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Verza: Colle Sud emozionante come un goal a 8000 metri

Giampietro Verza - Share Everest 2011
Giampietro Verza - Share Everest 2011

BERGAMO — “Quella di Colle Sud è un’esperienza lunga, che culmina il giorno in cui finalmente si collegano gli oggetti e, con un momento di suspense e di emozione, si decide di attivare le macchine. Ma a quel punto ci si arriva con un percorso di diversi mesi, fatto anche di decisioni difficili. Quando abbiamo acceso tutto, sia a Colle Sud che alla Piramide c’è stato un boato di gioia: come se avessimo assistito a un goal da spettatori di una partita”. Questo il racconto di Giampietro Verza, responsabile tecnico delle stazioni di monitoraggio climatico del Comitato EvK2Cnr, tra i protagonisti di Share Everest 2011, la spedizione che ha installato nel maggio scorso, la stazione meteorologica più alta del mondo.

Giampietro Verza: stazione Colle Sud montata, un grande successo…
Sì, decisamente. Abbiamo migliorato diverse cose ed è un successo riuscire a portare su apparecchiature di questa sofisticatezze a Colle Sud, realizzare l’impresa logistica che è una spedizione alpinistica a tutti gli effetti, ed averne un funzionamento stabile. Per questo per noi è stato un successo. Bisogna dire inoltre che le difficoltà sono anche aumentate perché abbiamo montato in realtà 2 stazioni: oggi abbiamo 2 sistemi separati, uno operativo principale e uno di backup che funzionano affiancati, ma il lavoro è stato maggiore rispetto al 2008.

Quali sono state le principali differenze rispetto alla precedente installazione?
Nel 2008 abbiamo affrontato una problematica assolutamente nuova, perché nessuno prima di noi aveva portato una stazione meteorologica a 8000 metri. Prima di noi nessuno aveva mai attivato qui un’apparecchiatura elettronica con l’idea di farla funzionare per tanto tempo. L’apparecchiatura elettronica ha funzionato e l’installazione del 2008 è andata a buon fine. Nel 2011 non potevamo far di meno, quindi c’era l’impegno di fare altrettanto e anche di più. Questo è stato realizzato migliorando la squadra, aumentando il numero degli sherpa, loro preparazione e l’addestramento. Siamo fieri di dire che uno dei nostri sherpa dello staff della Piramide è andato a Colle sud e ha partecipato attivamente a questa installazione. Un’altra cosa da dire è che quest’anno abbiamo diminuito la squadra degli alpinisti: nel 2008 erano 3, quest’anno solo 2. Questo ci fa ben pensare per il futuro di poter gestire questo tipo di stazione sempre di più con personale locale.

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato nell’installazione?
Le difficoltà maggiori sono state trasportare il materiale, dare le giuste priorità ai pezzi, perché abbiamo installato di fatto due stazioni quindi avevamo per esempio alcuni sensori doppi, e naturalmente il far fronte a delle tempistiche abbastanza ristrette. Il team di sherpa che abbiamo utilizzato è stato molto efficiente ed efficace. C’è voluta una grande volontà per la realizzazione di questa impresa. Le difficoltà del 2008, ovvero salire a Colle sud e lavorare a quella quota, quest’anno sono state superate con l’installazione di un campo a 8000 metri. Quest’anno infatti, è stato deciso di andare a Colle Sud, dormire lì, usare dell’ossigeno. Questi accorgimenti hanno migliorato molto il tutto. In più il meteo è stato anche buono, con condizioni migliori anche di quelle del 2008. Fortunatamente tempistiche e trasporti hanno funzionato bene, abbiamo avuto tutte le parti su nei tempi giusti, nulla è andato perso e anzi tutto ha funzionato nella nostra procedura di attivazione molto rigorosa. Devo dire che è stata una buona installazione, grandi problemi sta volta non ne abbiamo avuto. Certo, abbiamo lavorato all’operazione per diversi mesi prima e abbiamo sicuramente fatto tesoro dell’esperienza del 2008.

In questo momento la Piramide sta ricevendo dati da Colle Sud. Che tipo di dati?
In questo momento abbiamo tutti i dati meteorologici standard e alcuni dati sono trasmessi in modalità doppia, dal momento che, come abbiamo detto, abbiamo installato di fatto due stazioni. Sono delle temperature dell’aria (più di una), delle umidità, la pressione atmosferica, il vento, uno dei parametri più importanti che stressa di più la macchina, perché qui i venti possono arrivare a 300 – 350 e più chilometri orari. Proprio per questo motivo anche il vento viene acquisito con un sistema di doppi sensori e doppi sistemi di registrazione e di trasmissione. In aggiunta abbiamo la parte dei radiometri, con la radiazione globale e la radiazione di ultravioletti. Interessante è che questa volta abbiamo anche parametri di funzionamento delle batterie, perché abbiamo imparato anche a far funzionare meglio le batterie rispetto al 2008. Per far funzionare meglio ancora la stazione in futuro e per avere anche informazioni ulteriori, portiamo a casa anche informazioni aggiuntive, come per esempio queste.

Cosa si prova a vivere un’importante esperienza scientifica all’interno di un laboratorio alle pendici dell’Everest?
È un’esperienza che culmina quel giorno in cui finalmente si collegano gli oggetti e a un certo punto, con un momento di suspense, di emozione, si decide di attivare le macchine. Ma a quel punto si arriva con un percorso di diversi mesi, dopo molte interazione in Italia con i produttori degli strumenti, e dopo decisioni difficili da prendere su quali tipi di sensore adottare, sulle modifiche da fare, sui sistemi di registrazione dei dati. Mi piace ricordare che abbiamo dei sensori che sono prodotti dai migliori produttori internazionali ma stiamo continuando ad usare i logger, che sono i computer che registrano i dati, di produzione italiana, la Lastem, che ci hanno dato pieno successo nel 2008. il cuore del sistema è una tecnologia italiana e sta funzionando a 8000 metri.

Cosa hai provato quando tutto ha funzionato?
Il giorno in cui si attiva la stazione ci vuole tantissima razionalità e tantissima concentrazione. C’è stato un momento di emotività quando poi alla fine si è deciso di accendere: sia a Colle Sud che alla Piramide c’è stato un boato di gioia, come se avessimo assistito a un goal da spettatori di una partita. Subito dopo abbiamo continuato a fare una serie di controlli ed altro. È affascinante dire “accendi” e poco dopo vedere apparire dei numeri che arrivano da 8000 metri. Quest’anno abbiamo attivato un sistema di trasmissione delle foto: è stato molto emozionante riceverle in tempo reale mentre svolgevano il lavoro. Un’emozione vedere accendersi quegli strani numerini…quella pressione così bassa…

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