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Claudio Smiraglia: l’anomalia del Karakoum e l’effetto stampa

Baltoro Glacier
Baltoro Glacier

MILANO — “In due giorni più di 60 siti hanno divulgato con titoli spesso roboanti la notizia che i ghiacciai del Karakorum non si stanno ‘sciogliendo’, ma anzi ‘aumentano’. In realtà, la cosiddetta anomalia del Karakorum non è una novità assoluta. E non si può comunque parlare di ‘aumento’, semmai di equilibrio o bilancio lievemente positivo”. Queste, in sintesi, le parole di Claudio Smiraglia, glaciologo di fama internazionale dell’Università degli Studi di Milano e ricercatore del Comitato EvK2Cnr, a cui abbiamo voluto chiedere un parere per capire la reale portata della scoperta di cui si parla sulla stampa di tutto il mondo, e per inquadrare la ricerca francese all’interno del panorama degli studi di settore.

“La lettura che in taluni siti viene data è che non è vero che i ghiacciai del mondo sono in fase di regresso e che vi siano cambiamenti climatici in atto. Queste modalità di divulgazione costituiscono un’ulteriore prova che da un lato le uniche notizie ‘importanti’ sono quelle che vanno controtendenza e differiscono da quanto sostenuto dalla maggioranza dei ricercatori, dall’altro che i giornalisti e i divulgatori scientifici, non certo per loro colpa in quanto devono occuparsi in breve tempo di mille temi diversi, molto spesso non risalgono alle fonti originali e non possono inquadrare una notizia in un contesto più ampio.

Per sintetizzare, tre glaciologi francesi ben noti nell’ambito di questo tipo di ricerche hanno pubblicato su un’importante rivista scientifica un articolo dal titolo “Lieve incremento di massa dei ghiacciai del Karakorum all’inizio del XXI secolo”. Gli autori, misurando le differenze fra due modelli digitali del terreno fra il 1999 e il 2008, calcolano il bilancio di massa (in pratica le variazioni di spessore) su una superficie glaciale di  5600 kmq del Karakorum centrale che comprende alcuni fra i maggiori ghiacciai della regione, come il Biafo e l’Hispar. Il bilancio regionale, pur in un quadro variegato di incrementi e riduzioni di spessore che arrivano anche a 16 m all’anno, risulta lievemente positivo, +0.11± 0.22 m (0,11 più o meno 0,22) all’anno, cioè molto vicino a 0.

Si possono fare due considerazioni generali: la prima è che a livello divulgativo non si può scrivere che i ghiacciai del Karakorum sono in avanzata, ma, tenendo conto dei risultati della ricerca, il loro bilancio è in equilibrio, cioè vicino allo 0, o lievemente positivo. La notizia è in ogni caso molto interessante, visto che i ghiacciai delle catene montuose di tutto il mondo mostrano bilanci molto negativi (ad esempio sulle Alpi) o negativi (ad esempio in Himalaya). Forse il titolo più attendibile nel commento della notizia è quello del collega Graham Cogley, che scrive “No ice lost in the Karakoram”.  La seconda considerazione riguarda la novità dei risultati. In realtà già dal 2005 diversi ricercatori sottolineavano questa particolare evoluzione dei ghiacciai del Karakorum, soprattutto il canadese Ken Hewitt, che coniò la definizione “L’anomalia del Karakorum”.

Anche le missioni effettuate nell’ambito dei progetti di EvK2Cnr hanno evidenziato questa situazione anomala: nel 2006, ad esempio, le ricerche coordinate da Claudio Smiraglia e Christoph Mayer indicavano per l’alto Baltoro un bilancio di massa vicino all’equilibrio, risultato divulgato poi in altre pubblicazioni. Anche la missione fotografico-scientifica  del 2009 “Sulle tracce dei ghiacciai”, coordinata da Fabiano Ventura riportava immagini e dati che evidenziavano una sostanziale stabilità areale dei ghiacciai della regione del Baltoro.

Ai colleghi francesi va certamente ascritto il grande merito di avere confermato questa situazione e soprattutto di avere dimostrato che si tratta di un fenomeno non locale, limitato cioè a qualche ghiacciaio, ma riguardante un’intera vasta regione. Nella interpretazione e nella divulgazione di questi dati ha certamente un peso notevole la complessità del Karakorum sia dal punto di vista glaciologico, sia dal punto di vista climatico, che rende difficile una sintesi attendibile dei fatti, e che si somma alle difficoltà logistiche e politiche nel compiere ricerche direttamente sul terreno. Per quanto riguarda i ghiacciai la casistica è infatti molto varia anche se prevalgono gli apparati che mantengono da decenni la stessa superficie e la stessa lunghezza e che hanno un bilancio in equilibrio; altri, pur non variando di lunghezza, presentano forti riduzioni di spessore nel loro settore inferiore e hanno un bilancio negativo. Numerosi sono anche i ghiacciai che fluttuano in tempi brevi da fasi di rapida espansione a fasi di regresso o stagnazione (sono i famosi surging glacier o “ghiacciai-onda”, il primo dei quali descritto da Ardito Desio nel 1953).

A livello meteo-climatico, a differenza dell’Himalaya dove l’alimentazione glaciale è prevalentemente estiva (monsone estivo), in Karakorum si aggiunge anche l’alimentazione invernale portata dai venti occidentali che complica l’insieme delle forzanti che determinano il bilancio di massa. L’anomalia glaciologica di questa regione è in ogni caso confermata e trova riscontro nella riduzione recente delle temperature estive e dell’incremento della nevosità ad alta quota, un comportamento della circolazione generale dell’atmosfera al momento non chiarito. Per concludere ancora con le parole di Cogley, “non è chiaro perchè i ghiacciai del Karakorum si differenzino dall’evoluzione media globale. Le dimensioni e le motivazioni dell’anomalia del Karakorum devono essere quantificate in modo più certo”. Anche le ricerche in atto in Karakorum del Comitato EvK2Cnr, in particolare con il progetto Paprika, sono finalizzate a portare un contributo a cercare queste risposte”.

Claudio Smiraglia

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Un commento

  1. Prima di validare o contestare i risultati comunicati, è indispensabile conoscere il “datum” di riferimento delle variazioni rispetto a quello dei precedenti risultati o della cartografia esistente. Si tratta di differenze di quote ortometriche, ellissoidali o geopotenziali? Qual’è l’errore di determinazione delle variazioni stesse?

    Alvaro Mazza

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