Pareti

Fitz Roy, l’incredibile traversata solitaria di Sean Villanueva

Questa volta il belga Sean Villanueva O’Driscoll si è superato. Fuoriclasse dell’arrampicata con la sua ultima impresa si è proiettato nella storia della Patagonia: traversata solitaria del Fitz Roy. Prima di lui ci erano riusciti, guadagnandosi un Piolet d’Or, Tommy Caldwell e Alex Honnold. “La salita solitaria più impressionante mai realizzata in Patagonia” afferma Colin Haley. “Non posso fare a meno di domandarmi se sia la più impressionante salita patagonica in termini generali”. “È stata una delle salite più emozionanti della mia vita” commenta Caldwell attraverso i suoi canali social. “Immaginare Sean Lassù, da solo, che lascia andare la sua musica tra le vette mi fa scuotere la testa d’eccitazione. Che sforzo selvaggio e stimolante”.

Villanueva è di casa sulle cime patagoniche. Dalle Torri del Paine, al Cerro Torre passando per il Fitz Roy ha salito decine di vie, tracciandone anche di nuove. La traversata, battezzata dallo stesso “The Moonwalk Traverse”, ha dell’impressionante e si candida per essere una delle più importanti realizzazioni non solo del 2021, ma dell’intera storia Patagonica.

The Moonwalk Traverse

Villanueva ha impiegato sei giorni per compiere l’intera traversata, dal 5 al 10 febbraio. Solo un giorno in più rispetto a quanto fatto dalla cordata americana Caldwell-Honnold (12-16 febbraio 2014). Il che vuol già dire molto. Come racconta Rolando Garibotti, tra i massimi conoscitori delle cime patagoniche, Sean si è avvicinato alla catena da sud-est per poi attaccare la scalata il 5 febbraio. Si è mosso cosciente di dover rimanere in parete per lungo tempo, per questo ha portato con se cibo per una decina di giorni e una tendina leggera.

Partito dall’Aguja de l’S ne ha salito la parete est, quindi ha proseguito per l’Aguja Saint-Exúpery dove una caduta di pietre ha danneggiato la corda senza, a quanto pare, comprometterne la sicurezza altrimenti non avrebbe proseguito oltre. Terminata anche questa seconda scalata ha iniziato ad avvicinarsi all’Aguja Rafael Juárez dove si è fermato per la notte.

All’alba del 6 febbraio eccolo pronto a continuare la sua lunga “marcia” affrontando prima la via anglo-americana all’Aguja Rafael Juárez, quindi l’Aguja Poincenot, lungo la cui salita (via Fonrouge-Rosasco) ha bivaccato completando poi la scalata nella mattina del 7 febbraio. Nel frattempo la sua situazione si è complicata ulteriormente a causa della rottura, il giorno prima, di un anello porta materiali che gli ha fatto perdere alcuni friend.

Entro il mezzogiorno del terzo giorno ha già superato l’Aguja Kakito. Davanti a lui ha il Fitz Roy ma decide di attendere il giorno seguente. Troppo caldo e quindi troppo rischio. Attacca a salirlo l’8 febbraio per la via Franco-Argentina sul versante sud-est. Sale rapido, senza particolari problemi, per poi trovarsi in difficoltà durante la discesa per il versante nord a causa del forte vento. Per non rischiare troppo decide di fermarsi a bivaccare due tiri sopra il Pilier Goretta.

Durante il penultimo giorno di traversata, dopo aver disceso il Fitz Roy ha affrontato la salita della Val de Bois e poi oltre fino a raggiungere la cima dell’Aguja Mermoz, dove ha bivaccato. “Questo tratto si è rivelato più lungo e difficile di quanto mi aspettassi” commenta Villanueva.

Il 10 febbraio è infinte riuscito a raggiungere la vetta dell’Aguja Guillaumet, per poi scendere all’omonimo passo e concludere la lunga traversata verso le tre del pomeriggio. Particolare poco divertente ma singolare riguarda la già malridotta corda che durante l’ultima calata in doppia ha ceduto in uno dei punti danneggiati sfilacciandosi.

Qualche curiosità

L’intera traversata è stata realizzata in libera, per un totale di 4000 metri di dislivello e 5 chilometri di sviluppo. Villanueva ha scalato quasi tutto in autoassicurazione, tranne che nei lunghi tratti facili.

La mattina, prima di rimettersi in marcia, dedicava un quarto d’ora alla meditazione, quindi riprendeva a scalare. Con se aveva il suo immancabile flauto, che suonava su ogni cima raggiunta.

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2 Commenti

  1. Sono molto contento per questa splendida salita di Sean il “discolo” !
    Una dimostrazione che ci sono uomini che praticano del vero alpinismo e che l’alpinismo non muore mai e si evolve sempre.

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