Alpinismo

Polo Sud: scalata la vetta inviolata

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SIPLE, Antartide — E’ fatta. Damien Gildea e la sua spedizione hanno salito la vetta inviolata più alta dell’Antartide: il Mt. Anderson (4.254 metri), nella Sentinel Range. Un successo raggiunto in una giornata caldissima, che ha sorpreso gli scalatori con sconcertanti rigagnoli d’acqua che colavano da pareti di misto.

"Per aprire la via sul Mt. Anderson ci sono volute tredici ore – racconta Gildea nel report di salita – è decisamente la migliore scalata che ho fatto in Antartide". 
 
Lui e Jed Brown hanno attaccato la via da una parete di misto che si trovava in condizioni molto precarie per lo strano caldo che ha investito la zona. Poi sono usciti in un canalone che li ha condotti in cresta, hanno raggiunto la parete superiore e l’hanno superata arrivando agli ultimi, strapiombanti metri che portano alla cima. Qui, ne hanno misurato l’altezza con il loro Gps. 
 
"In basso era caldissimo, la temperatura più alta che abbia mai visto nelle mie otto spedizioni in Antartide – riferisce ancora Gildea -. Credo che si debba veramente far qualcosa per questo riscaldamento globale, non ho mai visto ghiaccio che si scioglie su una montagna dell’Antartide!".
 
Il Mt. Anderson era il penultimo obiettivo della spedizione, che ora punta all’ultimo 4.000 inviolato della Sentinel Range, per chiudere in bellezza.
 
Rispetto all’ultimo aggiornamento che vi avevamo dato, la spedizione è proseguita con nuovi successi ed emozionanti salite nella zona dell’Embree Glacier, come quella sulla cima battezzata "Wrong Peak", un nome originale che nasconde la simpatica storia di una salita effettuata il giorno di Natale. Dal campo base, la montagna sembrava la più alta della zona. Ma, una volta sulla cima, si è dimostrata essere inferiore ad almeno altri due picchi più a nord.
 
Qualche giorno dopo, Jed Brown ha raggiunto la vetta del Mt. Bentley dall’affilata cresta nordest. Le rimisurazioni hanno fissato la quota della montagna a 4.137 metri, otto in meno rispetto all’altezza tradizionale. La notte di capodanno Brown e gli altri due componenti della spedizione – Maria Paz ‘Pachi’ Ibarra e Camilo Rada – hanno messo a segno la prima salita del Mt. Press.
 
Poi Gildea, insieme a Brown, ha tentato per la seconda volta il Mt. Todd, ma senza successo. "La cresta sembrava facile ma nascondeva insidiosi crepacci – racconta Gildea -. L’ampia parete ovest, era molto carica di neve e una slavina con un fronte di almeno duecento metri si è staccata mentre salivamo". Li ha risparmiati, ma li ha anche convinti a non proseguire nell’ardito tentativo.
 
Gildea era partito lo scorso novembre insieme a insieme a due cileni (Camilo Rada, 26 anni; Maria Paz "Pachi" Ibarra, 28 anni) e un americano (Jed Brown, 23 anni), con l’obiettivo di scalare e misurare con un Gps l’altezza delle vette inviolate più alte dell’Antartide, localizzate nella Sentinel Range.
 
La Sentinel Range, con i suoi numerosi picchi oltre i 4.000 metri, è una delle catene montuose più importanti dell’Antartide anche perchè ospita la cima maggiore del continente: il Mount Vinson (4.897 metri). L’obiettivo delle misurazioni degli alpinisti è una nuova cartina della zona del Vinson, che dovrebbe essere pubblicata il prossimo marzo.
 
Una curiosità: Gildea è l’autore dell’Antarctic Mountaineering Chronology, l’unico libro esistente a trattare l’alpinismo sulle montagne dell’Antartide.
 
Sara Sottocornola
 Photo: courtesy of Damien Gildea and Explorersweb.

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