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Biodiversità in Italia. WWF: “Metà delle specie protette in cattivo stato di conservazione”

L’Italia a livello europeo occupa il primo posto per ricchezza naturale. Merito della variabilità di ambienti che caratterizzano la Penisola e dell’elevato numero di specie che li popolano. Eppure, a quanto risulta dall’ultimo dossier elaborato dal WWF, “La biodiversità in Italia: status e minacce”, non stiamo mostrando grande competenza nel preservare adeguatamente il nostro tesoro.

In base alla Check List italiana, elaborata dal Ministero dell’Ambiente, il nostro Paese ospita 57.468 specie animali, di cui 4.777 (8,6%) si possono considerare endemiche. A livello di specie vegetali invece in Italia si contano quasi 12.000 specie. Solo tra le oltre 6.700 specie di piante vascolari si annoverano circa il 13% di
specie endemiche.

“Il nostro territorio naturale è frammentato con popolazioni animali isolate, più simile a un puzzle smontato dove l’immagine nel suo insieme continua a perdersi – scrive il WWF.

I dati raccolti dalla Agenzia Europea dell’Ambiente, elaborati nel dossier, risultano allarmanti. “Oltre la metà delle specie protette dalle Direttive Natura sono in cattivo stato di conservazione, che sale all’89% per gli habitat tutelati – denuncia il WWF – . L’assedio alla natura non ci permette di raggiungere gli obiettivi di conservazione previsti per il 2020. Eppure la biodiversità, ovvero la ricchezza e la varietà delle specie che vivono ed interagiscono in un dato territorio, è fondamentale per la nostra esistenza: l’ossigeno che respiriamo, il cibo che mangiamo, e addirittura molti medicinali derivano dalla natura”.

Le minacce principali

Ma quali sono le principali minacce alla conservazione di tale patrimonio verde? Al primo posto troviamo l’agricoltura, che mette a rischio ben il 68% degli habitat tutelati. Secondo posto è occupato dalla costruzione di infrastrutture. A seguire l’espandersi delle specie aliene, che sono ormai presenti in metà degli habitat tutelati. Tra gli ulteriori fattori di minaccia troviamo infine attività forestali, modifiche ai regimi idrici legate alle attività umane e cambiamenti climatici, oltre a processi naturali che favoriscono l’espansione di alcuni habitat a discapito di altri.

Ne deriva “una natura spezzettata, come tanti pezzi preziosi di un puzzle che fa fatica a ricomporsi e che non riesce a rendere, nel suo insieme, quel servizio ecosistemico che solo la connessione tra gli elementi può garantire”.

Italia, il Paese delle Liste Rosse

I dati del nuovo rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente sullo stato di attuazione delle Direttive Europee sulla Natura (Direttiva Habitat e Uccelli), basata sui dati raccolti da ISPRA e dalle regioni e rielaborati da WWF Italia, insieme a quelli delle Liste Rosse italiane e della Società Italiana di Biologia Marina, mostra un quadro desolante. Di seguito le percentuali di sintesi riportate nel dossier.

