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Fotografare le piccole forme del ghiaccio

Gocce, texture e forme inconsuete che si possono immortalare con semplici nozioni di macrofotografia, profondità di campo e un’attenta composizione

È veramente un peccato considerare il ghiaccio come un semplice corollario della fotografia di montagna, oppure un semplice elemento su cui camminare, magari per raggiungere altre location per scattare ad altri soggetti. Considero, sicuramente, il ghiaccio uno degli elementi della fotografia di montagna; con le sue forme e le sue sfumature, diventa un soggetto molto interessante sia come elemento di un’inquadratura ad ampio respiro, sia nei suoi piccoli particolari.

Stalattiti: semplici soggetti di stagione. Non difficili da fotografare. In questo caso, si vedono le gocce cadere verso il suolo. La loro corsa è stata bloccata da un lampo di flash. La luce artificiale è stata mischiata a quella del lampo, in modo che l’esposizione fosse equilibrata tra primo piano e sfondo. Lo sfondo risulta essere leggibile e non scuro. Ho settato la fotocamera in “M”, misurando l’esposizione, impostato un diaframma chiuso, per regolare la luce del lampo in modo da non sovraesporre il soggetto. Ho acceso il flash. Il tempo di posa era lo stesso indicato dall’esposimetro della fotocamera. Gli iso erano bassi, 100, già impostati sulla fotocamera, in modo da non sovraesporre il soggetto. Misurazione Matrix, Flash in TTL; 1/250 sec; f/11; iso 100. Treppiede.
Stalattiti: semplici soggetti di stagione. Non difficili da fotografare. In questo caso, si vedono le gocce cadere verso il suolo. La loro corsa è stata bloccata da un lampo di flash. La luce artificiale è stata mischiata a quella del lampo, in modo che l’esposizione fosse equilibrata tra primo piano e sfondo. Lo sfondo risulta essere leggibile e non scuro. Ho settato la fotocamera in “M”, misurando l’esposizione, impostato un diaframma chiuso, per regolare la luce del lampo in modo da non sovraesporre il soggetto. Ho acceso il flash. Il tempo di posa era lo stesso indicato dall’esposimetro della fotocamera. Gli iso erano bassi, 100, già impostati sulla fotocamera, in modo da non sovraesporre il soggetto. Misurazione Matrix, Flash in TTL; 1/250 sec; f/11; iso 100. Treppiede.

Sul ghiaccio si scivola

Sul ghiaccio si scivola! Sì, lo so. Sembra banale, ma è la prima cosa cui prestare attenzione. Se ci muoviamo, per esempio, nel greto di un torrente le precauzioni non sono mai troppe. Spesso i sassi sono scivolosi e, quasi sempre, umidi. Se sono coperti di neve, è molto probabile che sotto lo strato bianco, ci sia del ghiaccio vivo, quello che si definisce verglass, un sottile velo a volte poco visibile, ma scivolosissimo. Attenzione anche nelle pietraie, dove mettere un piede in fallo è un attimo! Poi se scivolando si rischia anche di finire in acqua… Un paio di ramponi, magari anche quelli leggeri da escursionismo possono aiutare molto, così come l’uso dei bastoncini da trekking che contribuiscono a mantenere l’equilibrio. Per trasportare l’attrezzatura nel greto di un torrente, oppure, anche sulle rive, suggerisco di utilizzare uno zaino fotografico. A proposito di zaino, nel momento in cui mi fermo per fotografare e piazzo il treppiede, presto sempre un’attenzione maniacale nel scegliere dove appoggiarlo. Le pietre sono scivolose per il fotografo, ma anche per la sua attrezzatura. Insomma, diventa imperativo evitare catastrofiche scivolate di zaino e attrezzatura in acqua. La vedete la scena? Mentre voi ragionate sulla composizione, lento e inesorabile, lo zaino scivola verso il bagnato oblio del fiume…

