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Alpinismo, Alta quota

Tendi Sherpa: l'esperienza di una guida garantisce sicurezza. Ma in Nepal sono poche

Tendi Sherpa
Tendi Sherpa

KATHMANDU, Nepal — “La sicurezza di una spedizione è sempre la priorità, per tutti. Non bisogna scendere a compromessi. In Nepal ci sono guide di livello internazionale, ma la formazione dovrebbe riguardare tutte le persone del settore, inclusi gli alpinisti”. Dopo l’uscita di Adrian Ballinger, che nei giorni scorsi ha sollevato il problema della preparazione degli sherpa sul pericolo valanghe, abbiamo voluto sentire che cosa ne pensano i locali. Queste parole sono di Tendi Sherpa, membro della Nepal National Mountain Guide Association (NNMGA) e cinque volte salitore dell’Everest, intervistato sul tema dal nostro collaboratore nepalese Surendra Payudal. Tendi ha il patentino di guida alpina riconosciuta a livello internazionale.

Tendi, è vero che gli Sherpa dovrebbero avere più preparazione sulle valanghe e non hanno materiali adeguati?
Naturalmente formazione e assistenza tecnica sono necessari in ogni campo. Nell’alpinismo e le spedizioni queste cose sono necessarie più di ogni altra. Anche se l’attività in Himalaya è per certi versi sempre imprevedibile, tutte le guide si preoccupano della sicurezza dei loro clienti. Vorrei ricordare che abbiamo guide riconosciute a livello internazionale che hanno ottenuto il patentino dell’IFMGA (International Federation of Mountain Guide Association) su standard internazionali. Anche se sono ancora poche le guide con questo titolo, molti sherpa che lavorano nel settore sono ugualmente esperti, conoscono l’Himalaya, la neve e il rischio valanghe grazie alle loro esperienze pratiche e sono molto responsabili. Tuttavia, migliorare la preparazione e l’uso di materiali adeguati è ovviamente una priorità assoluta.

Le guide, i climbing sherpa e chi attrezza la salita come gli Icefall doctors sull’Everest, sono formati su queste cose? Sanno valutare il rischio valanghe e come cercare i travolti?
Guide e sherpa hanno ruoli, compiti e conoscenze diverse, e come professionisti dovrebbero essere giudicati di conseguenza. Per essere una guida, specialmente a livello internazionale, bisogna passare una serie di esami e dimostrare molta professionalità, sia nella padronanza dei materiali che nella conoscenza dell’Himalaya. Le guide sono l’assicurazione sulla vita dei loro clienti. Le guide quindi hanno ampia esperienza pratica nella valutazione dei pendii e dei rischi da valanga, nell’uso degli strumenti di autosoccorso e nel localizzare e soccorrere travolti in caso di incidenti. Gli Icefall doctors e i climbing sherpa hanno altri doveri. Ma allo stesso modo dovrebbero conoscere bene l’Himalaya. Sono o dovrebbero essere formati a valutare i rischi e i pendii e a intervenire in caso di incidente: ci sono solo 32 guide riconosciute a livello internazionale in Nepal e solo 20 sono attive in questo campo, quindi non è possibile assumerne una per ogni spedizione. Sia le guide locali sia gli Icefall doctors e le altre persone del settore, inclusi gli alpinisti, dovrebbero quindi avere conoscenza delle valanghe e dell’Himalaya, affinchè la spedizione sia sicura.

Pensi che la collaborazione tra sherpa e guide alpine occidentali potrebbe migliorare la sicurezza delle spedizioni anche nell’attrezzare la salita?
La collaborazione e il rispetto reciproco del lavoro altrui sono i pilastri etici dell’alpinismo. Se uno ignora gli altri e comincia a pensare e agire unicamente per sè, è un disastro per tutta la squadra. Fissare le corde è un compito importante durante la spedizione. E senza la collaborazione congiunta e la comprensione tra gli sherpa e le guide alpine occidentali non potrebbe essere completata. Ho assistito a vari casi di non-cooperazione durante la mia attività: se si perde la pazienza sono guai. Quindi la collaborazione non dovrebbe mai essere trascurata.

E’ vero che dopo lo scontro tra alpinisti e Sherpa della primavera scorsa all’Everest le guide straniere cercano di mantenere le distanze dagli sherpa?
L’incidente è stato molto insolito e non avrebbe dovuto succedere. Se si è bravi alpinisti, si dovrebbe sempre dare la priorità alle regole locali, e seguire l’etica. Ma lì tutti coloro che sono stati coinvolti sono ottimi scalatori e guide. Ci tengo a sottolineare, qui, che probabilmente tutti avevano perso la pazienza. Avrebbero dovuto averne di più. I “Climbing Sherpa” oggi sono un gruppo etnico di persone provenienti da diverse caste e religioni che svolgono la stessa professione. E quando si generalizza dicendo “gli Sherpa” si scatena il finimondo. Lo stesso è successo in questo caso. Gli Sherpa si sono spaventati per il comprtamento e i discorsi degli alpinisti di fama, perché coinvolgevano “tutti” gli sherpa. Ma gli sherpa non vogliono conflitti. Sono veri seguaci del buddismo e adorano le montagne come degli dei. Ma quando si passa un certo limite certi incidenti si verificano.

Cosa c’è da aspettarsi per la prossima stagione alpinistica?
Non credo che l’incidente avrà conseguenze. Perché prima di ogni stagione alpinistica c’è una riunione congiunta di tutti gli interessati, dalle guide agli sherpa, dagli alpinisti fino agli icefall doctors, per discutere tutti gli aspetti della salita. Nessuna decisione individuale o particolare dovrebbe influire sulla scalata.

In generale, pensi che la sicurezza sull’Everest possa essere migliorata? Come? Il problema è la preparazione sulle valanghe?
La sicurezza di una spedizione è sempre la priorità, per tutti. E questo non solo sull’Everest, ma in tutte le spedizioni dalle piccole alle più grandi. Questa sicurezza deve riguardare tutti: scalatori, guide, icefall doctors e portatori. Se si ignora qualsiasi persona della spedizione, possono accadere incidenti spiacevoli. Pertanto, una formazione sull’alpinismo è necessaria per tutti. Una corretta pianificazione del viaggio e un’organizzazione con persone di esperienza daranno ulteriore sicurezza. Così come la scelta di una via di salita sicura, la preparazione giusta attrezzatura e delle scorte alimentari, la conoscenza di come si utilizzano tali attrezzature tecniche e quelle per valanga garantiscono.
Quello che voglio sottolineare è che non bisogna scendere a compromessi per una migliore sicurezza . Il coinvolgimento di almeno una guida esperta in ogni spedizione potrebbe ridurre al minimo i rischi durante la scalata. Se l’organizzatore preferisce rinunciare alle guide per ridurre al minimo i costi, allora è lui che trascina la spedizione stessa verso errori e difficoltà.
Le guide esperte hanno abilità, materiali per affrontare i rischi, anche quelli di valanga, e tenere i loro clienti al sicuro. Organizzazioni come il Nepal Mountaineering Association, la Nepal National Mountain Guide Association, la Nepal Mountaineering Instructors Association organizzano diversi corsi per la sicurezza.

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