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Bossi minaccia il ricorso ai “fucili”

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PASSO SAN MARCO, Bergamo — "Finora i padani non hanno mai tirato fuori il fucile. Ma c’è sempre una prima volta". Dopo gli incitamenti allo sciopero fiscale, Umberto Bossi rincara la dose. E dai verdi pascoli di Passo San Marco, dove domenica ha tenuto il tradizionale comizio, è arrivato a minacciare la rivolta armata contro "Roma ladrona".

E’ proprio arrabbiato, il Senatùr. E dalle montagne lombarde tuona sempre più forte contro la "tirannia fiscale" di "Roma ladrona".
 
L’avvisaglia era arrivata a Ferragosto, quando Bossi, da Ponte di Legno, aveva invitato il Nord allo sciopero fiscale. Ma ieri, dai 1.850 metri d’altezza di Passo San Marco è arrivato addirittura a paventare la rivolta armata. 
 
"Se la Lombardia chiudesse i rubinetti – ha detto Bossi durante il comizio – l’Italia morirebbe in cinque giorni visto che vive con i soldi del Nord". E ancora: "A Roma pensano che i lombardi siano dei pirla che parlano ma poi pagano: a loro interessano solo i nostri soldi, non diamogli niente".
 
Ad applaudirlo erano in centinaia, radunati sul passo per dare il proprio contributo alla prima raccolta firme organizzata dalla Lega a favore della protesta fiscale. La proposta dei leghisti sarebbe quella di pagare le tasse alle Regioni invece che allo Stato centrale: un netto richiamo, insomma, al federalismo fiscale.

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