Più che ghiaccio, in questo caso, sarebbe corretto parlare di galaverna. Comunque parliamo di un soggetto di stagione. Il diaframma è chiuso, in modo da ottenere il sole a stella. In ripresa è stata impostata una sovraesposizione di 2/3 di stop, per ovviare la netto controluce. Altrimenti la foto sarebbe risultata troppo scura. Occhio! Si tratta di una pellicola diapositiva. Le possibilità di correzione dell’esposizione, in post produzione, sarebbero state molto limitate. Nikon F90X; Nikkor 20-35 2,8 AFD, diaframma f/1\16. Fujichrome Velvia 50.
Più che ghiaccio, in questo caso, sarebbe corretto parlare di galaverna. Comunque parliamo di un soggetto di stagione. Il diaframma è chiuso, in modo da ottenere il sole a stella. In ripresa è stata impostata una sovraesposizione di 2/3 di stop, per ovviare la netto controluce. Altrimenti la foto sarebbe risultata troppo scura. Occhio! Si tratta di una pellicola diapositiva. Le possibilità di correzione dell’esposizione, in post produzione, sarebbero state molto limitate. Nikon F90X; Nikkor 20-35 2,8 AFD, diaframma f/1\16. Fujichrome Velvia 50.

Sul ghiaccio fa freddo

Sul ghiaccio fa freddo! Sì, lo so. Anche in questo caso sembra banale. Tra l’altro, è saggio ricordare che il vero “fotografo di ghiaccio” ha sempre le mani screpolate e doloranti, perché è costretto, spesso e quasi sempre, a togliersi in guanti, per regolare accuratamente le impostazioni della fotocamera. Per quello che riguarda, invece, l’attrezzatura non dovrebbero esserci grossi problemi. Le batterie tendono ad avere una resa inferiore alle basse temperature e, quindi, a garantire un numero di scatti inferiore, rispetto alla norma. Se usate una mirrorless, oppure siete abituati a inquadrare usufruendo del monitor, il consumo delle batterie sarà ancora maggiore. Se fotografate con una reflex, suggerisco di usare il mirino, in modo da risparmiare energia. Portate comunque una o due batterie di scorta, ben cariche e da tenere il più possibile al caldo, magari in una tasca interna della giacca

Una goccia ghiacciata. Ho messo a fuoco sulla goccia e ho misurato l’esposizione, in spot, sulla goccia stessa, sovraesponendo di 1/3 di stop, rispetto al valore suggerito dall’esposimetro. Il soggetto è leggermente decentrato, come da classica regola compositiva. Nikon D810; Micro Nikkor 60 2,8 AF. f/11; 1/125; iso 200; treppiede.
Una goccia ghiacciata. Ho messo a fuoco sulla goccia e ho misurato l’esposizione, in spot, sulla goccia stessa, sovraesponendo di 1/3 di stop, rispetto al valore suggerito dall’esposimetro. Il soggetto è leggermente decentrato, come da classica regola compositiva. Nikon D810; Micro Nikkor 60 2,8 AF. f/11; 1/125; iso 200; treppiede.
Due gocce d’acqua. Eh sì di acqua e non di ghiaccio, ma, infondo, sono la stessa materia, in stato diverso. Il soggetto era molto piccolo. Ho usato il macro da 105 mm. Il diaframma è chiuso a f /16, anche se lo sfondo risulta essere comunque non nitido. Il motivo è semplice: più ci si avvicina il soggetto e più la profondità di campo è limitata. Nikon D810; Micro Nikkor 105 2,8 AF. f/16; 1/125; iso 100; treppiede. Un leggero colpo di flash ha contribuito a “fermare” il soggetto.
Due gocce d’acqua. Eh sì di acqua e non di ghiaccio, ma, infondo, sono la stessa materia, in stato diverso. Il soggetto era molto piccolo. Ho usato il macro da 105 mm. Il diaframma è chiuso a f /16, anche se lo sfondo risulta essere comunque non nitido. Il motivo è semplice: più ci si avvicina il soggetto e più la profondità di campo è limitata. Nikon D810; Micro Nikkor 105 2,8 AF. f/16; 1/125; iso 100; treppiede. Un leggero colpo di flash ha contribuito a “fermare” il soggetto.

