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Folla per Marco Anghileri: l’alpinismo e la città si stringono per l’ultimo addio

Funerali di Marco Anghileri
Funerali di Marco Anghileri

LECCO – Sembrava ci fosse l’intera città di Lecco, senza distinzione di parrocchia o di bandiera, oggi nella strabordante basilica di San Nicolò per i funerali di Marco Anghileri, l’ amatissimo alpinista lecchese morto alla fine della settimana scorsa sul Pilone Centrale del Freney al Monte Bianco. Migliaia le persone intervenute alle celebrazioni, tra gente comune e volti noti dell’alpinismo: dagli Scoiattoli di Cortina ai Ragni di Lecco, da Manolo a Mario Panzeri, dalle guide del Monte Rosa agli amici del Cai e degli Alpini. E naturalmente ai Gamma, di cui Anghileri era parte fondante.

Una corda e il maglione dei Gamma sopra la bara. E una chiesa che sembrava non riuscire a contenere nè le persone nè il dolore. I funerali di Anghileri. si sono tenuti oggi alle 14:30, ma la basilica era stracolma già attorno alle 13. Molti quindi sono rimasti fuori: sul sagrato o sulle porte laterali. La celebrazione è spettata a Don Agostino Butturini con il prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin, che nella predica ha voluto riflettere sulla domanda che tutti, forse, si pongono in questi casi: dove fosse Dio al momento dell’incidente. Durante la Messa, i celebranti hanno ricordato le ultime parole di Marco Anghileri, racchiuse in un sms per la famiglia inviato dalla parete del Bianco: “Sono nel posto più bello del mondo. Notte fredda e ventosa, tutto bene, domani sono in cima”.

Il commosso saluto finale è stato affidato al presidente dei Gamma, Marco Corti Mela, che ha voluto citare una delle frasi più note di Mark Twain: “Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate, sognate, scoprite!”.

Fragoroso l’applauso che è scoppiato dentro e fuori la chiesa, per ricordare un ragazzo di 41 anni il cui sorriso solare colpiva al primo sguardo, un padre di famiglia, un alpinista e un uomo ammirato e apprezzato in modo sincero da tutti.

Toccante il momento in cui il carro funebre si è alla fine allontanato dal sagrato sulle note di una canzone che racconta di un viaggio, e del raccolto silenzio con cui la folla ha detto addio al suo “Batch”.

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