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Alpinismo

K2, preoccupazione per Stefano Zavka

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CAMPO BASE K2 SUD, Pakistan — Venerdì è arrivato in cima agli 8.611 metri del K2 insieme a Mario Vielmo. Ma la sera, a campo 4, non è rientrato. E nemmeno il giorno dopo. La preoccupazione per l’alpinista ternano Stefano Zavka, della spedizione italiana K2 Freedom, cresce di ora in ora.

In questo momento, sul K2, il tempo non è dei migliori. Il vento soffia, la neve cade, gli alpinisti che hanno raggiunto la cima del gigante pakistano venerdì, ultimo giorno della finestra di bel tempo, hanno ormai lasciato i campi alti e stanno tutti scendendo verso il base.
 
Tutti, tranne Stefano Zavka e due coreani. Di loro non si hanno più notizie da venerdì, dal momento della vetta. Nei giorni scorsi, la famiglia dell’alpinista ternano ha avuto molte difficoltà anche a collegarsi con il campo base.
 
Questa mattina, finalmente, sono riusciti a raggiungere telefonicamente una spedizione tedesca che si trova sul posto e a parlare con Marco Mazzocchi, da cui è arrivata la triste conferma: sembra che Stefano non sia mai arrivato a campo 4. Ma ripercorriamo un attimo i fatti.
 
Venerdì, molti alpinisti hanno raggiunto la vetta del K2. Americani, coreani, russi, cechi, portoghesi. Sono saliti, dalla via Cesen, anche gli alpinisti italiani di K2 Freedom. Il capospedizione, Daniele Nardi, è arrivato in cima 3 ore prima dei suoi compagni, e poi è sceso a campo 4, quota 8.000 metri circa. Poi sono arrivati in vetta Zavka e il vicentino Mario Vielmo.
 
Era già tardi, però. E la vetta era costata loro molta fatica. Sono scesi il più in fretta possibile, puntando dritto al campo. Un campo in fermento, pieno di persone che rientravano dalla cima, sbaraccavano le tende, iniziavano la discesa.
 
Forse è stata questa la causa della confusione. Forse no. Fatto sta che qualche ora dopo, Vielmo riposava in una delle tende del campo, mentre Zavka no. Ma di questo non ci si è accorti che il giorno dopo, cioè ieri, sabato.
 
Sembra che l’alpinista ternano non sia proprio rientrato al campo, che nessuno tra coloro che hanno passato la notte lì, l’abbia visto arrivare. Lo stesso è accaduto per due alpinisti coreani: anche loro non sarebbero mai arrivati a campo 4 e risulterebbero, al momento, dispersi.
 
Le domande e le ipotesi sulla loro sorte sono tante, e la preoccupazione, inutile nasconderlo, cresce di ora in ora.
 
L’ottimismo, però, impone di pensare che, data l’ora tarda e la stanchezza, abbiano deciso – insieme o separatamente – di bivaccare sopra campo 4 e di proseguire la discesa il giorno dopo, cioè ieri. potrebbero essere arrivati all’altezza delle tende quando ormai erano deserte, e gli altri alpinisti erano già scesi. In fondo, anche nel 1986, Diemberger e Bauer fecero un bivacco sotto il Collo di bottiglia. E dopotutto, nonostante quell’anno abbiano perso alcuni compagni, loro si salvarono.
 
Sara Sottocornola
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