Cronaca

Rifugi del Piemonte: sopravvivere tra pernotti scomparsi, nuove restrizioni e rimborsi irrisori

Chiusa la stagione estiva i rifugisti hanno finalmente trovato il tempo di sedersi al tavolo e fare qualche conto. Poi, hanno cominciato a sveltire le pratiche burocratiche. Ai primi di settembre si è cominciato con l’invio della domanda per ottenere il credito d’imposta previsto per le spese di sanificazione sostenute. Si, perché, come per tutte le attività, anche i rifugi per poter riaprire si sono dovuti adeguare alle nuove normative sanitarie. La cosa ha comportato spese e investimenti, che le strutture avrebbero potuto ammortare proprio grazie al credito d’imposta. “All’inizio si parlava del 60%, poi del 15, ora del 9” è il commento di Guido Rocci, presidente AGRAP (Associazione Gestori Rifugi Alpini e posti tappa del Piemonte). La giustificazione data a queste riduzioni è che mancherebbero i soldi per soddisfare tutte le richieste. “Un segnale del fatto che non conoscono il mondo del lavoro” continua Rocci. “Al privato è stato detto che per lavorare era necessario mettersi in regola e adeguarsi alle normative. Ovviamente se può recuperare i soldi spesi è ben contento di farlo. Non puoi però comunicarmi solo dopo la riduzione”.

“Per poter riaprire ho dovuto investire” spiega anche Massimo Manavella, gestore del rifugio Selleries, in Val Chisone. “È stato necessario creare un locale alternativo con il posizionamento di una casetta in legno fuori dal rifugio, un punto di appoggio per i passaggi non prenotati, che quindi non avrebbero trovato posto all’interno. A questa si sono poi aggiunte tutte le altre spese relative al plexiglass e ai dispositivi per la sanificazione. Quasi 10mila euro in tutto”. Una spesa consistente per una stagione in cui il fatturato si è consistentemente ridotto.

Qualche considerazione di fine stagione

“Se a maggio ci avessero chiesto di mettere la firma su una stagione come questa, l’avremmo fatto senza indugi” spiega Rocci. “Temevamo di perdere completamente il fatturato, invece le cose sono andate diversamente”. Chiusura positiva quindi per i rifugi del Piemonte, ma i dati non sono certo allegri. “Le strutture più accessibili, in termini di tempo e difficoltà di avvicinamento, hanno retto più che bene, perdendo però pernotti e mezze pensioni. A quelle più in alto o con dormitori è andata peggio. Ancora diversa è stata invece la stagione per i rifugi vicini a montagne di richiamo. In generale possiamo dire che chi ha perso poco ha subito una riduzione del 30%, per gli altri parliamo di circa il 60%.

Poi c’è quello slogan, diventato quasi un mantra in questi mesi “è la rivincita della montagna”. “Si, c’era molta gente in quota ma la maggior parte faceva pic-nic” lasciando poco e nulla sul territorio. “Sono saliti molti volti nuovi” commenta Manavella. “Bellissimo vedere nuovi appassionati, ma purtroppo non siamo riusciti a recuperare il vuoto lasciato dall’assenza di pernotti e mezze pensioni” è al Selleries si arriva in modo più che comodo. “Solitamente da dopo Pasqua in avanti iniziamo a ricevere i gruppi scolastici poi, da metà giugno, i vari gruppi escursionistici CAI. Lo stesso anche in autunno. Tutta questa parte è mancata, scomparsa. Lavoriamo su circa 3000 pernotti annui, quest’anno non sono sicuro di raggiungere la metà.

“Il vero problema – aggiunge ancora Rocci – è che stiamo tornando in quella condizione. Per come siamo messi, secondo logica, sarebbe solo un contentino farci riaprire a capodanno. Il rischio è di chiudere nuovamente dopo… farlo due volte ok, tre diventa dura.

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2 Commenti

  1. Qua sulle Alpi Orobie si assiste ogni fine settimana all’assalto dei rifugi con pienoni ai tavoli ……………tutti attenti a ignorare qualsiasi precauzione per evitare la diffusione del covid.
    Ora le alte valli hanno le seconde case piene (non solo di milanesi) e quindi si pensa di tenere aperto, dato anche che non nevicherà.
    Evviva !!!
    Io lo chiamo il “generale e totale trionfo della stupidità”.
    E l’economia del denaro non c’entra, basterebbe saper rinunciare a qualcosa: chi è capace ha aumentato il conto in banca, sa che si può rinunciare al 60% delle spese.

    Ps: girando nelle valli piemontesi mi sembra sempre tutto triste e poco attivo, un po’ come in liguria dove non hanno ancora capito che il cliente non va solo sfruttato, ma anche soddisfatto…….. lo vedo da sempre.
    Vedrò, almeno spero.

  2. Caro sig. Paolo, io non sono un gestore di rifugio, ma solo un dilettante appassionato di escursioni in montagna. Ebbene, quello che proprio piace a me, piemontese, sono il lato ancora sobrio di gran parte dei nostri rifugi e il lato addirittura selvaggio di gran parte delle nostre montagne. Non sopporterei che tante nostre montagne diventassero come le vostre o peggio come quelle venete e trentine. Ci sono posti anche qui più frequentati, ma la grande maggioranza sono posti dove la natura è la vera e a volte unica padrona. Per me è bellissimo così. I piemontesi il business lo sanno fare anche in altro modo, e in alcune valli e montagne è bene non vadano e non riescano a salirci tutti.

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