Come si misura l’esposizione sul ghiaccio?

Meglio utilizzare i sistemi di misurazione tipo Matrix (Nikon), Valutativa (Canon) o similari, a seconda delle varie marche. Questi sistemi sono in grado di misurare correttamente l’esposizione, nella maggior parte dei casi. Per approfondire l’argomento, vedi anche “Come fotografare le cascate”, in particolare il paragrafo “Luce, ombra e misurazione dell’esposizione”. Se il soggetto principale della foto non occupa la maggior parte dell’inquadratura, è utile utilizzare la lettura spot sullo stesso, in modo da far sì che l’esposimetro non sia ingannato da altri elementi in posizione periferica. E’ ovvio che scattando in formato RAW sarà possibile correggere eventuali errori di esposizione in post produzione, per valori intorno ai 2 stop in sottoesposizione e 1 stop, o poco più, in sovraesposizione.

Gocce di ghiaccio. Un soggetto piuttosto raro da trovare e, comunque, sempre molto piccolo. Nikon F90X; Micro Nikkor 60 2,8 AF; Fujichrome Velvia 50.
Gocce di ghiaccio. Un soggetto piuttosto raro da trovare e, comunque, sempre molto piccolo. Nikon F90X; Micro Nikkor 60 2,8 AF; Fujichrome Velvia 50.
Piccole stalattiti di ghiaccio, nel greto di un torrente. Nikon F90X; Nikkor 80-200 2,8 AFD; Fujichrome Velvia 50. Treppiede. Il tempo di posa lungo è stato opportuno per rendere il mosso dell’acqua che scorre sotto al soggetto.
Piccole stalattiti di ghiaccio, nel greto di un torrente. Nikon F90X; Nikkor 80-200 2,8 AFD; Fujichrome Velvia 50. Treppiede. Il tempo di posa lungo è stato opportuno per rendere il mosso dell’acqua che scorre sotto al soggetto.
A volte il vento e il ghiaccio disegnano. Questa piccola opera d’arte della natura ha utilizzato come tela il vetro di un’auto. Per rendere al meglio un soggetto simile è importante posizionare la lente frontale dell’ottica parallelamente alla superficie del vetro. Nikon D800; Micro Nikkor 60 2,8 AF. 1/60 sec; f/11; iso 400. Impossibile piazzare il treppiede sul cofano dell’auto. Ho, quindi, alzato gli iso, per avere un tempo di posa un po' più veloce che mi consentisse di scattare a mano libera.
A volte il vento e il ghiaccio disegnano. Questa piccola opera d’arte della natura ha utilizzato come tela il vetro di un’auto. Per rendere al meglio un soggetto simile è importante posizionare la lente frontale dell’ottica parallelamente alla superficie del vetro. Nikon D800; Micro Nikkor 60 2,8 AF. 1/60 sec; f/11; iso 400. Impossibile piazzare il treppiede sul cofano dell’auto. Ho, quindi, alzato gli iso, per avere un tempo di posa un po’ più veloce che mi consentisse di scattare a mano libera.

