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Arrampicare al caldo sulle falesie della Campania. Adesso.

Dalla Costiera Amalfitana a Palinuro si scala a picco sul mare su falesie bene attrezzate e approfittando delle gradevoli temperature di questo periodo. I consigli della guida alpina Oreste Bottiglieri

Quando si parla di Costiera Amalfitana le prime cose che vengono in mente sono il mare, le ceramiche e…il limoncello. Tuttavia, oltre alle delizie gastronomiche e panoramiche, questa zona ha molto da offrire anche per quanto riguarda l’arrampicata. Le pareti a picco sul mare che un tempo erano frequentate da pastori, cacciatori e briganti oggi sono diventate falesie da scalare.

Al contrario di quanto si possa immaginare per una città di mare quale è Napoli, la sezione partenopea del Club Alpino Italiano, fondata il 22 gennaio del 1871, è stata una delle prime a nascere in Italia” esordisce Oreste Bottiglieri, Guida Alpina della zona.

Nei primi del Novecento inizia l’esplorazione delle pareti campane con Cesare Capuis, che realizza le prime salite in cordata sulle falesie della regione, soprattutto nei Monti Lattari e sull’isola di Capri. “Nel 1936 gli altoatesini Hans Steger e Paula Wiesinger aprono due vie nuove all’Arco Naturale e sui Faraglioni, durante un romantico soggiorno sull’isola. La via Steger, o la “direttaal Faraglione di Terra, ancora oggi è frequentemente ripetuta e probabilmente è uno dei primi V° della Campania, insieme allo Spigolo Ovest dell’Arco Naturale”, racconta Bottiglieri.

Da quel momento in poi, un nutrito gruppo di giovani rocciatori napoletani continua a fare attività, aprendo numerosi itinerari di difficoltà anche importanti. Riccardo e Bruno Luchini, Francesco Castellano, Franco Guerrini e Antonio Castellano sono alcuni dei nomi dei protagonisti di quel periodo. Facendo un salto in avanti, arriviamo agli anni ’80: “Alessandro Gogna e Andrea Savonitto, durante il loro viaggio esplorativo nel “Mezzogiorno di Pietra”, aprono itinerari che sfiorano il VII° sulle pareti costiere campane e dell’entroterra del Parco del Cilento. Successivamente si assiste allo sviluppo dell’arrampicata sportiva, con l’apertura dal basso di monotiri e vie multipitch…”.

Tuttavia, il potenziale della Campania dal punto di vista della scalata è tutto tranne che esaurito, se si guarda a questo sport con l’occhio dell’avventura. “La Campania è una delle poche regioni dove l’arrampicata può ancora significare esplorazione: c’è tanto da fare sul calcare bianco degli Alburni, sulle falesie cilentane e sui monti Picentini, sicuramente ci sarà un po’ da lottare con la vegetazione, sicuramente sarà un po’ controcorrente, ma mi auguro che la nuova generazione di alpinisti campani possa riscoprire il gusto dell’avventura, la gioia della scoperta, e cimentarsi con questo modo romantico di intendere l’arrampicata”, scrive Bottiglieri nella prefazione della sua guida ‘Malopasso’, edita da Versante Sud e appena ristampata.

Con l’aiuto di Oreste abbiamo selezionate le tre più belle falesie presenti tra la Costiera Amalfitana e il Cilento, perfette per l’inverno.

Capo d’Orso, arrampicate con vista su Capri

È una delle falesie più belle della Costiera, con vista sul mare, sull’isola di Capri e su tutta la costa fino ad Amalfi. Negli anni ’90 abbiamo iniziato a chiodare i primi tiri, poi è stata un po’ abbandonata. Tra il 2000 e il 2005 siamo tornati e abbiamo attrezzato tutti i tiri che ci sono adesso. A Capo d’Orso si trovano circa 45 vie, scarseggiano un po’ quelle molto facili. Ci sono 5-6 tiri di V grado, e poi in prevalenza vie tra il 6b e il 7a”, spiega Oreste.

Questa falesia è esposta a SW-W, è quindi sfruttabile tutto l’anno: d’inverno è riparata dai venti freddi e soleggiata dalle 10 del mattino, mentre d’estate il sole arriva nel pomeriggio. Le vie sono lunghe 30-35 metri, e si trovano su placche di calcare piuttosto verticali, a buchi.

Sono presenti anche vie multipitch, seppur brevi. Inoltre questa zona ha ancora ottime possibilità di sviluppo perché la fascia rocciosa continua per diverse centinaia di metri e solo una parte è stata attrezzata” conclude Bottiglieri.

Punta d’Aglio, accanto alla magia di Ravello

La falesia di Punta d’Aglio si trova vicino a Ravello, in un luogo molto bello dal punto di vista ambientale, all’interno della riserva naturale della Valle delle Ferriere. La chiodatura è iniziata nel 2000, tra le prime in Costiera Amalfitana, e quest’anno cominceremo il rinnovamento”, spiega Oreste.

Punta d’Aglio è una falesia su calcare con monotiri dal grado variabile e per tutti i gusti. Ci sono infatti vie dal 5a all’8b, tutte con uno stile di arrampicata molto tecnico e particolare, su placche più o meno appoggiate a tacche. “Qui si trovano anche vie aperte dal basso e con chiodatura più lunga, quindi un po’ ingaggiose, e qualche multipitch. Ci sono tre settori: Riserva, dove si trovano una dozzina di vie sul VI grado, il settore del topastro con 30 tiri fino all’8a, e infine Shiatsu, con altre 30 vie fino all’8a”, racconta Bottiglieri.

Palinuro, la “cugina” cilentana

Allontanandoci dalla Costiera Amalfitana in direzione sud, troviamo la falesia di Palinuro, nel Cilento. “Qui si scala sul mare, sulla bellissima spiaggia della Morpa, sopra la quale si trova il primo antico insediamento di Palinuro. Negli anni ’80 Gogna e Savonitto hanno iniziato ad aprire delle vie sul lato destro della scogliera, che coincide con il famoso arco naturale di Palinuro. Questa è stata la prima falesia ad essere chiodata in titanio in Italia, nel 2010, quindi è molto avanzata anche in termini di sicurezza”, spiega Oreste.

La falesia di Palinuro, che comprende circa 40 tiri, è esposta a Sud-Ovest, dunque molto indicata per l’inverno. I gradi sono molto variabili, dal 5a all’8c. “Tutte le vie sono su placche di calcare, i tiri più duri sono su pareti leggermente strapiombanti a buchi e tacche in stile San Vito Lo Capo. C’è un settore scuola dove si trovano tiri fino al 6° su placche appoggiate o verticali. Sul settore centrale ci sono invece tiri più lunghi, fino a 30-35 metri, e fino all’8c”, conclude Bottiglieri.

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