Gente di montagna

Tommy Caldwell

“Sapevo che Tommy era un incredibile scalatore di big wall, ma stare quattro giorno con lui sul El Cap ha chiaramente mostrato come probabilmente sia il più grande climber di big wall al mondo.”

Alex Honnold

Alpinista e arrampicatore, il suo ambiente naturale sono le verticali pareti di El Capitan. Qui Tommy Caldwell ha immaginato e tracciato Dawn Wall, per poi salirla in libera. Realizzazione che a oggi rappresenta la più difficile libera di una via su Big Wall. Gli manca una falange dell’indice sinistro. Si potrebbe pensare che l’abbia perso in montagna, ma l’immaginazione spesso inganna. Nel corso dei suoi primi 40 anni ha vissuto esperienze spesso estreme, non solo durante le sue scalate su difficoltà impensabili. Dotato di talento naturale si è subito fatto notare raggiungendo, nel giro di una manciata d’anni, i vertici dell’arrampicata sportiva e poi dell’alpinismo internazionale.

La vita

Nato in Colorado, l’11 agosto 1978, per Tommy Caldwell la passione per la montagna è un’eredità di famiglia. Sono infatti i genitori, entrambi guide alpine, a introdurre Tommy e la sorella Sandy verso il mondo delle grandi e verticali pareti di Yosemite. In particolare è il papà Mike, ex insegnate e body builder professionista, a portarlo ancora giovanissimo sulle sue prime pareti rocciose.

Nell’agosto del 2000, quando ancora l’arrampicata non era per lui una professione, con la ragazza e futura moglie Beth Rodden e altri 2 amici viaggia verso le montagne del Kirghizistan. Durante la loro vacanza d’arrampicata vengono rapiti e tenuti in ostaggio da un gruppo di 4 ribelli kirghisi. Rimangono nelle loro mani per sei giorni poi, poche ore prima di essere uccisi riescono a scappare. È Caldwell a cogliere l’opportunità di una fuga quando, rimasti soli con un rapitore, riesce a spingerlo in un dirupo probabilmente uccidendolo. L’evento segna per sempre il carattere dello scalatore.

Nel 2001, durante alcuni lavori domestici si trancia l’indice sinistro con una sega circolare. Proprio quando stava concretizzandosi qualcosa nel mondo dell’arrampicata vede sfumare ogni possibilità di continuare a scalare, e per una banale disattenzione. In ospedale i medici riescono a riattaccargli la parte di dito tranciata, qualche tempo dopo è Caldwell stesso a richiederne la rimozione. Senza avrebbe potuto provare a tornare in parete. Per lo scalatore è un periodo veramente difficile, che lo vede impegnato sia psicologicamente che fisicamente in un’intensa operazione di recupero. Deve abituare il moncone del dito al contatto con la roccia, deve inspessirne la pelle  prima di potersi muovere agevolmente sulle piccole tacche delle grandi pareti.

Separatosi dalla prima moglie nel 2012 si sposa con Rebecca Pietsch con cui ha due figli Fitz e Ingrid Wilde.

L’arrampicata

Caldwell mostra il suo innato talento per l’arrampicata fin da bambino. Ancora ragazzino partecipa a una gara per professionisti. La vince e il suo nome inizia a farsi spazio nell’ambiente. Il suo mondo è quello delle falesie. Durante l’adolescenza è quasi ossessionato da questo universo, dalla voglia di migliorarsi continuamente ricercando gradi e difficoltà sempre più alte. Con la maggiore età inizia però a farsi sentire le necessità di provare esperienze nuove, più avventurose. Si avvicina così al mondo delle big wall.

Il primo risultato degno di nota arriva nell’agosto del 2002, con la salita in libera e in sole 19 ore e mezza della Salathé sulla bastionata rocciosa di El Capitan. Da questo momento in poi non si ferma più scalando in modo sistematico le vie sulla più impressionante parete americana, ovviamente tutte in libera. Nell’arco di un paio d’anni riesce nella salita di Lurking Fear, West Buttress, Muir Wall, Zodiac e, nel maggio 2004, di Dihedral Wall (8b+). Via d’artificiale aperta nel 1962 viene liberata da Caldwell diventando la più difficile via di Yosemite mai salita fino a quel momento. Quattro anni dopo ripete l’exploit sulla via Magic Mushroom.

Nel 2005 è ormai un profondo conoscitore di El Cap. In autunno, con la prima moglie Beth Rodden realizza la terza libera di The Nose, storica via di Yosemite. Qualche giorno dopo ritorna sulla via, nuovamente in libera, salendola in appena 12 ore (assicurato dalla moglie che ha risalito le corde con la jumar). Due settimane dopo, sempre con il supporto della compagna e grazie all’aiuto di Chris McNamara, ritorna sotto al granito di Yosemite per alzare nuovamente l’asticella. Questa volta l’obiettivo è concatenare The Nose con Freerider in meno di 24 ore. Il risultato è ovviamente strabiliante e Caldwell può festeggiare il buon esito del progetto dopo23 ore e 23 minuti dall’inizio.