● 52% delle 570 specie di fauna italiana protette dalla Direttiva Habitat mostrano uno stato di conservazione inadeguato o sfavorevole. Nel dettaglio, solo 248 (43%) mostrano uno stato di conservazione favorevole, mentre
ben 206 (36%) presentano ancora uno stato di conservazione inadeguato e 93 (16%) addirittura sfavorevole. Del restante 5% non si hanno dati sufficienti per una valutazione secondo gli standard europei.
● 15% di specie vegetali superiori italiane sono minacciate. Solo il 46% delle specie vegetali hanno uno stato di conservazione favorevole. Tra le specie che rischiamo di perdere c’è l’abete dei Nebrodi e il ribes di Sardegna.
● 40% di alghe, licheni, muschi, felci italiane sono a rischio di estinzione. Solo il 21% delle specie di muschi e licheni hanno uno stato di conservazione favorevole.
● 50% delle specie di Vertebrati presenti in Italia sono minacciate d’estinzione.
● 20% delle specie di Mammiferi sono in uno stato di conservazione non favorevole. Tra le specie più a rischio la lince, la foca monaca, l’orso bruno marsicano, ma anche più della metà delle specie di pipistrelli.
● 80% delle specie di Pesci presentano uno stato di conservazione non favorevole. Tra i diversi gruppi di animali considerati, la peggiore situazione è proprio quella dei Pesci (a rischio estinzione specie quali storione cobice, barbo canino e trota macrostigma). Addirittura il 39% delle specie in Direttiva presenta un cattivo stato di conservazione e un trend di popolazione in diminuzione.
● 25% delle specie di Uccelli sono minacciate.
● 64% delle specie di Anfibi considerate sono in cattivo o inadeguato stato di conservazione. Fortemente minacciati ululone appenninico, tritone crestato italiano e salamandra di Aurora.
● 19% delle specie di Rettili sono a rischio estinzione, sebbene la situazione appare lievemente migliore per questo gruppo, con il 67% delle specie in buono stato.
● 57% delle specie di Chirotteri presentano uno stato di conservazione inadeguato o sfavorevole.
● 25% delle specie animali marine sono considerate a rischio.
● 64% delle aree umide sono andate perse nell’ultimo secolo (il 90% se si considera il periodo dal Medioevo a oggi).
● 14 ettari di suolo vengono persi ogni giorno (l’equivalente di 19 campi di calcio).
● 51% dei paesaggi costieri italiani (3.291 km) sono trasformati e degradati da case, alberghi, palazzi, porti e industrie.
● 186 specie esotiche (55 vegetali e 131 animali) sono state rilevate negli ecosistemi costieri italiani.
● 42 nuove specie ittiche esotiche sono segnalate nei mari italiani.
● 55% degli Invertebrati di interesse comunitario presentano uno stato di conservazione sfavorevole.
● 86% degli Habitat in Direttiva hanno uno stato di conservazione inadeguato (47%) o sfavorevole (39%). Appena il 10% presenta un buono stato di conservazione.
● 69% degli Habitat terrestri italiani di interesse comunitario presentano uno stato di conservazione sfavorevole.
● 33% degli Habitat marini italiani di interesse comunitario presentano uno stato di conservazione inadeguato, e solo il 26% è in uno stato di conservazione favorevole.
● 71% degli Habitat dunali in Direttiva sono in cattivo stato di conservazione e in regressione.
● 39% degli Habitat di prateria in Direttiva sono in uno stato di conservazione non favorevole.
● 47% degli Habitat d’acqua dolce in Direttiva sono in uno stato di conservazione non favorevole.
● 28% degli Habitat di aree umide (torbiere e acquitrini) sono in cattivo stato di conservazione e in regressione.
● 21% degli Habitat forestali, che includono gli habitat tutelati dalla Direttiva più estesi d’Italia (circa 17.000 kmq), sono in cattivo o inadeguato stato di conservazione. Solo per lande e arbusteti temperati la maggioranza degli habitat (55%) è in uno stato di conservazione favorevole.
● 41% dei fiumi italiani monitorati non sono in uno stato di conservazione adeguato.
● 80% dei laghi italiani non sono in buono stato ecologico secondo la normativa europea.
● 68% degli Habitat tutelati dalla Direttiva sono impattati dall’agricoltura.
● 58% degli Habitat tutelati dalla Direttiva sono impattati dalla diffusione di specie aliene.
● 56% degli Habitat tutelati dalla Direttiva sono impattati dallo sviluppo delle infrastrutture ad uso industriale, commerciale, residenziale e ricreativo.

Qualche speranza?

Per far comprendere la gravità della situazione, il WWF sceglie alcuni esempi di specie chiave, dai nomi ben noti alla collettività. “La lince (Lynx lynx) è praticamente scomparsa dal nostro paese, con meno di 10 individui prevalentemente transfrontalieri. E il cervo italico (Cervus elaphus italicus), pressoché estinto in natura e sopravvissuto solo nel gran bosco della Mesola”.

Il WWF invita però a non vedere tutto nero. “Segnali di speranza giungono da altre specie iconiche a rischio: la rarissima aquila di Bonelli (Aquila fasciata), minacciata dal prelievo illegale, che anche grazie al rafforzamento della sorveglianza dei nidi in progetti europei (come il LIFE ConRaSi guidato dal WWF) appare finalmente in ripresa; la lontra (Lutra lutra), in drastico declino in tempi storici, vede negli ultimi anni una lenta ripresa; così come la tartaruga marina Caretta caretta, appare in espansione, che tuttavia potrebbe essere in parte dovuta ai cambiamenti climatici”.

Bisogna migliorare e subito!

“Occorre cambiare passo nella nostra capacità di conservare gli ecosistemi e le specie di casa nostra, vera base nascosta della nostra sopravvivenza e delle nostre economie. È evidente che in questi 10 anni non si è fatto abbastanza, ma investimenti seri in conservazione e ripristino degli ecosistemi degradati, finalmente possibili dedicando una quota adeguata del recovery fund, rilanciando le ambizioni della nuova Strategia Europea per la Biodiversità, possono invertire questi trend e restituirci un valore di gran lunga superiore -dichiara Marco Galaverni, direttore scientifico WWF Italia -. La crisi climatica è solo l’altra faccia della crisi biologica che stiamo vivendo: solo risolvendo entrambe potremo garantirci un futuro di prosperità. Non possiamo più ignorare questi temi perché non abbiamo più tempo, dobbiamo agire subito”.

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Un commento

  1. Non capisco.
    Noi dobbiamo “CONSERVARE” le specie animali che riteniamo vadano PROTETTE ?
    Conservare mi sembra una attività di tipo “museale”.
    E anche l’analisi condotta mi sembra simile.

    Conservazione, ripristino, tutela legale …. l’Uomo dicendo così si arroga la superiorità nella Natura e continuerà a fare disastri.
    Pensavo che il WWF fosse molto diverso, mi sembra una delle tante strutture burocratiche regolamentatrici che hanno solo la visione di se stesse..

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