Pareti

Canton Ticino: prima libera di “Leap of Faith” per Della Bordella e Zeni

Leap of Faith è la via di Matteo Della Bordella, Luca Auguadri e David Bacci che corre lungo la parete sud del Poncione d’Alnasca, una montagna poco nota e conosciuta. Si trova in Canton Ticino, dove il presidente dei Ragni di Lecco ha scalato spesso durante il periodo universitario. Ha scelto di tornarci a fine ottobre, insieme ad Alessandro Zeni, perché a quel percorso aperto tra il 2015 e il 2016 mancava la salita in libera.

La sud del Poncione d’Alnasca è una parete decisamente poco frequentata, ma che ha stimolato generazioni di forti scalatori, tra cui anche il bergamasco Walter Bonatti, Marco Pedrini o Giovanni Quirici. “Una bellissima parete di circa 500 metri” la descrive Matteo Della Bordella. “Sembra quasi una piramide di granito, verticalissima”.

Riuscire nella salita in libera “ha rappresentato la chiusura di un cerchio”. I primi approcci alla via risalgono all’autunno 2015 quando Della Bordella e Auguadri iniziano ad aprire i primi tiri. Non la completano subito, anzi. È un lavoro lungo a cui collabora attivamente anche David Bacci. “Lo stile di apertura è quello che abbiamo negli anni fatto nostro: scaliamo in libera il più possibile cercando di proteggerci con friends e nuts, quindi mettiamo gli spit laddove non ci si può proteggere in altri modi”. Il risultato sono 16 tiri per 500 metri di progressione, difficoltà massima 8a+/b; 7b+ obbligato.

La via è aperta, ma manca la libera. Inizialmente la cosa passa sotto gamba, i ragazzi sono presi da altri progetti, e così rimane lì, in sospeso. Nel 2018 poi Matteo torna con vari compagni, prova a scalarla in libera ma il progetto si presenta subito complesso. “Liberare ‘Leap of faith’ è un progetto esaltante, motivante e pieno di ostacoli, dovuti alle condizioni della parete e a un’arrampicata estremamente esigente, ma allo stesso tempo aleatoria. Ci sono un paio di lanci, più unici che rari, dove l’ultima cosa che vorresti fare è proprio dover staccare entrambe le mani e saltare nel vuoto sperando di raggiungere la presa successiva”.

Con il 2020, probabilmente “grazie” all’assenza di progetti extraeuropei, il tarlo di quella libera mancante si rifà vivo e tormenta i pensieri di Della Bordella. “Così quest’anno mi sono detto: voglio assolutamente tornarci! Voglio chiudere il progetto con la libera”. Per farlo propone la cosa ad Alessandro Zeni, climber del Centro Sportivo Esercito. “È stata una bellissima esperienza su un tipo di roccia a cui non sono abituato. Mi è piaciuto tantissimo mettermi alla prova su questo stile diverso con Matteo”. Ed è lo stile a dare il nome alla via, “atto di fede” in italiano.

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