AlpinismoAlta quota

A tempo di record sull’Aiguille Noire, intervista a Filip Babicz

Un’ora e mezzo di perfezione assoluta. Questo è il modo migliore per definire l’exploit compiuto domenica 27 agosto da Filip Babicz sulla cresta Sud dell’Aiguille Noire di Peutérey, una delle vie più belle e famose del Monte Bianco e delle Alpi. Sognata più di un secolo fa da Paul Preuss, tentata da varie cordate celebri, la Sud è stata vinta in due giorni, nel 1930, dai bavaresi Karl Brendel e Hermann Schaller. Più tardi Kurt Diemberger l’ha raccontata in un film, e molti forti alpinisti (tra loro Gilles Modica, Renato Casarotto, Jean-Marc Boivin, Jean-Marc Boucansaud, Yves Astier, Ueli Steck) l’hanno percorsa senza corda. Nessuno di loro, però, ha impiegato meno di due ore e 45 minuti dall’attacco ai 3773 metri della cima.

Filip Babicz, il 27 agosto, ha attaccato alle quattro del pomeriggio. Non era sicuro del record, la sua stima più ottimista era di due ore e 15. Invece, quando ha fermato il cronometro e ha abbracciato la statua della Madonna sulla vetta aveva impiegato soltanto un’ora, 30 minuti e 14 secondi. Anzi, come ha scritto poco dopo sui social, “UNO, TRENTA, QUATTORDICI!”.

Congratulazioni Filip! L’Aiguille Noire, così massiccia e lontana dal fondovalle, faticosa da raggiungere e con una discesa infinita, non sembra una montagna alla moda. Perché te ne sei innamorato?

“Sono un alpinista polivalente, a motivare le mie scelte è l’estetica. La cresta di Peutérey, la “Grande Cresta”, è una delle linee più belle delle Alpi. La parte sull’Aiguille Noire, la cresta sud, l’ho percorsa per la prima volta nel 2017, quest’anno prima del record l’ho salita 5 volte. Pian piano è diventata la “mia” montagna, come l’Eiger per Ueli Steck.”

La Cresta Sud della Noire ha 1100 metri di dislivello e 1400 di sviluppo, le difficoltà raggiungono il quinto e il quinto superiore. Andando alla tua velocità sono più pericolosi i passaggi difficili o i tratti facili, magari con pietre instabili ed erba?

“Del pericolo ti dirò tra poco. Prima voglio dire che sulla Cresta Sud, su quel tipo di terreno, mi sento in sintonia con l’ambiente. Ho salito vie di arrampicata sportiva fino all’8c+, e lì mi sento un intruso, uno che passa e se ne va. Sulla Noire, anche se sono andato velocissimo, ho sempre avuto il tempo per guardare e decidere il prossimo movimento.”

Prima del tentativo hai studiato la via in dettaglio, giusto?

“Sì, ho scritto una relazione lunga undici pagine, e la conosco a memoria. Prima del 27 agosto ho percorso la via sei volte fisicamente, e molte altre con la mente.”

Quanto pesava il tuo zaino?

“Tutto quello che avevo addosso, dagli slip ai 400 millilitri d’acqua, pesava due chili e mezzo. Più leggero di così non era possibile.”

Sulla cresta ti sei autoassicurato?

“No. Avevo sull’imbrago una longe ultraleggera, per autoassicurarmi eventualmente a qualche chiodo, ma non l’ho mai usata. Andavo bene, e se avessi usato una mano per sganciare il moschettone avrei perso il ritmo.”

Non mi hai detto del pericolo…

Il pericolo in montagna c’è sempre, ma sono salito in relativa sicurezza. Più pericoloso è stato un altro record, sempre sulla Noire quando sono sceso dalla vetta al fondovalle, in un’ora e 26 minuti per 2200 metri di dislivello su terreno infido. A questa velocità devi affidarti all’intuito, e rischi di più.”

Nel massiccio del Bianco, l’alpinismo solitario in velocità ha una lunga tradizione. A chi ti sei ispirato? La celebre solitaria di Christophe Profit sulla Diretta Americana al Dru risale al periodo in cui sei nato.

“Da bambino, alla televisione polacca, ho visto un documentario su Pierre-André Gobet e la sua andata e ritorno da Chamonix alla vetta del Monte Bianco in 5 ore e 10 minuti. Da alpinista il mio maestro è stato Ueli Steck, mi dispiace non averlo mai incontrato.”

Conosci Kilian Jornet? Che ne pensi?

Non lo conosco di persona ma lo stimo molto.”

Quest’anno sei di casa sul versante meridionale del Bianco. Il 31 luglio hai ripetuto da solo, in 17 ore l’“Integralissima di Peuterey”, dal fondo della Val Vény ai 4810 del Bianco. Il 7 agosto sei salito dal fondovalle alla cima in 16 ore, con Denis Trento, percorrendo il Pilone centrale.

“Te l’ho detto, sono luoghi di un’estetica straordinaria. Accanto a vie celebri, come la Sud della Noire o il Pilone, ci sono tratti sconosciuti. Le creste del Mont Rouge di Peutérey, 2941 metri, reggono il confronto con quella della Noire, soprattutto per quanto riguarda l’impegno richiesto.”

La discesa a corde doppie dalla Noire verso nord, necessaria per proseguire la traversata, è stata descritta come molto pericolosa. E’ ancora così?

No, dopo l’opera di Francesco Civra Dano le 17 doppie sono tutte perfettamente attrezzate a spit. Certo, sono calate impressionanti, con lunghi tratti nel vuoto. Nella parte bassa possono cadere dei sassi, ma quando sono sceso io non è successo nulla.”

Tu sei nato in Polonia, poi prima di venire in Italia ti sei spostato in Francia. E’ giusto?

“Sì, sono cresciuto a Zakopane, ai piedi dei Tatra. A 17 anni, quando mi sono innamorato dell’arrampicata, mi sono trasferito in Francia, e per qualche tempo ho vissuto a casa di François Legrand, un altro maestro. Poi nel 2003 mi sono spostato a Courmayeur, dove 10 anni più tardi ho preso la cittadinanza italiana.

Sei solo cittadino italiano o hai la doppia cittadinanza?

“Ho in tasca entrambi i passaporti. Nelle gare di arrampicata, a un certo punto, ho lasciato la squadra della Polonia per entrare in quella italiana. Invece di recente in Himalaya e in Karakorum sono andato grazie alla mia parte polacca.

Racconta, per favore

“Faccio parte della squadra nazionale che dovrebbe tentare la prima invernale nel K2. Nell’estate del 2019 siamo stati sul Nanda Devi East, in India. Nello scorso inverno abbiamo tentato il Batura Sar, 7791 metri, in Pakistan. Siamo saliti a 6600 metri, ma la neve altissima ci ha fermato.”

 E il tentativo invernale al K2?

“Quest’estate avremmo dovuto salire sulla cima, per tentare di compiere la prima invernale tra il 2020 e il 2021. Poi il Covid-19 ha bloccato tutto, ne riparleremo tra un anno.”

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