Ottiche, filtro di protezione e treppiede

Se fotografiamo soggetti piccoli, tipo gocce ghiacciate o altri particolari, l’ottica più indicata è il macro. Questi obiettivi permettono di mettere a fuoco da distanza ravvicinata, restituendo un rapporto di riproduzione elevato, in genere 1:1. Ovvero il soggetto sarà ripreso sul sensore alla sua grandezza naturale. Se fotografiamo una goccia ghiacciata del diametro di 1 centimetro, per esempio, apparirà sul sensore della fotocamera alle sue vere dimensioni, quindi con diametro di 1 cm. Spesso, se si fotografa da una posizione scomoda, magari in equilibrio non proprio stabile, su una lastra di ghiaccio, avere un obiettivo zoom aiuta a comporre l’inquadratura senza doversi muovere continuamente su una superficie poco stabile e scivolosa. L’ideale, per scatti dove si selezionano porzioni di soggetti o parti di stalattiti, per esempio, è il classico 70-200. Per proteggere l’attrezzatura, scattando a soggetti limitrofi all’acqua o a cascate ghiacciate, può essere utile un filtro UV, per proteggere le lenti dagli spruzzi. Il cavalletto è spesso indispensabile, scattando con ottiche di lunga focale o con tempi di posa lunghi. Attenzione! Piazzare il treppiede su una superficie ghiacciata non è semplicissimo.

La tonalità arancio, simile ad una luce calda di alba e tramonto è ottenuta con l’utilizzo di un illuminatore a led, filtrato con una gelatina (filtro colorato di tonalità arancio). Leggero ed economico l’illuminatore può essere utile in caso la luce sia poca o se si desidera modificarne leggermente la temperatura, come in questo caso. Nikon D810; Micro Nikkor 105 2,8 AFD. 1/60 sec; f/16; ISO 64. Ho usato un diaframma chiuso per ottenere profondità di campo elevata. Treppiede.
La tonalità arancio, simile ad una luce calda di alba e tramonto è ottenuta con l’utilizzo di un illuminatore a led, filtrato con una gelatina (filtro colorato di tonalità arancio). Leggero ed economico l’illuminatore può essere utile in caso la luce sia poca o se si desidera modificarne leggermente la temperatura, come in questo caso. Nikon D810; Micro Nikkor 105 2,8 AFD. 1/60 sec; f/16; ISO 64. Ho usato un diaframma chiuso per ottenere profondità di campo elevata. Treppiede.
Questo è uno scatto di ghiaccio occasionale. Nel senso che non ero in giro a fotografare specificatamente ghiaccio, gocce e acqua. Mi ha colpito, però, il riflesso del controluce sulla superficie trasparente del ghiaccio. Nikon D300; Nikkor 18-200; 1/160 sec; f/10; iso 200. Ho sovraesposto di 2/3 di stop, rispetto ai valori indicati dall’esposimetro. Comunque, in un caso simile, si poteva tranquillamente intervenire in post produzione.
Questo è uno scatto di ghiaccio occasionale. Nel senso che non ero in giro a fotografare specificatamente ghiaccio, gocce e acqua. Mi ha colpito, però, il riflesso del controluce sulla superficie trasparente del ghiaccio. Nikon D300; Nikkor 18-200; 1/160 sec; f/10; iso 200. Ho sovraesposto di 2/3 di stop, rispetto ai valori indicati dall’esposimetro. Comunque, in un caso simile, si poteva tranquillamente intervenire in post produzione.
Foglie imprigionate dal ghiaccio. Nikon D700; Nikkor 24-70 AFG 2,8; 1/125 sec; f/11; iso 200.
Foglie imprigionate dal ghiaccio. Nikon D700; Nikkor 24-70 AFG 2,8; 1/125 sec; f/11; iso 200.
Ghiaccio e bolle d’aria. Anche la conversione in bianco e nero è interessante in casi come questo. Nikon D810; Micro Nikkor 60 2,8 AF; 1/100 sec; f/16; iso 250
Ghiaccio e bolle d’aria. Anche la conversione in bianco e nero è interessante in casi come questo. Nikon D810; Micro Nikkor 60 2,8 AF; 1/100 sec; f/16; iso 250
Gocce, erba e ghiaccio. Nikon D810; Micro Nikkor 60 2,8 AF; 1/60 sec; f/11; iso 400
Gocce, erba e ghiaccio. Nikon D810; Micro Nikkor 60 2,8 AF; 1/60 sec; f/11; iso 400
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