar e il base camp manager e sirdar Amin.
 
"Gli amici si alzano e sperano con me che finalmente si voli – racconta l’alpinista bergamasco -. Poi arriva la "storia" di turno e mi guardano, temendo che esploda di collera e cominci a menare qualcuno alla base  militare. Invece si sorprendono nel vedere che ci scherzo sopra e gli dico: vediamo alla fine chi la spunta…".
 
Sara Sottocornola

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