AlpinismoAlta quota

Troppo rischioso, Ralf Dujmovits rinuncia al Nanga Parbat

Le due torri di ghiaccio sulla seraccata sopra 6000 metri della parete Diamir (Photo www.ralf-dujmovits.de). jpg
Le due torri di ghiaccio sulla seraccata sopra 6000 metri della parete Diamir (Photo www.ralf-dujmovits.de). jpg

ISLAMABAD, Pakistan – Quelle due torri sporgenti dalla seraccata oltre 6000 metri costituiscono un rischio troppo alto di crolli e di valanghe, per buona parte della via Messner del versante Diamir del Nanga Parbat. Questa la motivazione che ha spinto Ralf Dujmovits ad annunciare la rinuncia al tentativo di salita invernale dell’ottomila himalayano. Nel frattempo sull’altra parete, la Rupal, i polacchi salgono ad attrezzare la salita fino a campo 3, mentre Simone Moro e David Goettler hanno trascorso la notte al campo 1.

“Mi aspettavo un certo livello di pericolo nello scalare la parete Diamir in inverno – scrive Dujmovits sul suo blog -, soprattutto sulla via Messner. Ma non questi incalcolabili rischi che non ho intenzione di correre. Il drammatico incidente al K2 del 2008, quando una parte del largo seracco sopra il Collo di Bottiglia ha ceduto, è stato uno dei tanti esempi di incidente da crolli di ghiaccio che poteva essere previsto”.

Dujmovits era arrivato al campo base del versante Diamir il 24 dicembre, con l’intenzione di compiere un tentativo veloce e leggero già nei primi giorni di gennaio, dal momento che si era acclimatato prima della partenza per il Pakistan all’Aconcagua. Il 30 dicembre lui e il suo compagno di spedizione, Darek Zaluski, avevano raggiunto campo 1, a 5500 metri, per poi tornare indietro causa maltempo.

Il primo dell’anno il tempo è migliorato, fornendo al tedesco la prima vera occasione di guardare la parete con il binocolo: la vista non è stata incoraggiante per l’alpinista, che ha valutato troppo pericoloso affrontare la via Messner, che passa sotto due torri di ghiaccio particolarmente prominenti dalla seraccata. D’altra parte anche la via “normale”, la Kinshofer non sarebbe a suo avviso praticabile: troppo ghiaccio vivo, quindi poca neve, quindi una salita più dura, che richiede l’utilizzo di più materiale. Così il 2 gennaio ha preso la decisione di tornare a casa. “Me ne vado con nostalgia – scrive Dujmovits -. È stata un’avventura difficile, ma anche bella e selvaggia. Alle due spedizioni sul versante Rupal del Nanga Parbat auguro tanta fortuna e successo!”.

Proprio qui infatti, nel frattempo, le due spedizioni al campo base sono ormai all’opera. I polacchi Tomasz Mackiewicz, Marek Klonowski, Jacek Teler e Pawel Dunaj, arrivati per primi al base, hanno installato campo 1 e stanno lavorando in questi giorni per attrezzare la parete con le corde fisse, fino al campo 3. Secondo quanto riferisce Explorersweb, grazie al miglioramento del tempo i 4 sarebbero partiti ieri, 3 gennaio, con l’intenzione di stare sulla montagna circa una settimana prima di ridiscendere al base.

Anche Simone Moro e David Goettler, secondo quanto riferisce la pagina della Gazzetta dello Sport che segue la spedizione, hanno iniziato l’acclimatamento dormendo la notte scorsa a campo 1. I due, che sono arrivati ai piedi della parete Rupal da pochissimi giorni, ovvero dal 31 dicembre, sarebbero comunque rientrati al base.

 

Info www.ralf-dujmovits.de

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