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Alpinismo

K2, nessuna traccia di Zavka

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CAMPO BASE K2 SUD, Pakistan — Il maltempo continua a farla da padrone sul K2. L’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner, il marito Ralph Dujmovits, David Gottler e Daniel Bartsch sono rientrati al campo base, dopo aver disceso la via Cesen dal loro campo 4. Sfuma anche l’ultima possibilità d’individuare l’italiano Stefano Zakva, disperso la settimana scorsa nella parte alta della montagna.

Ieri i quattro alpinisti teutonici (nella foto, courtesy www.gerlinde-kaltenbrunner.at) avevano raggiunto la "Spalla" del colosso pakistano e bivaccato a 8100 metri d’altezza, pronti per tentare una sortita verso la vetta. Questa mattina, però, gli alpinisti hanno posticipato pù volte la partenza, traditi dalle condizioni meteorologiche.

 
Speravano in un miglioramento del tempo. Miglioramento che non è mai arrivato. Il gruppetto, dunque, ha deciso di ridiscendere al campo base. Anche gli alpinisti – austriaci, polacchi e italiani – che stavano affrontando lo "Sperone degli Abruzzi" non sono riusciti a raggiungere campo 4 a causa di una fitta nebbia e hanno dovuto ripiegare, in attesa di una finestra di bel tempo.
Nei giorni scorsi sul K2 aveva smesso di nevicare. La bufera se n’era andata, dopo aver inghiottito l’alpinista italiano Stefano Zavka e aver ricoperto la montagna con una spessa coltre bianca. E mentre l’elicottero recuperava alcuni componenti della spedizione K2 Freedom, gli alpinisti che ancora puntavano alla sua vetta si erano messi in movimento per portarsi ai campi alti.
 
Tra di loro c’è la fuoriclasse Kaltenbrunner (nella foto accanto), a caccia del suo undicesimo Ottomila. Un risultato che la porterebbe in testa alla classifica femminile per la corsa ai 14 Ottomila della
Terra.
 
La Kaltenbrunner era partita sabato, con provviste e materiali necessari a 4-5 giorni di permanenza in alta quota. Anche lei, come gli altri alpinisti di questa stagione, ha imboccato la Via Cesen, più diretta e probabilmente sicura, che percorre uno spigolo a sinistra dello Sperone Abruzzi.
 
"Sbucheremo sulla spalla del K2, a quota 7.500 metri circa – aveva raccontato l’austriaca – e da lì tenteremo la vetta. Il giorno buono dovrebbe essere martedì, poi dovremo scendere in fretta al campo base, entro mercoledì al massimo, perchè si prevede di nuovo bufera e forti raffiche di vento".
 
Ebbene, il blitz in alta quota non è riuscito: il maltempo ha avuto la meglio. Nell’ultima parte della via Cesen, prima di sbucare sulla spalla, la Kaltenbrunner e il marito Ralf Dujmovits hanno costeggiato il ripido pendio dove venerdì scorso potrebbe essere precipitato Stefano Zavka, disorientato dallo sfinimento e dalla bufera di neve.
 
"Se Stefano è precipitato da quella parte – commenta Agostino Da Polenza – sarà molto difficile individuarlo sia per l’ampiezza della parete sia perchè nel frattempo ha nevicato molto. In ogni caso ogni tentativo e ogni buona intenzione sono apprezzabili".
 
Gerlinde è arrivata al campo base della montagna con il marito, dopo che insieme hanno salito il Broad Peak (8.047 metri). E’ arrivata la settimana scorsa, proprio quando sulla montagna si è scatenata la tempesta e gli alpinisti che erano saliti in vetta stavano disperatamente cercando di scendere al base e salvarsi dalla furia degli eventi.
 
Subito è salita verso l’alto e si è prodigata, insieme al compagno, per aiutare gli alpinisti in discesa. E poi si è offerta di cercare qualche traccia di Zavka, non appena la montagna avesse permesso di risalire verso l’alto. Ahimè, lassù non ha trovato alcuna traccia dell’alpinista italiano.
 
Nel frattempo i compagni di spedizione di Zavka hanno lasciato il campo base. Marco Mazzocchi, Mario Vielmo e il cameraman sono stati recuperati in elicottero e portati a valle, mentre il capospedizione Daniele Nardi e gli altri componenti sono scesi lungo il Baltoro.
 
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