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Cucciolo di mammut di 30mila anni scoperto tra le miniere d’oro del Klondike

Il Klondike, piccola regione dello Yukon, nella zona nord-occidentale del Canada, fu protagonista sul finire dell’Ottocento di una delle ultime corse all’oro del Nord America. Un periodo di migrazioni febbrili, accompagnate dalla speranza di un facile arricchimento, che hanno ispirato opere letterarie che ne hanno preservato il ricordo fino ai nostri giorni, quali i romanzi di Jack London “Zanna Bianca” e “il richiamo della foresta”. I più appassionati di fumetti ricorderanno probabilmente “Zio Paperone e l’oro del Klondike”. Klondike è divenuto sinonimo di terra del tesoro, e una recente scoperta conferma che lo sia davvero. Nel giorno del solstizio d’estate, il 21 giugno 2022, dei minatori impegnati in uno scavo nei campi d’oro della Trʼondëk Hwëchʼin First Nation – territorio abitato e gestito dai discendenti della popolazione di lingua Hän, che per millenni ha abitato le sponde del fiume Yukon -, si sono trovati di fronte a una sorpresa inattesa, e preziosa: un cucciolo di mammut lanoso (Mammuthus primigenius) perfettamente conservato nel permafrost.

A diffondere la notizia dell’eccezionale ritrovamento è stato lo stesso Governo dello Yukon, attraverso un comunicato ufficiale, realizzato in collaborazione con il governo della Trʼondëk Hwëchʼin First Nation.

Un “grande cucciolo di animale”

Come riportato nel documento, il corpo mummificato del cucciolo, quasi del tutto integro, è stato scoperto scavando nel permafrost presente all’interno della Eureka Creek. Il compito di assegnare un nome al piccolo elefante preistorico è stato affidato agli anziani Trʼondëk Hwëchʼin, che lo hanno ribattezzato “Nun cho ga”, in lingua Hän “grande cucciolo di animale”.

Lo Yukon presenta una documentazione fossile relativa all’era glaciale di fama mondiale, ma è raro che vengano portati alla luce resti mummificati che conservino ancora pelle e capelli. Nun cho ga risulta essere il mammut mummificato più completo trovato in Nord America.

“Questo recupero – evidenzia il comunicato – non sarebbe potuto avvenire senza la collaborazione tra Brian McCaughan, presidente della società di estrazione dell’oro Treadstone, il popolo Trʼondëk Hwëchʼin e il governo dello Yukon. Nei mesi a venire Trʼondëk Hwëchʼ e governo dello Yukon lavoreranno insieme per preservare rispettosamente e per saperne di più su Nun cho ga, e condividere queste storie e informazioni con la comunità di Dawson City, i residenti dello Yukon e la comunità scientifica globale.”

Cosa sappiamo di Nun cho ga

In attesa delle storie e informazioni che i governi si impegnano a diffondere a livello mondiale, riportiamo di seguito i primi dettagli relativi al “grande cucciolo di animale”, forniti nel comunicato ufficiale.

  • Un rapido esame del mammut lanoso suggerisce che si tratti di una femmina e presenta all’incirca le stesse dimensioni del mammut lanoso “Lyuba” di 42.000 anni scoperto in Siberia nel 2007.
  • I geologi dello Yukon Geological Survey e dell’Università di Calgary che hanno recuperato il mammut congelato in loco suggeriscono che Nun cho ga sia morta e sia rimasta congelata nel permafrost durante l’era glaciale, oltre 30.000 anni fa.
  • Questi incredibili resti dell’era glaciale offrono uno sguardo estremamente dettagliato su un’epoca in cui dobbiamo immaginare che Nun cho ga vagasse per lo Yukon insieme a cavalli selvaggi, leoni delle caverne e bisonti giganti della steppa.
  • Come anticipato, Nun cho ga è il primo mammut lanoso mummificato quasi completo e meglio conservato trovato finora in Nord America. Un cucciolo di mammut parziale, di nome Effie, fu trovato nel 1948 in una miniera d’oro in Alaska.

L’emozione del ritrovamento

Cosa avrà provato lo scopritore casuale di Nun cho ga nel trovarsi di fronte il suo corpicino congelato? Sul sito della società Treadstone è riportato il racconto di quel momento speciale.

Nel primo pomeriggio del 21 giugno, Travis Mudry, 31enne di Alberta, al suo primo anno  di lavoro in Treadstone, stava azionando un escavatore nel permafrost quando ha notato nel ghiaccio quello che a prima vista gli è sembrato essere il teschio di un antico bisonte. Il giovane, con 30 giorni di esperienza nel settore minerario alle spalle, è saltato fuori dalla sua macchina per dare un’occhiata più da vicino. Si è allora reso conto che non potesse assolutamente trattarsi di un teschio di bisonte. Di fronte a sé aveva una testa vera e propria, con pelle e occhi. Guardando più attentamente ha notato che non fosse solo una testa ma un intero corpo. In quell’istante ha compreso di aver scoperto qualcosa di eccezionale.

Ha così contattato Brian McCaughan, il caposquadra e presidente della società, tramite radio ricetrasmittente, dicendo: “Ho trovato un corpo!”. Brian si è fiondato sul posto e, dopo aver visto il mammut mummificato, ha contattato immediatamente il dottor Grant Zazula, paleontologo dello Yukon di Whitehorse.

Il cucciolo di mammut è stato recuperato in due pezzi, prima la metà superiore, poi, con l’aiuto di Travis,  cui è stato richiesto di scavare ancora un po’ nella zona con cautela, la metà inferiore. Il dottor Grant Zazula ha fornito a Treadstone le indicazioni su come preservare il mammut nel miglior modo possibile fino a quando non è stato in grado di inviare una squadra sul campo. L’equipaggio di Treadstone ha bagnato delle coperte e tamponato il cucciolo, mentre Jeff Bond, dello Yukon Geological Survey, rispondeva alla richiesta di Zazula di raggiungerli quanto prima per recuperare il mammut e trasferirlo in un congelatore.

C’è stato grande fermento nel sito minerario e ancora si sta lavorando attivamente per recuperare informazioni preziose. Il 28 giugno sono stati raccolti dei campioni di fango e in programma vi è la raccolta di ulteriori ossa presenti nel sito. “Abbiamo intenzione di stare attenti – scrive la società – tenere gli occhi aperti e trattare il luogo di riposo di Nun Cho Ga con rispetto”.

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