Alpinismo

Pumori, crollano mille metri di ghiaccio: uccisi quattro sherpa

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LOBUCHE, Nepal — Travolti dal crollo di un pendio nevoso di oltre mille metri. E’ così che sono morti, sabato scorso a mezzogiorno, quattro sherpa della Cho Oyu trekking che stavano aprendo la via normale del Pumori (7.161 metri). Tre dei corpi sembrano introvabili tra l’immenso cumulo di ghiaccio e neve.

La notizia è giunta questa mattina dalla vicino Laboratorio-Osservatorio della Piramide dell’Everest. "Appena i quattro Sherpa si sono appesi al pendio, è venuto giù tutto – racconta Cristina Piolini, supervisore italiano del laboratorio gestito dal Comitato Ev-K²-Cnr -. Stavano salendo la spalla, si trovavano a circa 5.800 metri di quota. Ieri hanno trovato un corpo e l’hanno portato a valle con l’elicottero. Ma degli altri tre, sembra non si trovi traccia".
 
I quattro sfortunati sherpa stavano aprendo la via a una spedizione altoatesina, guidata da Cristian De Nicolò, di Selva di Valgardena. Dopo la disgrazia, il gruppo ha però abbandonato il campo base e il progetto di salita, preferendo ritentare in un periodo più favorevole.
 
"Al campo base c’erano anche dei giapponesi che volevano fare lo spigolo – continua la Piolini -, ma è impossibile, c’è troppa neve. Di solito qui sentiamo il rumore delle valanghe che scendono, invece da due settimane non scarica niente. Infatti, appena hanno toccato quel muro di neve, gli è crollato addosso".
 
Il Pumori è una montagna molto ambita dagli alpinisti. E’ affascinante, vicinissimo all’Everest ma alto poco più di settemila metri. "Ma quella montagna è anche molto pericolosa – spiega l’alpinista Karl Unterkircher, molto amico di De Nicolò – ricordo che anche l’anno scorso, mentre andavo verso il Jasemba con Hans Kammerlander, era avvenuto un incidente mortale. E che negli ultimi cinque anni ne sono avvenuti molti altri. C’è un punto rischiosissimo sulla via di salita, soprattutto per le scariche di ghiaccio".
 
Le precipitazioni di settembre e le pessime condizioni meteorologiche attuali stanno rendono la vita  difficile a tutte le spedizioni impegnate nella zona himalayana. Secondo quanto riportato dalla Piolini, anche all’Ama Dablam gli alpinisti sarebbero bloccati a 5.800 metri per colpa dei pendii troppo carichi di neve e dell’instabilità del meteo: "Il mattino è bello ma c’è sempre vento forte – spiega ancora la Piolini – poi verso l’una si copre e inizia a nevischiare".
 
Sara Sottocornola

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