Alpinismo

Lecco, il futuro passa dal Masherbrum

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LECCO — La Nord del Masherbrum (7.821 metri) e i pilastri verticali del Paju Peak (6.600 metri). Due obiettivi per una nuova sfida che riunisca l’alpinismo lecchese e rilanci quello italiano ai massimi livelli internazionali. E’ questa la proposta fatta nei giorni scorsi da Pinuccio Castelnuovo, presidente provinciale del Coni ed ex-presidente dei Ragni di Lecco.

Il Masherbrum è uno spettacolare e affilato picco di ghiaccio e roccia, situato a sud del ghiacciaio del Baltoro. La Nord, una delle pareti irrisolte più sfidanti per l’alpinismo moderno, è stata tentata senza successo nel 2006 dalla spedizione “Russian Big Walls”, guidata da Alex Odintsov (Piolet d’or 2004), che l’ha definita “la parete impossibile: un fuoco incrociato di icefall, da cui non c’è modo di proteggersi”.
 
Il Paiju Peak attende l’apertura della direttissima verso la vetta, e con il suo intreccio di guglie verticali che offrono linee di quattro, cinquemila metri, potrebbe essere un vero paradiso per chi vive l’arrampicata a livelli estremi. Senza contare il fascino della montagna, che venne definita da Fosco Maraini una delle più belle montagne del mondo, alla pari di Cervino, Sinolchu Alpamayo e Fuji Yama.
 
Definire “sfidante” la proposta di Castelnuovo suona quasi come un eufemismo. Si tratta di una proposta di quelle che non si vedono spesso, che coniuga alta quota e arrampicata ad alta difficoltà. Che fa sicuramente gola ma che, per essere accettata, richiede una notevole dose di coraggio.
 
“Mi sono guardato intorno e mi è parso di vedere un forte calo di entusiasmo dell’alpinismo lecchese classico – ha detto Castelnuovo a Giorgio Spreafico, in un’intervista apparsa sulla Provincia in questi giorni -, quello che ha fatto la nostra storia. Serviva uno scossone e ho fatto la mia proposta, che oltre all’alpinismo prevede anche dei trekking di solidarietà”.
 
E’ notevole il valore simbolico della sfida. In Karakorum Lecco ha già scritto una delle sue pagine alpinistiche più belle con la conquista, nel 1958, del Gasherbrum IV. E l’idea rispetta in pieno il concetto di alpinismo di ricerca e di esplorazione, che ha caratterizzato la tradizione ultracentenaria della città.
 
L’idea sembra sia stata definita insieme ad Agostino Da Polenza. “Ho solo dato una mano all’amico Pinuccio – ha detto Da Polenza – suggerendo un obiettivo degno dello spirito dell’iniziativa”.
 
La domanda è: a settant’anni dalla prima assoluta sulla Nord Est del Badile, opera di Cassin, Lecco ha la voglia e le capacità di ritrovare gli anni in cui l’alpinismo della città è entrato nell’elìte internazionale?
 
Le consultazioni sono in corso. I gruppi alpinistici, i climber, le istituzioni sono per ora sul chi va là. C’è attrazione, c’è prudenza, ci sono commenti, dubbi, valutazioni sulla squadra che potrebbe portare a termine il progetto. “Per ora quel che conta è che se e parli – continua Castelnuovo – se poi i tempi non sono maturi si vedrà. L’obiettivo si può ridefinire, aggiustare, cambiare. L’importante è che qualcosa presto si muova”.
 
La risposta alla domanda si avrà nei prossimi mesi.
 
Sara Sottocornola

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