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Tav: spunta il tracciato del compromesso

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TORINO — Alla ricera del compromesso. Politico, ambientale ed economico. E’ questa la via che il Governo sta sondando per uscire dal pantano della Tav in Val di Susa. Ieri il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi ha avanzato l’ipotesi di un tracciato diverso da quello progettato inizialmente per la Val di Susa. Un itinerario che salvi capra, cavoli e governo.

Il ministro l’ha chiamata "Linfa" che sta per "linea ferroviaria ammodernata".  E che in pratica dovrebbe essere il nuovo tracciato della Torino-Lione. Bianchi, nel corso della conferenza stampa congiunta con il prefetto Goffredo Sottile, e il commissario straordinario, Mario Virano, si è detto convinto che «possa essere un progetto migliore dell’originale» e che raccoglie le «soluzioni positive delle quattro ozpioni in campo e scarta quelle negative».
 
In buona sostanza, nel nuovo tracciato – tutto da discutere (clicca sull’immagine per vedere il percorso. Fonte La stampa) – c’è ancora il tunnel di base ma il suo sbocco non sarà più a Venaus, la cittadina simbolo della resistenza No Tav. Il megatunnel si farà – "non credo sia eliminabile", ha precisato Bianchi – ma dovrebbe uscire all’altezza di Chiomonte. Verrà ridotto, rispetto all’originale, di un paio di chilometri. 
 
Da Chiomonte, poi, la Linfa dovrebbe proseguire sul tracciato della vecchia linea che sarà, dove possibile, quadruplicata (tra Meana e Bussoleno). Mentre saranno interrati tutti i passaggi attraverso i centri urbani.  
 
Rispetto al progetto della Ltf, il tracciato taglierebbe fuori la Val Sangone. Cancellerebbe due tunnel di media grandezza (Bussoleno, 12 chilometri, e Musiné circa 11) sostituendoli con due gallerie più piccole. La prima tra Chiomonte e Meana e la seconda sotto la collina

morenica tra Trana e Rivalta.
 
Il nuovo progetto, però, non convince. La Linfa lascia perplesso anche l’assessore regionale ai Trasporti, Daniele Borioli. "Mi chiedo come si possa parlare di un nuovo progetto quando abbiamo appena avviato la discussione sulle 4 opzioni precedenti. Non è serio" ha detto Borioli alla stampa.
 
E anche i sindaci della Val di Susa nutrono forti dubbi. «Siamo sempre contrari al tunnel di base – ha detto il presidente della comunità montana della Bassa Valle Antonio Ferrandino -, anche se siamo d’accordo sull’intervento sulla linea storica e l’interramento nei paesi».
 
Possibilisti invece i tecnici.  "E’ del tutto ragionevole pensare a un progetto senza Venaus" ha detto il commissario straordinario per la Tav Mario Virano. "Il progetto va ripensato in modo che ci siano ricadute positive tangibili sul territorio".

 
Pe questo il ministero ha sancito un’intesa con le Università e il Politecnico del Piemonte. Bianchi ha chiesto loro di realizzare un filone di progettazione che non si limiti al tracciato, ma prenda in considerazione la trasformazione dell’intero sistema della valle. Con l’interramento della linea ferroviaria nei punti di passaggio dei centri urbani e la riqualificazione degli stessi.
 
Insomma, il ministro cerca una soluzione che possa salvare il progetto e i finanziamenti dell’Unione Europea. Senza rischiare una rivoluzione nella valle e una spaccatura dentro la compagine di governo.
 
Il percorso potrebbe essere la base per un compromesso politico che accontenti le diverse "fazioni" del governo Prodi. Ovvero i decisionisti (come Di Pietro e i ministri ulivisti) e i contrari come Ferrero (Rifondazione comunista) e Pecoraro Scanio (Verdi).
 
Il ministro Bianchi ne parlerà al premier e al sottosegretario Letta. L’obiettivo è la convocazione di una Conferenza dei servizi che metta sul tavolo l’alternativa entro quest’anno. Di certo i tempi sono stretti. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha ribadito ieri che i termini per le decisioni del Governo li ha fissati l’Unione Europea: 30 settembre 2007.
 
immagini lastampa.it

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