Ormai specializzato nella velocità su difficoltà estreme, nel maggio 2012 Tommy si lega con Alex Honnold per fare qualcosa di totalmente nuovo: il Triple Crown in giornata. Ovvero concatenare il Mount Watkins, El Capitan e l’Half Dome nell’arco di 24 ore. Quando il cronometro si ferma è difficile credere al tempo di 21 ore e 15 minuti.

Ancora sul Capitan, ma questa volta su The Nose, ritroviamo Tommy Caldwell legato ad Alex Honnold. È la primavera del 2018 quando i due, senza troppi proclami, iniziano a salire in velocità la storica prima via di El Cap. Ci riescono in 2 ore 10 minuti e 15 secondi, abbassando di poco meno di dieci minuti il precedente record stabilito da Brad Gobright e Jim Reynolds nell’autunno precedente. Non soddisfatti del risultato ottenuto ci riprovano il 4 giugno chiudendo la scalata in 2 ore 1 minuto e 50 secondi. Non ancora contenti hanno fatto un terzo tentativo il 6 giugno e questa volta il risultato è unico: un’ora 58 minuti e 7 secondi.

The Dawn Wall

Nell’autunno del 2007 Tommy inizia a lavorare su quello che a oggi è il suo più impegnativo e noto progetto alpinistico: la libera della Dawn Wall, la più liscia e alta parete rocciosa che offra il nord America. La scalata gli richiede 7 anni di tentativi, in cui si alternano diversi compagni di cordata. Ogni tentativo segna anche un mutamento nella vita e nel carattere del ragazzo che in questo periodo, e forse grazie a questa arrampicata, riesce a superare problemi personali e infortuni. La linea unisce tra loro, in una scalata continua le celebri Mescalito e New Dawn. Quando si chiede a Caldwell cos’è per lui la Dawn Wall, la risposta è che semplicemente si tratta della “cosa più pazza che io abbia mai provato in assoluto”.

Ogni tiro, ogni singolo passaggio, è stato analizzato dal climber in dettaglio. Per farlo si cala dall’alto, in corda doppia, arrampica giorno e notte. I tentativi seri iniziano nel 2009, quando al progetto si aggiunge il volontario Kevin Jorgeson, in cerca di nuove esperienze al di fuori del mondo del boulder. Caldwell accetta, anche se Jorgeson non ha esperienza sulle big wall. Insieme lavorano sulla via, tentano i movimenti, elaborano la migliore strategia. Questo per sei stagioni, senza mai saltare un giorno in parete. Nel novembre 2014 poi, finalmente, Tommy riesce a liberare l’ultimo tiro mancante. Ora sarebbe stato sufficiente riposare e poi tornare in parete per tentare la libera dal basso, più facile a dirlo che a farlo. I due attaccano la via il 27 dicembre, rimangono in parete 19 giorni. In questo periodo il mondo dell’arrampicata, ma anche quello generalista, segue gli scalatori che avanzano di una presa alla volta, di un tiro alla volta. 1000 metri di parete, 32 tiri, tra cui i due chiave valutati 9a. A oggi la più difficile big wall salita in libera al mondo. Un nuovo tassello nella storia di Yosemite, meritevole dei complimenti da parte dell’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’anno successivo la via viene ripetuta in libera da Adam Ondra in soli otto giorni, come però ammette lo scalatore ceco il suo è stato uno sforzo diverso rispetto a quello di Caldwell e Jorgeson. Loro “hanno affrontato così tanti punti interrogativi e problemi logistici che non posso davvero confrontare il mio sforzo con il loro. L’avevo preparato, avevo tutte le conoscenze. Lo sapevo, era possibile”.

L’alpinismo

L’alpinismo non è di certo la prima passione di Caldwell, ma se questo prevede in buona parte la scalata di complesse e tecniche linee patagoniche allora può diventare interessante. Il primo approccio con questo mondo arriva nel 2006 quando Tommy, insieme a Topher Donahue ed Erik Roed, raggiunge il Fitz Roy per effettuare la prima libera di Linea di Eleganza sulla parete nord-est della montagna. La via era stata aperta nel 2004 da Elio Orlandi, Horacio Codò e Luca Fava, team che era anche stato nominato al Piolet d’Or per la realizzazione. Parliamo di un percorso valutato ED+ 6c/A3 90°/M7 dagli apritori, poi rivalutato 7c dopo la salita in libera.

Sempre il Fitz Roy è protagonista di una nuova grande realizzazione da parte di Tommy Caldwell e Alex Honnold nel 2014. Parliamo della prima traversata del massiccio, passando per le maggiori creste. Un exploit che i due arrampicatori portano a termine in cinque giorni, dal 12 al 16 febbraio, e che gli vale il prestigioso Piolet d’Or. Cinque chilometri di cresta, 4000 metri di dislivello, una delle più belle realizzazioni dell’alpinismo moderno.

Onorificenze

2015 – Piolet d’Or per la traversata del Fitz Roy (Con Alex Honnold)

Libri

Push. Un’esperienza oltre il limite, 2017, Corbaccio

Film

The Dawn Wall, 2017, di Josh Lowell e Peter Mortimer

“Amo la vita da climber e voglio continuare a farla in giro per il mondo cercando bellissime pareti, magari con mia moglie.”

Tommy Caldwell

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